Camminare sui vetri

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Camminare sui vetri

Messaggio  lucignolo il Mar Mag 27 2008, 22:33

Vi voglio raccontare quanto mi è accaduto ieri, in primo luogo perché sono rimasto alquanto perplesso e poi perché una delle peggiori paure di chi si affaccia al mondo scalzo è quella di ferirsi a causa di oggetti taglienti.
Ieri, al crepuscolo, io e mia moglie decidiamo di farci quattro passi scalzi per il quartiere, contro ogni regola di prudenza e di buon senso.
Scarsità di luce e pioggia impediscono di identificare quei luccichii che ci fanno capire dove non appoggiare le nostre suole nude.
In effetti qualcosa di strano c'è, ma non realizzo in tempo il pericolo.
Qualche intelligentone ha rotto una bottiglia in mezzo al passo pedonale, senza togliere di mezzo le schegge, forse era li vicino a vedere i cretini scalzi contorcersi nel dolore, lasciando una scia di sangue o, forse, si è trattato soltanto di un incidente, uno dei tanti coronato dal solito menefreghismo che impedisce di ripulire il malfatto.
Ci passo in mezzo, lievi punture molto simili a quelle dei soliti sassolini fastidiosi, poi percepisco qualcosa di più consistente, alleggerisco la pressione e mi chino a guardare: un coccio grande quanto due falangi, dai bordi frastagliati e col la concavità verso l'alto.
Lo raccolgo e lo scaravento nel primo cassonetto, non prima di avere allertato mia moglie, rimasta per caso appena appena indietro.
Esploro con apprensione il terreno e le mie suole (addio Venezia, penso), ma non c'è traccia di sangue e non c'è alcun taglio.
Mi ripulisco con prudenza e continuo.
Un brivido mi percorre la schiena, ma è un episodio che mi lascia perplesso.
Andare scalzi comporta qualche rischio, ma non credo totalmente ad un colpo di fortuna.
Può essere che un piede ben allenato (e quest'anno mi sento in forma) possa ridurre di molto certi rischi, trasformando una possibile catastrofe in semplici innocue punture?
Voglio dire: non si commettano imprudenze, mai, ma, forse, molte tragiche conseguenze paventate possono essere eliminate o, semplicemente, ammortizzate da un paio di suole ben allenate ed irrobustite.
Ma preferisco sentire cosa ne pensano i barefooters più esperti. Smile
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Re: Camminare sui vetri

Messaggio  bfpaul il Mar Mag 27 2008, 23:09

lucignolo ha scritto:Vi voglio raccontare quanto mi è accaduto ieri, in primo luogo perché sono rimasto alquanto perplesso e poi perché una delle peggiori paure di chi si affaccia al mondo scalzo è quella di ferirsi a causa di oggetti taglienti.
Ieri, al crepuscolo, io e mia moglie decidiamo di farci quattro passi scalzi per il quartiere, contro ogni regola di prudenza e di buon senso.
Scarsità di luce e pioggia impediscono di identificare quei luccichii che ci fanno capire dove non appoggiare le nostre suole nude.
In effetti qualcosa di strano c'è, ma non realizzo in tempo il pericolo.
Qualche intelligentone ha rotto una bottiglia in mezzo al passo pedonale, senza togliere di mezzo le schegge, forse era li vicino a vedere i cretini scalzi contorcersi nel dolore, lasciando una scia di sangue o, forse, si è trattato soltanto di un incidente, uno dei tanti coronato dal solito menefreghismo che impedisce di ripulire il malfatto.
Ci passo in mezzo, lievi punture molto simili a quelle dei soliti sassolini fastidiosi, poi percepisco qualcosa di più consistente, alleggerisco la pressione e mi chino a guardare: un coccio grande quanto due falangi, dai bordi frastagliati e col la concavità verso l'alto.
Lo raccolgo e lo scaravento nel primo cassonetto, non prima di avere allertato mia moglie, rimasta per caso appena appena indietro.
Esploro con apprensione il terreno e le mie suole (addio Venezia, penso), ma non c'è traccia di sangue e non c'è alcun taglio.
Mi ripulisco con prudenza e continuo.
Un brivido mi percorre la schiena, ma è un episodio che mi lascia perplesso.
Andare scalzi comporta qualche rischio, ma non credo totalmente ad un colpo di fortuna.
Può essere che un piede ben allenato (e quest'anno mi sento in forma) possa ridurre di molto certi rischi, trasformando una possibile catastrofe in semplici innocue punture?
Voglio dire: non si commettano imprudenze, mai, ma, forse, molte tragiche conseguenze paventate possono essere eliminate o, semplicemente, ammortizzate da un paio di suole ben allenate ed irrobustite.
Ma preferisco sentire cosa ne pensano i barefooters più esperti. Smile

Non perchè pensi di essere più esperto, ma alcune considerazioni mi piace farle:
- se si va in giro per posti dove non si vede, direi che un micro set-antifortuni è necessario;
- se si vuole sfidare la sorte, Ok, purchè si sappia che spesso temiamo per cose che non rappresentano un vero pericolo e tralasciamo o ignoriamo da dove vengano i "veri " pericoli.

La mia esperienza è che che in città mi sono conficcato due schegge di vetro in sei anni ed era di giorno, quindi si poteva vedere; solo che erano piantate negli interstizi fra le piastrelle del marciapiedi!
Ho camminato e cammino su tutti i frammenti di vetro derivanti da parabrezza rotti (e non c'è niente di più facile e di meno rischioso, almenoché non si abbiano le "suole" di un neonato) o da vetri piani che possano trovarsi su marciapiedi e mi è finora andata bene; prima o poi mi taglierò, è scontato ..
Allora perchè rischiare? Credo sia perchè chi va scalzo vuole passare dappertutto senza prendere troppe precauzioni, il chè può essere una sciocchezza, ma è una soddisfazione quando si riesce.
Credo che i vetri che hai calpestato, pur concavi, fossero "messi bene".
Ci sono tecniche piuttosto semplici per camminare sui vetri concavi derivanti da bottiglie e normalmente chi lo fa non si fa male, però l'incidente è in agguato e va messo nel conto.
Forse qualcuno fra tanti di noi saprebbe illustrarle, ma ci sono siti appositi per questo ....

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Re: Camminare sui vetri

Messaggio  contessa scalza il Mer Mag 28 2008, 10:38

lucignolo ha scritto:
Qualche intelligentone ha rotto una bottiglia in mezzo al passo pedonale, senza togliere di mezzo le schegge, forse era li vicino a vedere i cretini scalzi contorcersi nel dolore, lasciando una scia di sangue o, forse, si è trattato soltanto di un incidente, uno dei tanti coronato dal solito menefreghismo che impedisce di ripulire il malfatto.

La seconda opzione è la più comune e quindi la più probabile.


Ci passo in mezzo, lievi punture molto simili a quelle dei soliti sassolini fastidiosi, poi percepisco qualcosa di più consistente, alleggerisco la pressione...

Esattamente questo è il riflesso che previene le ferite. Difatti esse avvengono per la maggior parte proprio quando per la troppa fretta o disattenzione non si allenta il peso, che alleggerisce la pressione del piede sulla punta acuminata e tagliente. La superfice del nostro piede è morbida ed è protetta da alcuni millimetri di suola gommosa ed elastica che è ben resistente, questo permette di ritrarre il piede appena si percepisce un pericolo e prima che il danno sia fatto. Camminando scalzi non solo la suola si rinforza e la sua elasticità migliora (anche attraverso la buona traspirazione e esposizione ai raggi solari), ma anche noi stessi impariamo a sentire ogni piccolo granellino o cambiamento di superfice sotto ai piedi anche senza guardare. Anche la nostra andatura cambia da scalzi e il continuo contatto con il terreno permette di riconoscere istintivamente le diverse strutture e questo permette di reagire velocemente (alleggerire e ritrarre il piede) e quindi di evitare i pericoli.


... e mi chino a guardare: un coccio grande quanto due falangi, dai bordi frastagliati e col la concavità verso l'alto.
Lo raccolgo e lo scaravento nel primo cassonetto, non prima di avere allertato mia moglie, rimasta per caso appena appena indietro.

Corretta reazione. Quelli possono essere molto pericolosi specialmente con il bagnato, non solo per viandanti scalzi ma per qualsiasi persona o animale ci passasse per sbaglio sopra.


Esploro con apprensione il terreno e le mie suole (addio Venezia, penso), ma non c'è traccia di sangue e non c'è alcun taglio.
Mi ripulisco con prudenza e continuo.
Un brivido mi percorre la schiena, ma è un episodio che mi lascia perplesso.

Non mi reputo nemmeno io un 'esperta' ma diversi tipi di esperienze volontarie e casuali con i vetri le ho già fatte anche io, quindi per quello che posso ho aggiunto un commento. Come diceva giustamente bfpaul, in realtà solo i vetri che si fossero incagliati negli interstizi fra le piastrelle del marciapiedi, sono pericolosi ma anche in quel caso se si cammina con calma, nella maggior parte dei casi si riesce a sentirle sotto il piede e a ritirarlo in tempo. Le nuvole e la pioggia però alimentano un fattore inconscio che spinge a muoversi più velocemente, e questo a piedi scalzi è sempre pericoloso. Ho notato ad esempio ieri che i podisti (calzati) che stanno facendo i 4 giorni di marcia tradizionali (in tutta l'olanda) per i quartieri e paesi, ci hanno impiegato lo stesso tempo del giorno precedente nonostante il percorso fosse doppiamente lungo e questo perchè il tempo era a tratti piovigginoso e non come il giorno precedente asciutto e tiepido. Quindi camminare sotto la pioggia con poca illumniazione aumenta in ogni modo la pericolosità, quindi si può parlare nel vostro caso anche di fortuna perchè non hai beccato per primo il brutto coccio con bordo frastagliato.
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Re: Camminare sui vetri

Messaggio  lucignolo il Mer Mag 28 2008, 21:47

contessa scalza ha scritto:.......noi stessi impariamo a sentire ogni piccolo granellino o cambiamento di superfice sotto ai piedi anche senza guardare. Anche la nostra andatura cambia da scalzi e il continuo contatto con il terreno permette di riconoscere istintivamente le diverse strutture e questo permette di reagire velocemente (alleggerire e ritrarre il piede) e quindi di evitare i pericoli.
È la mia stessa sensazione e qui volevo arrivare.
Si acquista una sensibilità inconscia, una sorta di riflesso automatico che impedisce di affondare il passo come una persona calzata; è lo stesso condizionamento che impedisce di martoriare le articolazioni degli arti inferiori con colpi di maglio ripetuti ad ogni passo.
Beneficio psicologico, quindi, ma anche inequivocabilmente fisico.
contessa scalza ha scritto:.....si può parlare nel vostro caso anche di fortuna perchè non hai beccato per primo il brutto coccio con bordo frastagliato.
No, il brutto coccio l'ho proprio beccato io per primo, forse non era dei più taglienti, ma rimango convinto di essere stato salvato da quella inconscia reazione che hai acutamente sottolineato.
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Re: Camminare sui vetri

Messaggio  contessa scalza il Gio Mag 29 2008, 14:10

lucignolo ha scritto:È la mia stessa sensazione e qui volevo arrivare.
Si acquista una sensibilità inconscia, una sorta di riflesso automatico che impedisce di affondare il passo come una persona calzata; è lo stesso condizionamento che impedisce di martoriare le articolazioni degli arti inferiori con colpi di maglio ripetuti ad ogni passo.
Beneficio psicologico, quindi, ma anche inequivocabilmente fisico.

Sì, e con il tempo il beneficio fisico e psicologico tratto da questo istinto divenuto automatismo, si espande in tutti gli altri campi sensoriali percettivi.

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