liquami biologici

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liquami biologici

Messaggio  Andrea Grasselli il Lun Giu 06 2011, 00:06

ciao Flavio,

approfitto delle tue competenze di biologo!

riprendo qui un passaggio di un tuo intervento molto interessante:
lucignolo ha scritto:Quindi il maggiore controllo delle infestazioni umane ed animali e la lotta contro l'uso di liquami biologici per la concimazione hanno sicuramente dato un grosso contributo all'abbattimento della diffusione di certe fastidiose (alcune pericolose) infestazioni.
qui in svizzera si usa molto concimare i campi sia con le feci animali (soprattutto mucche) che con le loro urine (non ti dico che odori disgustosi, quasi insopportabili). se interpreto bene il tuo messaggio, la svizzera è quindi mooolto indietro sulla questione dei liquami biologici. dico giusto?

esistono alternative abbastanza ecologiche per concimare i campi coltivati?

grazie per le delucidazioni che mi darai e un caro saluto dalla svizzera puzzolente (vivo in campagna)...

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Re: liquami biologici

Messaggio  lucignolo il Gio Giu 09 2011, 21:55

Andrea Grasselli ha scritto:ciao Flavio,

approfitto delle tue competenze di biologo!

riprendo qui un passaggio di un tuo intervento molto interessante:
lucignolo ha scritto:Quindi il maggiore controllo delle infestazioni umane ed animali e la lotta contro l'uso di liquami biologici per la concimazione hanno sicuramente dato un grosso contributo all'abbattimento della diffusione di certe fastidiose (alcune pericolose) infestazioni.
qui in svizzera si usa molto concimare i campi sia con le feci animali (soprattutto mucche) che con le loro urine (non ti dico che odori disgustosi, quasi insopportabili). se interpreto bene il tuo messaggio, la svizzera è quindi mooolto indietro sulla questione dei liquami biologici. dico giusto?

esistono alternative abbastanza ecologiche per concimare i campi coltivati?

grazie per le delucidazioni che mi darai e un caro saluto dalla svizzera puzzolente (vivo in campagna)...

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Mah, metti davvero il dito su un discorso tanto ampio, quanto a doppio taglio.
Una volta si parlava tanto di rotazione agraria: oggi coltivo specie che consumano molto azoto, l'anno prossimo semino il trifoglio.
Faccio riposare, in un certo senso, il terreno e coltivo piante con radici molto ricche di batteri azoto fissatori.
Poi ci sono i temporali: strano, vero?
Tuoni e fulmini, che risvegliano certe nostre paure ancestrali, eppure la frustata energetica schioccata dai fulmini genera reazioni chimiche capaci di arricchire l'atmosfera di nitrati e nitriti.
La pioggia fa il resto ed arricchisce il terreno.
Bene, però siamo tanti e mangiamo più di quanto serva.
Non mi fraintendano i vegetariani, ma è che siamo proprio troppi.
Pompiamo gli animali d'allevamento e pompiamo i vegetali perché diventino sempre più veloci a crescere e sempre più succulenti.
Il terreno non può ricaricarsi fisiologicamente: ci vuole un po' di doping. Wink
Le alternative? O i concimi naturali o quelli chimici.
Questi ultimi, dilavati dalle piogge, finiscono in fiumi e laghi, provocando l'eutrofizzazione.
In sostanza, le alghe micro o macroscopiche che vivono negli ambienti acquatici esplodono perché non trovano limitazioni energetiche rappresentate dal cibo.
I concimi naturali dovrebbero essere i migliori, ma se non si controllano bene i cicli parassitari o gli enterobatteri naturalmente presenti nell'ambiente intestinale, allora sono guai seri.
Oggi la sorveglianza veterinaria dovrebbe aver portato alle soglie dell'estinzione parassiti pericolosi come l'anchilostoma duodenale o necator o insidiosi come lo strongiloide stercoralis (quelli che perforano la pelle degli scalzi, tanto per intenderci), allo stesso modo il divieto di usare liquami fognari dovrebbe aver portato allo stesso risultato.
Molti dati epidemiologici che indicano la persistenza di certe parassitosi in certe regioni d'Italia sono spiegabili con l'enorme aumento di sensibilità dei test di laboratorio, ma anche con il grande divario di tempo che può intercorrere fra l'infestazione e la scoperta di essa.
Insomma, molti soggetti infestati sono anziani esposti molti decenni fa.
Si tratta di una casistica che può impressionare, ma qual'è la situazione attuale?
Non lo sappiamo.
Bisognerebbe prelevare campioni di terreno e fare indagini approfondite su di essi: perché il problema è se certi parassiti sono scomparsi per un migliore monitoraggio igienico-sanitario e veterinario o se la situazione è rimasta potenzialmente pericolosa, ma disinnescata dall'uso di protezioni passive (scarpe, stivali e/o guanti).
Non sapendolo, cammino scalzo volentieri negli ambienti urbani, evitando di attraversare campi a marcita (leptospirosi) o concimati con non so che cosa.
Quale sia il rischio obiettivo che si corre camminando scalzi in questi ambienti biologicamente pericolosi è difficile dirlo, perché mancano dati a sostegno di un'ipotesi in entrambi i sensi.
Non dimentichiamo neppure che le feci di cavallo ospitano senza problemi moltissi clostridi (bacilli) del tetano, una ragione di più per vaccinarsi se si ama camminare a piedi nudi, ovunque si vada, anche in natura.
Ciò che ho scritto vale in ambiente europeo; fuori dai nostri confini le riserve possono davvero essere troppe.
In linea di massima non si vada scalzi in ambienti tropicali selvaggi.
Ma questo è tutto un altro discorso.
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Re: liquami biologici

Messaggio  Biagio il Gio Giu 09 2011, 23:37

La tua relazione è interessantissima, ma vorrei capire meglio cosa significa tutto ciò in concreto. Quali sono i rischi a cui vado incontro quando passeggio per i campi? Sono malattie gravi o tutto sommato banali come le verruche e i funghi della pelle? Cosa è più pericoloso: una strada di campagna o il sostegno su un autobus di linea? Un campo seminato o un bicchiere al bar lavato male? I bagni pubblici non sono irrorati di liquami? I bisognini dei nostri amici a quattro zampe non sono tutto sommato liquami anch'essi? Non sono pericolosi? Sono un po' perplesso... Shocked
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Re: liquami biologici

Messaggio  lucignolo il Ven Giu 10 2011, 00:07

Biagio ha scritto:La tua relazione è interessantissima, ma vorrei capire meglio cosa significa tutto ciò in concreto. Quali sono i rischi a cui vado incontro quando passeggio per i campi? Sono malattie gravi o tutto sommato banali come le verruche e i funghi della pelle? Cosa è più pericoloso: una strada di campagna o il sostegno su un autobus di linea? Un campo seminato o un bicchiere al bar lavato male? I bagni pubblici non sono irrorati di liquami? I bisognini dei nostri amici a quattro zampe non sono tutto sommato liquami anch'essi? Non sono pericolosi? Sono un po' perplesso... Shocked
L'anchilostomiasi di solito è grave, la strongiloidosi può essere asintomatica per anni così come può dar luogo a conseguenze gravi: dipende dalla risposta individuale.
Di sicuro molto di più di una banale verruca o micosi cutanea.
La strada di campagna solitamente non è né allagata né concimata, perciò ci puoi camminare tranquillamente.
Il sostegno di un autobus è un potenziale vettore di infezioni, ma tieni presente che la pelle delle mani rappresenta una barriera efficacissima, basta non mettersi le dita in bocca.
Esposizione NON vuol dire infezione ed infezione NON vuol dire malattia.
Il problema di certi parassiti è che sono muniti di enzimi capaci di interrompere la continuità della barriera cutanea e di penetrarvi attivamente migrando prima ai polmoni, poi, attraverso varie fasi maturative, all'intestino.
Il campo seminato non necessariamente è contaminato, come non lo è necessariamente quello concimato.
Parlavi di bagni pubblici, ma è difficile incappare in deiezioni, ammesso che ci siano in quantità significative, PROBABILMENTE infette; i liquami da concime derivano da centinaia o migliaia di individui diversi, perciò le probabilità che contengano agenti infettanti od infestanti aumentano a dismisura.
Il ruolo contagiante del bicchiere lavato male resta più un mito che una realtà: sarà anche lavato male, ma qual'è la carica infettante? Al di sotto di una certa soglia non ci si infetta e tanto meno ci si ammala e poi c'è la proverbiale labilità degli agenti che provocano sifilide o immunodeficienza acquisita (AIDS); se ti ammali o ti sieroconverti è molto poco credibile imputare la colpa al bicchiere lavato male. Wink
Le condizioni igienico-sanitarie ed i controlli stringenti hanno reso sicuri anche i nostri amici a quattro zampe.
Semmai il problema potrebbe essere rappresentato dal randagismo, ma siamo sempre nel campo delle ipotesi: per infettarsi od infestarsi ci vuole un individuo infetto.
Una volta rotto il circolo vizioso si può stare abbastanza tranquilli.
Morale: il rischio è basso, ma se possiamo scegliere fra un campo concimato ed una strada di campagna, non esitiamo.
Scegliamo questa.
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Re: liquami biologici

Messaggio  bfpaul il Ven Giu 10 2011, 10:18

lucignolo ha scritto:
Andrea Grasselli ha scritto:ciao Flavio,

approfitto delle tue competenze di biologo!

riprendo qui un passaggio di un tuo intervento molto interessante:
lucignolo ha scritto:Quindi il maggiore controllo delle infestazioni umane ed animali e la lotta contro l'uso di liquami biologici per la concimazione hanno sicuramente dato un grosso contributo all'abbattimento della diffusione di certe fastidiose (alcune pericolose) infestazioni.
qui in svizzera si usa molto concimare i campi sia con le feci animali (soprattutto mucche) che con le loro urine (non ti dico che odori disgustosi, quasi insopportabili). se interpreto bene il tuo messaggio, la svizzera è quindi mooolto indietro sulla questione dei liquami biologici. dico giusto?

esistono alternative abbastanza ecologiche per concimare i campi coltivati?

grazie per le delucidazioni che mi darai e un caro saluto dalla svizzera puzzolente (vivo in campagna)...

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Mah, metti davvero il dito su un discorso tanto ampio, quanto a doppio taglio.
Una volta si parlava tanto di rotazione agraria: oggi coltivo specie che consumano molto azoto, l'anno prossimo semino il trifoglio.
Faccio riposare, in un certo senso, il terreno e coltivo piante con radici molto ricche di batteri azoto fissatori.
Poi ci sono i temporali: strano, vero?
Tuoni e fulmini, che risvegliano certe nostre paure ancestrali, eppure la frustata energetica schioccata dai fulmini genera reazioni chimiche capaci di arricchire l'atmosfera di nitrati e nitriti.
La pioggia fa il resto ed arricchisce il terreno.
Bene, però siamo tanti e mangiamo più di quanto serva.
Non mi fraintendano i vegetariani, ma è che siamo proprio troppi.
Pompiamo gli animali d'allevamento e pompiamo i vegetali perché diventino sempre più veloci a crescere e sempre più succulenti.
Il terreno non può ricaricarsi fisiologicamente: ci vuole un po' di doping. Wink
Le alternative? O i concimi naturali o quelli chimici.
Questi ultimi, dilavati dalle piogge, finiscono in fiumi e laghi, provocando l'eutrofizzazione.
In sostanza, le alghe micro o macroscopiche che vivono negli ambienti acquatici esplodono perché non trovano limitazioni energetiche rappresentate dal cibo.
I concimi naturali dovrebbero essere i migliori, ma se non si controllano bene i cicli parassitari o gli enterobatteri naturalmente presenti nell'ambiente intestinale, allora sono guai seri.
Oggi la sorveglianza veterinaria dovrebbe aver portato alle soglie dell'estinzione parassiti pericolosi come l'anchilostoma duodenale o necator o insidiosi come lo strongiloide stercoralis (quelli che perforano la pelle degli scalzi, tanto per intenderci), allo stesso modo il divieto di usare liquami fognari dovrebbe aver portato allo stesso risultato.
Molti dati epidemiologici che indicano la persistenza di certe parassitosi in certe regioni d'Italia sono spiegabili con l'enorme aumento di sensibilità dei test di laboratorio, ma anche con il grande divario di tempo che può intercorrere fra l'infestazione e la scoperta di essa.
Insomma, molti soggetti infestati sono anziani esposti molti decenni fa.
Si tratta di una casistica che può impressionare, ma qual'è la situazione attuale?
Non lo sappiamo.
Bisognerebbe prelevare campioni di terreno e fare indagini approfondite su di essi: perché il problema è se certi parassiti sono scomparsi per un migliore monitoraggio igienico-sanitario e veterinario o se la situazione è rimasta potenzialmente pericolosa, ma disinnescata dall'uso di protezioni passive (scarpe, stivali e/o guanti).
Non sapendolo, cammino scalzo volentieri negli ambienti urbani, evitando di attraversare campi a marcita (leptospirosi) o concimati con non so che cosa.
Quale sia il rischio obiettivo che si corre camminando scalzi in questi ambienti biologicamente pericolosi è difficile dirlo, perché mancano dati a sostegno di un'ipotesi in entrambi i sensi.
Non dimentichiamo neppure che le feci di cavallo ospitano senza problemi moltissi clostridi (bacilli) del tetano, una ragione di più per vaccinarsi se si ama camminare a piedi nudi, ovunque si vada, anche in natura.
Ciò che ho scritto vale in ambiente europeo; fuori dai nostri confini le riserve possono davvero essere troppe.
In linea di massima non si vada scalzi in ambienti tropicali selvaggi.
Ma questo è tutto un altro discorso.
Mi trattengo sempre dal dire che apprezzo quanto scrivi perché qualche furbetto potrebbe dire: certo, sono amici!
Però, onestamente, questi tuoi piccoli "trattati" sono un condensato di sapere che trovo utilissimi; spero che potremo metterli tutti assieme in un topic costruito alla bisogna o forse nelle FAQ. Che ne dici?

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Re: liquami biologici

Messaggio  Elan il Ven Giu 10 2011, 10:56

Devo confessare che la lettura mi ha prodotto una certa agitazione, che le mie successive ricerche, da cui emergerebbe che tali malattie dovrebbero essere quasi estinte in Italia, non sono riuscite a dissipare. Fortunatamente la zona in cui mi muovo non è caratterizzata da risaie e da agricoltura intensiva, trattandosi prevalentemente di prati e di boschi ... tuttavia in poche righe hai sintetizzato alcuni ottimi motivi per cui la scarpa va vista come una conquista sanitaria e l'andare scalzi come potenzialmente rischioso.



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Re: liquami biologici

Messaggio  ALEBO il Ven Giu 10 2011, 16:04

Anch'io vado scalzo in campagna stando attento a dove metto i piedi, non so se però questo può bastare.
Per quanto riguarda l'antitetanica ho fatto il richiamo alcune volte, l'ultima una decina di anni fa'; mi è stato detto che questo può essere sufficiente, in quanto ci sono già nel mio organismo gli anticorpi . Vorrei da chi è competente una risposta più precisa.
Alessandro.
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Re: liquami biologici

Messaggio  Alexey il Ven Giu 10 2011, 17:30

Elan ha scritto:

tuttavia in poche righe hai sintetizzato alcuni ottimi motivi per cui la scarpa va vista come una conquista sanitaria e l'andare scalzi come potenzialmente rischioso.


Grazie mille a Flavio per le informazioni scientifiche che ci dà,sono veramente utili e interessanti per vivere in maggior sicurezza la nostra pratica.
Penso sia sempre una questione probabilistica, in certi casi di difficile qantificazione.
La scarpa è strumento indispensabile in determinate situazioni, quindi quando si è a contatto con materiali potenzialmente pericolosi o a rischio infortuni è meglio indossarle.
In tutti gli altri casi non si può certo essere sicuri al 100%, ma come non si può essere sicuri quasi di niente.
Anche prendendo l'aspirina esiste una seppur piccola probabilità di morire, per questo ritengo sia giusto informare le persone anche della più remota possibilità riscontrata, però dall'altra parte non allarmarsi troppo, perchè la certezza matematica non la si ha quasi di nulla.
Per cui occorre valutare se il piacere e la salute che deriva dal camminare scalzi controbilancia il rischio di contrarre infezioni.




Alexey

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Re: liquami biologici

Messaggio  Alexey il Ven Giu 10 2011, 18:43

Ho trovato un'articolo sulla strongiloide, ecco il link:

http://www.gimmoc.it/editoria/2004/1-2004/ARTSTRON.PDF


Alexey

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Re: liquami biologici

Messaggio  Alexey il Ven Giu 10 2011, 19:29

Scusa se ti rompo Flavio, volevo chiederti un'ulteriore delucidazione: visto che nell'articolo che ho letto venivano menzionate principalmente le zone pianeggianti e caldo-umide, qual'è la temperatura alla quale questi parassiti resistono?
Cosa succede in inverno? Visto che mi piace andare in Irlanda che è un paese umido ma sicuramente non caldo, è possibile anche lì contrarre questi tipi di parassiti (ci sono un sacco di cavalli e pecore che girano libere) ?
Grazie mille
Alessio





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Re: liquami biologici

Messaggio  hadashi il Ven Giu 10 2011, 20:32

Ciao Flavio,
mi aggiungo ai complimenti; bel riassunto davvero!
Christian
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Re: liquami biologici

Messaggio  Alexey il Ven Giu 10 2011, 20:44

Un'ultima riflessione (scusate ma mi sono venute in mente poco alla volta):

Personalmente non definirei la scarpa come una vera e propria conquista sanitaria, dal momento che pur proteggendoci in determinate situazioni è anche portatrice di patologie, quindi è più definibile come un'oggetto che aiuta solo in determinati casi, ma non dovrebbe essere la regola, come i farmaci che devono essere presi solo se strettamente necessario, ma se ne si abusa hanno effetti collaterali.
I casi di infezione portati dal camminare a piedi nudi (seppur più gravi) sono molto inferiori a quelli di patologie portate dall'abuso delle scarpe.
Questo è un tipico esempio di come noi esseri umani passiamo dall' invenzione utile in certi casi alla totale dipendenza fino alla discrimininazione di chi decide di non "aderire" a questo standard.













Alexey

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Re: liquami biologici

Messaggio  lucignolo il Ven Giu 10 2011, 22:43

Grazie davvero per gli apprezzamenti.
Anch'io vado scalzo in campagna stando attento a dove metto i piedi, non so se però questo può bastare.
Per quanto riguarda l'antitetanica ho fatto il richiamo alcune volte, l'ultima una decina di anni fa'; mi è stato detto che questo può essere sufficiente, in quanto ci sono già nel mio organismo gli anticorpi . Vorrei da chi è competente una risposta più precisa.
Alessandro.
Volendo essere precisi bisognerebbe dosare il titolo anticorpale (cioè la concentrazione degli anticorpi anti-tetano nel nostro "sangue"), ma non tutti eseguono questo test.
Io, ad esempio, in kit costruiti da noi nel laboratorio immunologico, avevo titoli abnormi.
Teoricamente non ci si dovrebbe vaccinare con titoli così alti, perché si è comunque protetti, ma ho continuato ad eseguire richiami senza alcun problema.
Dal momento che il titolo degli anticorpi anti-tetano non si esegue di routine e neppure è criterio per decidere se vaccinarsi o no, ci si affida a criteri puramente statistici.
Ogni dieci anni, semplificando molto la procedura, ci si rivaccina.
Sì, è un po' un guaio, perché esistono anche le persone che non rispondono alla vaccinazione e qui la titolazione anticorpale sarebbe molto utile per decidere la strategia corretta per rimediare al problema, qualora fosse possibile.
Elan ha scritto:Devo confessare che la lettura mi ha prodotto una certa agitazione, che le mie successive ricerche, da cui emergerebbe che tali malattie dovrebbero essere quasi estinte in Italia, non sono riuscite a dissipare. Fortunatamente la zona in cui mi muovo non è caratterizzata da risaie e da agricoltura intensiva, trattandosi prevalentemente di prati e di boschi ... tuttavia in poche righe hai sintetizzato alcuni ottimi motivi per cui la scarpa va vista come una conquista sanitaria e l'andare scalzi come potenzialmente rischioso.
Mi rendo perfettamente conto che alcune puntualizzazioni professionali possano suscitare paure e perplessità.
La calzatura produce danni e problemi, perché mette in primo piano il discorso estetico senza tener conto della fisiologia e dell'anatomia del nostro meraviglioso piede.
Non lo lascia traspirare e non si è ancora trovato il giusto compromesso fra protezione e sensibilità.
È chiaro a tutti che i guanti si dovrebbero indossare in certe precise condizioni di rischio e ciò sembra essere perfino lapalissiano, ma non è altrettanto evidente che il discorso dovrebbe essere esteso alle calzature.
Insomma, la calzatura ci ha permesso di debellare parassitosi pericolose e gravi che noi occidentali nemmeno ci possiamo immaginare, ma dobbiamo calibrare bene il discorso, perché non si può tacere che quelle parassitosi che penetrano attraverso la pelle dei piedi possono benissimo farlo attraverso la pelle delle mani, delle braccia o delle gambe.
È un fatto che, al di la di certe condizioni professionali, i nostri piedi sono quelli che entrano più a contatto e per un tempo maggiore con ambienti infestanti di un certo tipo.
Però il buon senso ed un poco di conoscenza ci fanno capire che qui si può e la no.
Insomma abbiamo tutti gli strumenti per capire se e quando utilizzare i cosiddetti dispositivi di protezione individuale, fra i quali ci metto le calzature. In molti ambienti divertiamoci ad eccitare i nostri sensi con le suole nude, in altre circostanze o cambiamo percorso o ci ricalziamo.
bfpaul ha scritto:Mi trattengo sempre dal dire che apprezzo quanto scrivi perché qualche furbetto potrebbe dire: certo, sono amici!
Però, onestamente, questi tuoi piccoli "trattati" sono un condensato di sapere che trovo utilissimi; spero che potremo metterli tutti assieme in un topic costruito alla bisogna o forse nelle FAQ. Che ne dici?
Nelle FAQ andrebbero messe queste informazioni relative a dubbi ricorrenti. Ebbene, sì.[/quote]
Alexey ha scritto:I casi di infezione portati dal camminare a piedi nudi (seppur più gravi) sono molto inferiori a quelli di patologie portate dall'abuso delle scarpe.
Questo è un tipico esempio di come noi esseri umani passiamo dall' invenzione utile in certi casi alla totale dipendenza fino alla discrimininazione di chi decide di non "aderire" a questo standard.
Piano!
Stiamo parlando di noi occidentali, con rischi infettivologici molto limitati dalle nostre norme igienico-sanitarie molto stringenti.
Un conto è vivere in un ambiente iper sterile, un'altro è vivere in una giungla pronta a divorarci.
Si può vivere a piedi nudi nella maggior parte del mondo e nella maggior parte degli ambienti, ma non commettiamo l'errore di chi pensa che si possa andare in guerra senza armatura.
È pur vero che noi occidentali ipertecnologici e drogati di comodità abbiamo disimparato a seguire i ritmi della Natura ed abbiamo trasformato alcune invenzioni in un modus vivendi, al punto di discriminare chi non si adegua.
Su questo hai perfettamente ragione.
Però chiedo a tutti: sappiamo valutare se prendere il treno, il tram o se andare a piedi.
Dipende dal tempo a disposizione e dalle circostanze.
Sappiamo se avere rapporti protetti o senza il profilattico; usiamo le "pattine" se prendiamo in mano una pentola bollente, eppure non abbiamo ancora imparato se e quando usare le scarpe.
Si usano e basta, sono uno status simbol, un elemento di moda, un segno distintivo.
Se cominciassimo a vederle solo come un DPI (dispositivo di protezione individuale), forse potremmo iniziare a disfarcene in tantissime occasioni.

P.S. Bello l'articolo che hai citato.
L'ho salvato nel mio archivio personale, anche se conteneva informazioni a me già note.
Non spaventatevi e cercate di acquisire fino in fondo il senso di ciò che vi ho spiegato fin'ora.
E non esitate: chiedete, chiedete sempre senza problemi. Smile
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Re: liquami biologici

Messaggio  bfpaul il Sab Giu 11 2011, 08:28

lucignolo ha scritto:Grazie davvero per gli apprezzamenti.
Anch'io vado scalzo in campagna stando attento a dove metto i piedi, non so se però questo può bastare.
Per quanto riguarda l'antitetanica ho fatto il richiamo alcune volte, l'ultima una decina di anni fa'; mi è stato detto che questo può essere sufficiente, in quanto ci sono già nel mio organismo gli anticorpi . Vorrei da chi è competente una risposta più precisa.
Alessandro.
Volendo essere precisi bisognerebbe dosare il titolo anticorpale (cioè la concentrazione degli anticorpi anti-tetano nel nostro "sangue"), ma non tutti eseguono questo test.
Io, ad esempio, in kit costruiti da noi nel laboratorio immunologico, avevo titoli abnormi.
Teoricamente non ci si dovrebbe vaccinare con titoli così alti, perché si è comunque protetti, ma ho continuato ad eseguire richiami senza alcun problema.
Dal momento che il titolo degli anticorpi anti-tetano non si esegue di routine e neppure è criterio per decidere se vaccinarsi o no, ci si affida a criteri puramente statistici.
Ogni dieci anni, semplificando molto la procedura, ci si rivaccina.
Sì, è un po' un guaio, perché esistono anche le persone che non rispondono alla vaccinazione e qui la titolazione anticorpale sarebbe molto utile per decidere la strategia corretta per rimediare al problema, qualora fosse possibile.
Elan ha scritto:Devo confessare che la lettura mi ha prodotto una certa agitazione, che le mie successive ricerche, da cui emergerebbe che tali malattie dovrebbero essere quasi estinte in Italia, non sono riuscite a dissipare. Fortunatamente la zona in cui mi muovo non è caratterizzata da risaie e da agricoltura intensiva, trattandosi prevalentemente di prati e di boschi ... tuttavia in poche righe hai sintetizzato alcuni ottimi motivi per cui la scarpa va vista come una conquista sanitaria e l'andare scalzi come potenzialmente rischioso.
Mi rendo perfettamente conto che alcune puntualizzazioni professionali possano suscitare paure e perplessità.
La calzatura produce danni e problemi, perché mette in primo piano il discorso estetico senza tener conto della fisiologia e dell'anatomia del nostro meraviglioso piede.
Non lo lascia traspirare e non si è ancora trovato il giusto compromesso fra protezione e sensibilità.
È chiaro a tutti che i guanti si dovrebbero indossare in certe precise condizioni di rischio e ciò sembra essere perfino lapalissiano, ma non è altrettanto evidente che il discorso dovrebbe essere esteso alle calzature.
Insomma, la calzatura ci ha permesso di debellare parassitosi pericolose e gravi che noi occidentali nemmeno ci possiamo immaginare, ma dobbiamo calibrare bene il discorso, perché non si può tacere che quelle parassitosi che penetrano attraverso la pelle dei piedi possono benissimo farlo attraverso la pelle delle mani, delle braccia o delle gambe.
È un fatto che, al di la di certe condizioni professionali, i nostri piedi sono quelli che entrano più a contatto e per un tempo maggiore con ambienti infestanti di un certo tipo.
Però il buon senso ed un poco di conoscenza ci fanno capire che qui si può e la no.
Insomma abbiamo tutti gli strumenti per capire se e quando utilizzare i cosiddetti dispositivi di protezione individuale, fra i quali ci metto le calzature. In molti ambienti divertiamoci ad eccitare i nostri sensi con le suole nude, in altre circostanze o cambiamo percorso o ci ricalziamo.
bfpaul ha scritto:Mi trattengo sempre dal dire che apprezzo quanto scrivi perché qualche furbetto potrebbe dire: certo, sono amici!
Però, onestamente, questi tuoi piccoli "trattati" sono un condensato di sapere che trovo utilissimi; spero che potremo metterli tutti assieme in un topic costruito alla bisogna o forse nelle FAQ. Che ne dici?
Nelle FAQ andrebbero messe queste informazioni relative a dubbi ricorrenti. Ebbene, sì.
Alexey ha scritto:I casi di infezione portati dal camminare a piedi nudi (seppur più gravi) sono molto inferiori a quelli di patologie portate dall'abuso delle scarpe.
Questo è un tipico esempio di come noi esseri umani passiamo dall' invenzione utile in certi casi alla totale dipendenza fino alla discrimininazione di chi decide di non "aderire" a questo standard.
Piano!
Stiamo parlando di noi occidentali, con rischi infettivologici molto limitati dalle nostre norme igienico-sanitarie molto stringenti.
Un conto è vivere in un ambiente iper sterile, un'altro è vivere in una giungla pronta a divorarci.
Si può vivere a piedi nudi nella maggior parte del mondo e nella maggior parte degli ambienti, ma non commettiamo l'errore di chi pensa che si possa andare in guerra senza armatura.
È pur vero che noi occidentali ipertecnologici e drogati di comodità abbiamo disimparato a seguire i ritmi della Natura ed abbiamo trasformato alcune invenzioni in un modus vivendi, al punto di discriminare chi non si adegua.
Su questo hai perfettamente ragione.
Però chiedo a tutti: sappiamo valutare se prendere il treno, il tram o se andare a piedi.
Dipende dal tempo a disposizione e dalle circostanze.
Sappiamo se avere rapporti protetti o senza il profilattico; usiamo le "pattine" se prendiamo in mano una pentola bollente, eppure non abbiamo ancora imparato se e quando usare le scarpe.
Si usano e basta, sono uno status simbol, un elemento di moda, un segno distintivo.
Se cominciassimo a vederle solo come un DPI (dispositivo di protezione individuale), forse potremmo iniziare a disfarcene in tantissime occasioni.

P.S. Bello l'articolo che hai citato.
L'ho salvato nel mio archivio personale, anche se conteneva informazioni a me già note.
Non spaventatevi e cercate di acquisire fino in fondo il senso di ciò che vi ho spiegato fin'ora.
E non esitate: chiedete, chiedete sempre senza problemi. Smile
Grazie ancora Flavio. Se mi aiuti a trovare tutti i tuoi "discorsi professionali" e a collegare a ciascuno la giusta domanda, li inserisco nelle FAQ. Veramente ci sarebbe da scrivere quasi un libro ... Wink

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Re: liquami biologici

Messaggio  lucignolo il Sab Giu 11 2011, 14:24

bfpaul ha scritto:Grazie ancora Flavio. Se mi aiuti a trovare tutti i tuoi "discorsi professionali" e a collegare a ciascuno la giusta domanda, li inserisco nelle FAQ. Veramente ci sarebbe da scrivere quasi un libro ... Wink
Ti aiuto, ma come webmaster dovresti avere il polso della situazione meglio di me.
C'è una cosa che manca alla grande nel nostro forum: un motore di ricerca che consenta di individuare post in base ad una o più parole chiave.
Devo dire che, pur non essendo un infettivologo, mi fa molto piacere il successo di questi post.
Mi dispiace molto che i medici non facciano mai sentire la loro voce, anche smentendo.
Sono fermamente convinto che fra professionisti si riuscirebbe a costruire un bagaglio informativo per gli scalzi che varrebbe tanto oro quante sono le parole scritte.
Eppure permane il silenzio: perché?
I miei messaggi sono tanti: cercherò di essere il più sollecito possibile.
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Re: liquami biologici

Messaggio  Rei il Sab Giu 11 2011, 15:44

lucignolo ha scritto:Mi dispiace molto che i medici non facciano mai sentire la loro voce, anche smentendo.
Ma ci sono dei medici tra i postanti?
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Re: liquami biologici

Messaggio  bfpaul il Sab Giu 11 2011, 19:32

Rei ha scritto:
lucignolo ha scritto:Mi dispiace molto che i medici non facciano mai sentire la loro voce, anche smentendo.
Ma ci sono dei medici tra i postanti?
Ce ne sono alcuni, ma probabilmente non hanno niente da dire perché non sono addentro alle questioni che noi discutiamo. Del resto, non lamentiamo che anche molti podologi parlino ex cathedra e senza mai aver visto e studiato un numero sufficiente di barefooters per affermare le cose che dicono sui benefici/danni di andar scalzi?

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Re: liquami biologici

Messaggio  Andy il Dom Giu 12 2011, 02:04

[quote="lucignolo"[P.S. Bello l'articolo che hai citato.
L'ho salvato nel mio archivio personale, anche se conteneva informazioni a me già note.
E non esitate: chiedete, chiedete sempre senza problemi. Smile [/color][/justify][/quote]

&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&

Ciaooooooooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Ho letto un po' affrettatamente l'articolo di cui sopra. OIBO'!! Una decina di anni fa sono stato in camping in riva al lago Trasimeno e, in quel periodo, ero pieno fin sopra ai capelli di ciclosporina & cortisonici pale pale pale Però non praticavo ancora, ero un normale calzato.
In pratica, se ho capito bene, pur essendo a rischio contagio come tutte le persone (camminando scalzi su terreni eventualmente infetti, nei luoghi indicati, ovvio), essendo io però ancora in terapia cortisonica perenne, in caso di contagio la faccenda sarebbe un po' sul catastrofico... o sbaglio?
Saluti sterili Shocked


Ciaoooooooooooooo!!!!!!!!!!!!!!!!!

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Messaggio  lucignolo il Lun Giu 13 2011, 00:25

Andy ha scritto:In pratica, se ho capito bene, pur essendo a rischio contagio come tutte le persone (camminando scalzi su terreni eventualmente infetti, nei luoghi indicati, ovvio), essendo io però ancora in terapia cortisonica perenne, in caso di contagio la faccenda sarebbe un po' sul catastrofico... o sbaglio?
Saluti sterili Shocked
Ci sono controindicazioni per il barefooting.

  • Il diabete, perché è facile, da piccole ferite, andare incontro a piaghe difficilmente rimarginabili con altissime probabilità di infezione.
  • Le immunodeficienze di qualsiasi tipo, perché provocano assoluta incapacità di difesa nei confronti anche di banalissime infezioni.
    I soggetti sotto terapie immunosoppressive rientrano nella categoria delle persone senza difese e, pertanto, gravemente a rischio.
  • Le vasculiti provocano danni simili a quelli dei diabetici, con la formazione di piaghe difficilmente rimarginabili, inoltre ci sono condizioni autoimmuni che predispongono a geloni ed a gravi problemi se ci si espone alle basse temperature.
Insomma, come fare sano sport: se non si hanno patologie in atto non possiamo far altro che trarne beneficio.
In caso contrario sono d'obbligo limitazioni stringenti.
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Messaggio  Marco53 il Mar Giu 14 2011, 17:18

Arrivo buon ultimo ma voglio riferirmi a uno dei primi interventi, quello di Andrea Grasselli circa la Svizzera. E' vero che, tanto per non far nomi, ad Appenzell ogni tanto arriva un odorino di smerdolinature
assortite pig perché hanno appena cominciato a concimare i campi e i prati coi liquami delle stalle, ma è anche vero che esistono normative precise per lo spandimento dei concimi ed esiste una direttiva europea detta appunto "dei nitrati", che sicuramente la Svizzera ha recepito anche se non fa parte della UE. La Svizzera ha tutta una sua normativa allineata con la UE, sia perché si trova al centro, sia perché ogni tanto fanno un referendum nella speranza che il popolo confederato decida di aderire all'Unione. Finora non è successo, ma i politici tengono tutto a puntino in modo da essere sempre pronti.
Quindi non direi che la Confederazione Elvetica sia indietro rispetto a noi. Se proprio le va male sono alla pari... Wink
Quanto alle alternative biologiche per concimare i campi ce ne sono molto poche e il letame (formato dalle deiezioni degli animali insieme alla lettiera di paglia o altri residui vegetali) una volta "maturo" (raggiunge talora delle temperature assai elevate, tali da ridurre almeno in parte la carica di germi e ne è prova lo stallatico che fuma d'inverno) resta universalmente (agronomicamente) riconosciuto come il miglior concime e strutturante del terreno agricolo. Ovviamente nelle dosi consigliate e senza spargere eccessi di liquami che rischiano solo di inquinare le falde.
A Biagio vorrei dire che in genere le urine dei cani come degli umani, sono abbastanza innoque per i nostri piedi nudi, essendo costituite in genere da acqua e sali minerali, oltre all'urea che è anche uno dei componenti delle creme per le screpolature dei talloni.... Bisogna avere proprio la sfiga di finire nei bisognini di qualche individuo portatore di qualche orribile malattia, ma è un caso veramente remoto. Io personalmente vado anche in bagno scalzo, ovviamente dopo aver guardato per terra che non si siano chissà quali schifezze. Ovvio che evito le cacche dei cani e ancor più mi fanno schifo le espettorazioni (sputi) per terra... ma insomma, mi fido anche del sistema immunitario alien che, dopo anni di allenamento è o dovrebbe essere sufficientemente reattivo.
Saluti igienici
Marco
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Messaggio  lucignolo il Mar Giu 14 2011, 21:48

Marco53 ha scritto:Quanto alle alternative biologiche per concimare i campi ce ne sono molto poche e il letame (formato dalle deiezioni degli animali insieme alla lettiera di paglia o altri residui vegetali) una volta "maturo" (raggiunge talora delle temperature assai elevate, tali da ridurre almeno in parte la carica di germi e ne è prova lo stallatico che fuma d'inverno) resta universalmente (agronomicamente) riconosciuto come il miglior concime e strutturante del terreno agricolo. Ovviamente nelle dosi consigliate e senza spargere eccessi di liquami che rischiano solo di inquinare le falde.
Quello che dici sulle temperature di "fermentazione" è molto interessante e mi piacerebbe approfondire.
Ma certi parassiti sono corazzati come noi barefooters ed anche di più.
Il miglior controllo è quello a monte, quello dei veterinari.
Se dovesse venire applicato in modo ferreo, sono convinto che nel giro di pochi anni certe forme infestanti sarebbero solo un lontano ricordo.
A Biagio vorrei dire che in genere le urine dei cani come degli umani, sono abbastanza innoque per i nostri piedi nudi, essendo costituite in genere da acqua e sali minerali, oltre all'urea che è anche uno dei componenti delle creme per le screpolature dei talloni.... Bisogna avere proprio la sfiga di finire nei bisognini di qualche individuo portatore di qualche orribile malattia, ma è un caso veramente remoto. Io personalmente vado anche in bagno scalzo, ovviamente dopo aver guardato per terra che non si siano chissà quali schifezze.
L'urina è fondamentalmente sterile.
Poi si può contaminare perché germi di varia natura possono risalire fino alla vescica attraverso l'uretra.
Ricordo che per ragioni anatomiche certe contaminazioni, specie da parte dei coliformi (Escherichia, Clebsiella, Proteus, ecc.), sono più frequenti nelle donne.
Nell'urina possono anche essere presenti i micobatteri della tubercolosi, ma, credetemi, in quantità ben lungi dal rappresentare un pericolo.
Insomma, andare scalzi in un bagno pubblico pone di fronte ad una barriera (ribrezzo) che è più psicologica che biologica.
Ovvio che evito le cacche dei cani e ancor più mi fanno schifo le espettorazioni (sputi) per terra... ma insomma, mi fido anche del sistema immunitario alien che, dopo anni di allenamento è o dovrebbe essere sufficientemente reattivo.
Dovrebbe.
Il condizionale è d'obbligo e vi assicuro che non mi pongo troppi problemi.
Nelle regioni tropicali, vi prego, non usate gli stessi criteri di valutazione, perché il prezzo da pagare potrebbe essere troppo alto e non ne vale la pena.
Lì evitate luoghi umidi, fangosi o corsi d'acqua di cui non conoscete le caratteristiche.
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Re: liquami biologici

Messaggio  Biagio il Mar Giu 14 2011, 22:41

L’argomento è di estremo interesse perché riguarda molto da vicino la nostra salute e mette seriamente in discussione l’opportunità stessa di deambulare a piedi liberi.

Mi permetto quindi di contribuire con qualche considerazione… e qualche ulteriore dubbio.
Non sono un esperto agronomo, ma so che, come ben diceva Marco, i residui organici sparsi in campagna – il letame, per intenderci- vengono fatti maturare per mesi e mesi prima di essere sparsi. Questa maturazione altro non è che una intensa fermentazione batterica, durante la quale si sviluppano temperature molto elevate, tali da “bruciare” persino i semi presenti. Se si spargesse il letame fresco, senza prima farlo decomporre completamente, si “brucerebbero” le coltivazioni e si seminerebbero quantitativi impressionanti di erbe infestanti.
Pertanto anche i parassiti (parliamo di piccoli vermi in grado di invadere il nostro organismo) eventualmente sfuggiti ai controlli sanitari obbligatori del bestiame dovrebbero essere neutralizzati dalla stagionatura del letame, ma non mi sento di escludere che questi maledetti siano in grado (come il benefico lombrico) di allontanarsi dal cumulo in fermentazione e tornarvi solamente quando questo si è raffreddato.
Se invece il letame viene sparso fresco in autunno, come ho visto fare nei pascoli di montagna, le temperature rigide dei nostri inverni dovrebbero comunque sterminare tutti gli eventuali i parassiti.

Diverso è il discorso per quanto riguarda le deiezioni umane e l’impiego della materia solida recuperata dagli impianti fognari. Di questo non so assolutamente nulla, ma alla voce Fognatura su Wikipedia ho letto che “[…] Comunemente, vi è un serbatoio di separazione usato per separare le sostanze metalliche, ed altre sostanze inorganiche. Successivi serbatoi, a volte riscaldati, raccolgono le immondizie permettendo nel contempo all'aria di penetrarvi lentamente. L'aria tiene le immondizie in continuo movimento (e a questo scopo si possono usare anche dispositivi meccanici) e procura l'ossigeno per i batteri e altri organismi che si nutrono di immondizie. Con questo sistema, si ottiene la distruzione dei batteri dannosi e un certo grado di liquefazione delle materie solide. I liquidi vengono, a volte, spruzzati in aria, dove i batteri rimasti vengono distrutti dall'azione dell'ossidazione e dei raggi ultravioletti del sole. Dopo questo processo, possono venire immessi in corsi d'acqua, ma per maggior sicurezza vi si aggiungono sostanze germicide. I materiali solidi vengono estratti dal serbatoio di decomposizione, detto anche serbatoio digerente, essiccati e venduti come fertilizzanti”

Se tutto ciò è corretto, il potenziale infettivo dei concimi organici nel nostro Paese dovrebbe essere irrisorio e i rischi pressoché irrilevanti.
Anche la ricerca menzionata da Elan su una indagine epidemiologica in Umbria si riferisce a soggetti di età piuttosto avanzata e pertanto è ragionevole supporre che si tratti di infezioni contratte molti decenni fa, quando in molte aree rurali i moderni impianti fognari e i controlli veterinari obbligatori erano ancora pressoché sconosciuti.
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Messaggio  lucignolo il Mer Giu 15 2011, 02:08

Biagio ha scritto:L’argomento è di estremo interesse perché riguarda molto da vicino la nostra salute e mette seriamente in discussione l’opportunità stessa di deambulare a piedi liberi.
No, non esageriamo.
Ci sono condizioni limitanti, è vero, ma in linea di massima i rischi, almeno nei paesi progrediti, sono abbastanza limitati, tetano (vaccinazione obbligatoria) e leptospirosi esclusi.
Questa maturazione altro non è che una intensa fermentazione batterica, durante la quale si sviluppano temperature molto elevate, tali da “bruciare” persino i semi presenti. Se si spargesse il letame fresco, senza prima farlo decomporre completamente, si “brucerebbero” le coltivazioni e si seminerebbero quantitativi impressionanti di erbe infestanti.
Pertanto anche i parassiti (parliamo di piccoli vermi in grado di invadere il nostro organismo) eventualmente sfuggiti ai controlli sanitari obbligatori del bestiame dovrebbero essere neutralizzati dalla stagionatura del letame, ma non mi sento di escludere che questi maledetti siano in grado (come il benefico lombrico) di allontanarsi dal cumulo in fermentazione e tornarvi solamente quando questo si è raffreddato.
Se invece il letame viene sparso fresco in autunno, come ho visto fare nei pascoli di montagna, le temperature rigide dei nostri inverni dovrebbero comunque sterminare tutti gli eventuali i parassiti.

Diverso è il discorso per quanto riguarda le deiezioni umane e l’impiego della materia solida recuperata dagli impianti fognari. Di questo non so assolutamente nulla, ma alla voce Fognatura su Wikipedia ho letto che “[…] Comunemente, vi è un serbatoio di separazione usato per separare le sostanze metalliche, ed altre sostanze inorganiche. Successivi serbatoi, a volte riscaldati, raccolgono le immondizie permettendo nel contempo all'aria di penetrarvi lentamente. L'aria tiene le immondizie in continuo movimento (e a questo scopo si possono usare anche dispositivi meccanici) e procura l'ossigeno per i batteri e altri organismi che si nutrono di immondizie. Con questo sistema, si ottiene la distruzione dei batteri dannosi e un certo grado di liquefazione delle materie solide. I liquidi vengono, a volte, spruzzati in aria, dove i batteri rimasti vengono distrutti dall'azione dell'ossidazione e dei raggi ultravioletti del sole. Dopo questo processo, possono venire immessi in corsi d'acqua, ma per maggior sicurezza vi si aggiungono sostanze germicide. I materiali solidi vengono estratti dal serbatoio di decomposizione, detto anche serbatoio digerente, essiccati e venduti come fertilizzanti”

Se tutto ciò è corretto, il potenziale infettivo dei concimi organici nel nostro Paese dovrebbe essere irrisorio e i rischi pressoché irrilevanti.
Come dicevo, ci sono due punti da considerare:

  1. la Natura ci sorprende sempre con la selezione di specie capaci di resistere a condizioni avverse; la sterilità si raggiunge in condizioni talmente drastiche di temperatura e di umidità da non poter contare sulla fermentazione naturale per raggiungerla, anche perché è più verosimile che certe stagionature fossero più alla portata di mano una volta che ai giorni nostri, paradossalmente quando la sorveglianza igienico sanitaria era meno rigorosa e quando non c'era una coltura così pressante.
    La presenza, poi, di specie infestanti (erbe) dipende anche da una questione di competitività fra specie diverse.
    Se lasciamo diffondere le specie "buone", difficilmente cresceranno vegetali dannosi.
    Faccio osservare, ad esempio, che i giardini accuratamente innaffiati difficilmente si infestano di erbacce, ma in quei giardini lasciati spesso a loro stessi si creano delle condizioni avverse (siccità) che spingono la selezione verso quelle specie più adatte a crescere in condizioni difficili. Un ambiente ben curato, aerato, innaffiato e nutrito, ben difficilmente lascerà spazio alle erbacce, un po' il segnale di ambienti lasciati a se stessi.
    Però, non confondiamo: il fatto che non crescano erbacce non vuol dire che non ci possano essere elminti (vermi) dannosi.
  2. il secondo punto è "di metodo": non puoi dichiarare un ambiente bonificato fino a prova contraria.
    È vero quello che scrivi, ma manca uno studio sistematico ed epidemiologico sul campo, quasi in senso letterale.
    Si dovrebbero prelevare campioni di terreno e dimostrare in essi l'assenza di uova di parassiti o di larve in ogni stagione.
    Non lo si fa perché è costoso e nessuno lavora più scalzo in campagna.
L'anchilostomiasi da sintomi evidenti e gravi e non è difficile sottoporla a monitoraggio, ma la strongiloidosi è subdola e difficile da diagnosticare.
Potrebbero passare anni prima di cogliere la presenza di nuovi casi, ma quali? Chi va scalzo in campagna al giorno d'oggi.
Si rischia davvero di sottovalutare la presenza di un parassita capace di "dormire" in condizioni difficili, aspettando la condizione buona per vincere la partita della sopravvivenza.
Allora mi domando: se siamo in presenza di terreni arati e/o concimati è proprio così necessario attraversarli scalzi o possiamo passeggiare più sicuramente sulla stradella sterrata?
Poi si può decidere di correre il rischio per il piacere di affondare i piedi nudi in un terreno soffice o fangoso e sono d'accordo che il rischio potrebbe essere molto basso, però è mio dovere professionale dirvi che qualche rischio lo correte e che non è uguale a zero.
Molto più sicuro il percorso urbano o su sentiero; i sentieri sono tanti e non credo che vi sentireste limitati nel piacere.
Anche la ricerca menzionata da Elan su una indagine epidemiologica in Umbria si riferisce a soggetti di età piuttosto avanzata e pertanto è ragionevole supporre che si tratti di infezioni contratte molti decenni fa, quando in molte aree rurali i moderni impianti fognari e i controlli veterinari obbligatori erano ancora pressoché sconosciuti.
Come dicevo, un conto è dichiarare estinta la presenza di strongiloidosi nell'uomo, perché nessuno va più scalzo nei campi, altra cosa è dire che il parassita è stato totalmente eradicato.
Lo sapremo solo se ci sarà una motivazione ad eseguire sondaggi sistematici sui terreni di casa nostra, altrimenti, lo ripeterò fino alla noia, sappiate che correte qualche rischio.
Confermo che probabilmente non è un grave rischio, ma ricordatevi anche che non state camminando sul tappeto di casa.
Decidete voi.
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Messaggio  Pino il Mer Giu 15 2011, 05:14

A Biagio vorrei dire che in genere le urine dei cani come degli umani, sono abbastanza innoque per i nostri piedi nudi, essendo costituite in genere da acqua e sali minerali, oltre all'urea che è anche uno dei componenti delle creme per le screpolature dei talloni.... Bisogna avere proprio la sfiga di finire nei bisognini di qualche individuo portatore di qualche orribile malattia, ma è un caso veramente remoto. Io personalmente vado anche in bagno scalzo, ovviamente dopo aver guardato per terra che non si siano chissà quali schifezze. Ovvio che evito le cacche dei cani e ancor più mi fanno schifo le espettorazioni (sputi) per terra...

Questo mi preoccupava...perché non avendo da camminare scalzo in campi concimati così frequentemente, come invece mi capita, in mezzo a kilometri di "pipi" di cani, spesso inevitabili, al contrario delle feci, contenute e visibili, mi chiedo: benché spesso asciutte, ma, sebbene evaporate ancora "visibili" ... sono sempre innocue? E quelle umane che purtroppo si trovano anch'esse con l'avvento dei nuovi "barbari" ???.... (barboni, drogati, incivili ecc)....
E, poi, per l'appunto, non parliamo degli sputi (tornati di moda sempre a causa dei nuovi barbari...)...
Leggendo quanto avete scritto ... l'incoscenza che avevo e che mi permetteva di correre scalzo su questi ... pericoli, ignorandoli, rischia di abbandonarmi, ora son preso da timore ... pale Sarà infondato?
Quanto meno,penso che mi farò fare l'antitetanica... ma basterà ?
Saranno sufficenti gli anticorpi che ho in me?....
Pino preoccupato.
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Messaggio  lucignolo il Mer Giu 15 2011, 10:09

Pino ha scritto:Questo mi preoccupava...perché non avendo da camminare scalzo in campi concimati così frequentemente, come invece mi capita, in mezzo a kilometri di "pipi" di cani, spesso inevitabili, al contrario delle feci, contenute e visibili, mi chiedo: benché spesso asciutte, ma, sebbene evaporate ancora "visibili" ... sono sempre innocue? E quelle umane che purtroppo si trovano anch'esse con l'avvento dei nuovi "barbari" ???.... (barboni, drogati, incivili ecc)....
Forse, proprio a causa delle rigorose leggi veterinarie vigenti, le cacche dei cani sono le più sicure!
Quelle umane forse meno, ma quante probabilità ci sono che la cacca umana che calpesti (spero rara, io non ne ho mai vista una) sia proprio quella infestata? Come già sottolineato, i liquami sono la raccolta di centinaia o migliaia di soggetti.
Ripetutamente sparsi sul terreno, grazie alle capacità di sopravvivenza dei nostri amici perforanti, possono effettivamente diventare una pericolosa fonte di contaminazione, ma in fondo è solo una questione di aumentate probabilità.
E, poi, per l'appunto, non parliamo degli sputi (tornati di moda sempre a causa dei nuovi barbari...)...
Leggendo quanto avete scritto ... l'incoscenza che avevo e che mi permetteva di correre scalzo su questi ... pericoli, ignorandoli, rischia di abbandonarmi, ora son preso da timore ... pale Sarà infondato?
Non è il caso di farsi prendere dal panico. Anche qui c'è da considerare quanto sia robusta la suola di un barefooter e quanto sia probabile che lo sputo (eh, dico, mica li calpesterai tutti tu Smile ) sia infetto e contenente la giusta quantità di microorganismi.
Se lo fosse saresti esposto, ma non infettato.
Se infettato, non vuol dire ammalato.
La pelle è una formidabile barriera difensiva, impenetrabile a meno che non si incontri uno dei perforatori di cui abbiamo parlato, difficile da superare anche se c'è qualche soluzione di continuità.
Quanto meno,penso che mi farò fare l'antitetanica... ma basterà ?
Saranno sufficenti gli anticorpi che ho in me?....
Pino preoccupato.
Secondo me un barefooter acquisisce una resistenza locale formidabile e le difese non sono solo passive.
Mi è capitato di sviluppare una vescica, quando esagero o affronto superfici a cui non sono abituato.
A casa ci sono dovuto arrivare per forza e la vescica si è rotta.
Roba da infezione, con tutto quello che c'è in terra.
Una bella lavata con acqua e sapone e dopo qualche giorno la pelle si è ricostituita più forte di prima, senza traccia di infezioni. Wink
Sarebbe stato così se non fossi barefooter ed avessi lasciato i piedi a macero nel sudore?
Però sì, l'antitetanica la considero obbligatoria.
Ed abbi più fiducia nei tuoi anticorpi, basta evitare alcune situazioni limite, come ho già spiegato.
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