Gita a Firenze: prima giornata

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Gita a Firenze: prima giornata

Messaggio  lucignolo il Mar Giu 24 2008, 22:25

Nel giorno più lungo dell’anno Firenze ci sorride radiosa di sole. sunny
Siamo emozionati e desiderosi di accarezzarla nel nostro solito modo inconsueto: con i nostri piedi nudi.
L’idea era partita da quel trascinatore che è Ares: un congresso non è sempre fine a se stesso, specie se capita di sabato, ma potrebbe essere il trampolino di lancio di qualcosa di più.
Ne parliamo un po’ ed il progetto prende forma, ancora qualche dettaglio, poi il decollo definitivo.
Io, Lucina e Paolo Fratter partiamo da Milano Centrale.
Arriviamo a Firenze nel tardo pomeriggio; siamo leggermente frastornati e preoccupati dalla calura.
Per fortuna si va verso sera, ma l’asfalto dovrebbe essere molto caldo.
Facciamo qualche passo e Paolo mi fa notare che non siamo i soli ad andare scalzi; vero, c’è quel giovane magro e alto che se ne sta tranquillamente a piedi nudi.
Lo guardo bene e…..altro che avvistamento!
È Andrea77, che ci comunica la pronta disponibilità di Ares; il congresso è terminato prima del previsto, per cui potremmo lasciare i bagagli più pesanti nell’Hotel e partire immediatamente per le strade cittadine.
Caspita, un quattro stelle! Intimiditi entriamo con le infradito. Embarassed
Io e mia moglie prendiamo posto nel nostro alloggio, il tempo di sistemare i bagagli e……toc toc!
Apro e resto di sale! Shocked
Non può essere Ares, forse il direttore dell’Hotel che gli somiglia molto: completo scuro, camicia bianca e cravatta, ma non posso fare a meno di fermare il mio sguardo su quelle scarpe lucidissime.
Avessi avuto uno sgabello a portata di mano mi sarei afflosciato con la bocca aperta.
Mi giro e vedo mia moglie con gli occhi spalancati…..nooooo, non è possibile!
Ridiamo, ci scambiamo qualche battuta e ci diamo appuntamento nella hall.
Ci godiamo un poco di frescura, pochi minuti ed ecco comparire il guerriero di sempre…..scalzo!
Ci sentiamo dei fifoni, ci liberiamo delle infradito ed eccoci sulla pista di decollo.
Piccola tappa in stazione per i biglietti di ritorno e piccolo spuntino a base di ciliegie gentilmente offerte dalla ditta Lu&Lu (Lucignolo e Lucina); due poliziotti osservano la scena e se ne vanno per la loro strada.
Siamo di fronte alla Chiesa di S. Maria Novella, nell’omonima piazza; non si può entrare perché il tempio è chiuso.
Riprendiamo la marcia; una signora anziana sorride, scuote leggermente la testa e ci si avvicina:
<Prudenza, eh ,ragazzi. Occhi bene aperti. Non si sa mai che non ci sia qualche ‘hiodino>
Cammino in mezzo ad una folla di persone, gustando il moderato calore che mi trasmette il suolo.
Sampietrini, lastricato, asfalto ruvido o liscio, ognuno mi dice qualcosa di diverso; dialogo piacevolmente con loro, ne assaporo le diverse sensazioni trasmesse.
Bello!
Piedi come mani, due finestre in più spalancate sul mondo.
Ci si apre Piazza della Signoria, ricca di statue e monumenti, la città comincia a mostrarsi in tutto il suo splendore.
Siamo a due passi dagli Uffizi, si vede un porticato affollato di splendide statue; Andrea mi spiega che proprio su quella scalinata antistante al portico era stato villanamente respinto da un guardiano, in quanto scalzo.
Non sarebbe male riprovarci, ma Ares mi distrae proponendo una visita al Duomo ed al Battistero a pianta ottagonale.
Niente da fare: siamo bloccati.
Il Duomo è chiuso (se vi verrà in mente di visitare le chiese fiorentine ricordate che alle ore 17:00 sono già chiuse), mentre il Battistero non è raggiungibile perché la strada è stata accuratamente transennata per consentire lo svolgimento di una gara podistica competitiva.
Ci consoliamo scattando qualche istantanea alle nostre suole spaventosamente nere; notiamo che l’ingresso alla Torre di Giotto è aperto……e se salissimo in cima?
I guardiani non fanno una piega per i nostri piedi, quella la facciamo noi quando ci accorgiamo che non esiste l’ascensore; un cartello, che suona quasi come una minaccia, ci avverte che i gradini da scalare sono ben 414!
Per fortuna ci sono tre piani che consentono di tirare un poco il fiato, dove Ares ne approfitta per fare un po’ di fotografie.
Io e Andrea saliamo di un altro piano; il paparazzo del gruppo si avvicina e decidiamo la fuga finale.
L’ultimo pezzo mi mette a dura prova. pale
C’è quel tratto a chiocciola che mi ricorda certe torri misteriose dei castelli medioevali, poi una lunga rampa ci porta alla terrazza.
La vista è a 360 gradi ed una brezza deliziosa ci permette di smaltire il calore accumulato durante la salita e di riprendere a respirare normalmente; che fatica, ma ne valeva la pena.
Mentre due giapponesine fissano allibite i miei piedi dalle suole nerissime, mi faccio un bel giro panoramico in totale sicurezza, perché la terrazza è totalmente “ingabbiata”.
Però che fame!
La discesa non è meno impegnativa della salita, ma, credetemi, che presa che fanno i piedi nudi!
La scala non la definirei pericolosa, ma lunga e ripida; una persona scalza la può percorrere in totale sicurezza, meglio che con sandali o infradito.
Sembra quasi di avere delle scarpette da free-climber.
Percorriamo velocemente alcuni vialetti, la stanchezza si fa sentire; percepisco quasi un’armonia di organo che cresce di intensità, forse sto perdendo i sensi.
Ma no, ecco una chiesina minore, entriamo nella sua penombra, il pavimento è gelido e l’aria è fresca.
La musica ci investe.
È un ruscello che sgocciola, ti calma, chiudi gli occhi ed un’ondata ti sommerge; il fiume ti travolge, ti trascina, ti fa girar la testa e dentro di te un fiume di emozioni ti fa sognare.
Ti abbandoni sulla panca come un barcaiolo in balia delle rapide, poi la calma, il silenzio e quel fiume che c’è in te continua a scorrere, come l’eco che rimbalza sulle pareti di una gola scavata dalle acque in piena.
Un brivido ti percorre la schiena e vorresti lasciarti andare alla commozione.
Dobbiamo andare.
Troviamo un ristorantino in un vialetto: tavoli all’aperto, ma deserti.
Perché? Prezzi alti o cucina scarsa?
È tardi e decidiamo di rischiare.
Beh, via, non male, scopriremo che è un po’ caro, ma siamo a Firenze.
Io e Alessandro optiamo per la classica fiorentina al sangue che mi è sembrata deliziosa.
Sono davvero dei bei momenti: i piedi nudi giocano sotto il tavolo, sopra scorrono fiumi di parole.
Se c’è amicizia, questo è un momento clou: dialogo, vino, gioia di vivere. drunken
Un bel limoncello conclude la cena.
Ma la notte è lunga, si va al Ponte Vecchio.
Il fiume è un gioco di luci, una luna calante gli fa l’occhiolino, un nastro d’argento, non sembra nemmeno la tigre che devastò chiese e monumenti.
Il ponte è là, imperituro ed indistruttibile.
Sulle sue sponde centinaia di coppiette tessono il loro futuro, si abbracciano e si baciano; lui, l’Arno, è tranquillo, scorre lento, cattura le loro immagini, le culla, le fa danzare e le mescola con le stelle, le porta via, lontano, con i loro sogni, lungo quel sentiero di luce tracciato dalla luna.
Strano, siamo scalzi ed i più scandalizzati sono proprio quei giovani sognanti: stranezze della vita!
Il ponte è una bolgia; è difficile perfino guardare dove si posano i nostri piedi nudi e fra noi comincia a circolare un poco di inquietudine.
Subisco un assalto laterale da parte di un marocchino che, afferrandomi per il braccio, mi vuole vendere insistentemente alcuni disegni artigianali, ma, forse, non così artigianali, perché ogni cento metri li trovate esattamente uguali.
C’è la festa delle Notti Bianche, abbiamo paura che qualche sconsiderato rompa qualche bottiglia di vetro; è molto tardi, siamo esasperati e cerchiamo una via di fuga.
Stefano non capisce a fondo le nostre intenzioni, cede di schianto e preferisce ritornare all’Hotel per la via che ritiene essere la più breve. Sad
I sopravissuti continuano la loro marcia.
Andrea77 è giunto al suo ostello e si congeda.
Ah, siamo fuori.
Qualche bevanda ristoratrice e ci sediamo sui pochi gradini della Piazza S. Maria Novella.
Mentre dialoghiamo rilassati si alza un venticello fresco che è una vera delizia; i minuti passano piacevolmente, ricordando la bella giornata trascorsa insieme.
Vorremmo continuare così fino al mattino, ma un dolce torpore ci invita a rientrare alla base.
Piedi nerissimi varchiamo la soglia dell’Hotel.
A domani, dunque.
Arranco per le dovute pulizie prima di gettarmi nell’abbraccio di un morbido letto.
Il buio mi ha ormai avvolto.
I pensieri si dileguano, perdono di significato.
E caddi come corpo morto cade. Sleep
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