Scalzi nella...letteratura !

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Scalzi nella...letteratura !

Messaggio  BarefootSoul il Lun Ago 22 2016, 08:56

Come ricorderete dalla mia presentazione, l'impulso a camminare a piedi nudi mi venne dalla lettura, da bambino, de Le avventure di Tom Sawyer di Mark Twain.

In questo romanzo ormai divenuto un classico, così come nel suo seguito/spin-off Huckleberry Finn i protagonisti, ragazzini tra i sei e i dodici anni circa, passano a piedi nudi la maggior parte del loro tempo. Le scarpe le mettono solo la domenica per andare in chiesa, insieme al vestito buono.

Twain naturalmente ricorda la sua stessa infanzia, nell'America rurale di metà Ottocento : siamo negli USA orientali/centrali, lontano dalla Frontiera e dalle avventure che diventeranno mitologiche del West.

E' significativo che nessuno degli adulti - almeno che io ricordi - vada in giro scalzo : stare a piedi nudi è concesso ai bambini, ma quando si cresce bisogna mettere le scarpe.



Un altro esempio di questo atteggiamento l'ho scoperto proprio in questi giorni. Una scoperta nella scoperta, dato che in biblioteca - dove ormai vado tranquillamente scalzo - ho scovato vari libri di racconti nientemeno che di KIPLING, ai più noto per I Libri della Giungla e Kim.

In questi racconti l'autore mette in scena due bambini, fratello e sorella, di una decina d'anni, che vivono nell'Inghilterra rurale di inizio Novecento. Qui incontrano il folletto Puck, celeberrimo personaggio del Sogno di una notte di mezza estate, che attraverso degli incantesimi fa tornare dal passato vari personaggi storici, che narrano le loro vicende.
Due sono le raccolte di racconti dedicate a Puck, pubblicate in Italia da Adelphi : Puck il folletto e Il ritorno di Puck.
Nel primo non viene espressamente detto che i bambini siano scalzi.
Il secondo si apre ad un anno di distanza. I bambini sono cresciuti, e spiegano che "è il primo anno che mettono le scarpe". Tuttavia si trovano male, e appena sono con Puck - in un tempo magico e sospeso, dove gli adulti e il mondo normale non possono vederli - se le tolgono immediatamente. Il bambino dice inoltre che portare le scarpe gli fa raggrinzire le dita, e si lamenta di non riuscire più ad arrampicarsi sugli alberi come quando era sempre scalzo. Sua sorella invece comincia ad avere qualche remora, dice "Forse non dovrei stare scalza, ormai sto crescendo".
L'idea generale è che, superata una certa soglia d'età, "non sta bene" andare in giro scalzi.


Mi ha colpito questo scalzismo d'antan, tra l'altro con le stesse problematiche di oggi, e ho voluto condividerlo. Tra l'altro, al di là della piccola nota di colore, vi consiglio veramente i libri, che credo in pochi conoscano.

Se poi conoscete altri esempi di "scalzi nella letteratura" facciamo qui una bella lista !

BarefootSoul

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Re: Scalzi nella...letteratura !

Messaggio  Appleseed il Lun Ago 22 2016, 09:19

BarefootSoul ha scritto:Come ricorderete dalla mia presentazione, l'impulso a camminare a piedi nudi mi venne dalla lettura, da bambino, de Le avventure di Tom Sawyer di Mark Twain.

Se poi conoscete altri esempi di "scalzi nella letteratura" facciamo qui una bella lista !

Interessante spunto...
Il nostro grande sito già prevede una ampia sezione per i riferimenti culturali.

http://www.nati-scalzi.org/cultura.html

Nella sezione prosa in effetti Kipling non c'è e Mark Twain è curiosamente citato solo per l'autobiografia.
Se ci sono altri contributi magari è un'occasione per rimetterci mano (P.S.: Harper Lee nel frattempo ci ha lasciato).
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Re: Scalzi nella...letteratura !

Messaggio  bfpaul il Lun Ago 22 2016, 20:10

BarefootSoul ha scritto:Come ricorderete dalla mia presentazione, l'impulso a camminare a piedi nudi mi venne dalla lettura, da bambino, de Le avventure di Tom Sawyer di Mark Twain.

In questo romanzo ormai divenuto un classico, così come nel suo seguito/spin-off Huckleberry Finn i protagonisti, ragazzini tra i sei e i dodici anni circa, passano a piedi nudi la maggior parte del loro tempo. Le scarpe le mettono solo la domenica per andare in chiesa, insieme al vestito buono.

Twain naturalmente ricorda la sua stessa infanzia, nell'America rurale di metà Ottocento : siamo negli USA orientali/centrali, lontano dalla Frontiera e dalle avventure che diventeranno mitologiche del West.

E' significativo che nessuno degli adulti - almeno che io ricordi - vada in giro scalzo : stare a piedi nudi è concesso ai bambini, ma quando si cresce bisogna mettere le scarpe.



Un altro esempio di questo atteggiamento l'ho scoperto proprio in questi giorni. Una scoperta nella scoperta, dato che in biblioteca - dove ormai vado tranquillamente scalzo - ho scovato vari libri di racconti nientemeno che di KIPLING, ai più noto per I Libri della Giungla e Kim.

In questi racconti l'autore mette in scena due bambini, fratello e sorella, di una decina d'anni, che vivono nell'Inghilterra rurale di inizio Novecento. Qui incontrano il folletto Puck, celeberrimo personaggio del Sogno di una notte di mezza estate, che attraverso degli incantesimi fa tornare dal passato vari personaggi storici, che narrano le loro vicende.
Due sono le raccolte di racconti dedicate a Puck, pubblicate in Italia da Adelphi : Puck il folletto e Il ritorno di Puck.
Nel primo non viene espressamente detto che i bambini siano scalzi.
Il secondo si apre ad un anno di distanza. I bambini sono cresciuti, e spiegano che "è il primo anno che mettono le scarpe". Tuttavia si trovano male, e appena sono con Puck - in un tempo magico e sospeso, dove gli adulti e il mondo normale non possono vederli - se le tolgono immediatamente. Il bambino dice inoltre che portare le scarpe gli fa raggrinzire le dita, e si lamenta di non riuscire più ad arrampicarsi sugli alberi come quando era sempre scalzo. Sua sorella invece comincia ad avere qualche remora, dice "Forse non dovrei stare scalza, ormai sto crescendo".
L'idea generale è che, superata una certa soglia d'età, "non sta bene" andare in giro scalzi.


Mi ha colpito questo scalzismo d'antan, tra l'altro con le stesse problematiche di oggi, e ho voluto condividerlo. Tra l'altro, al di là della piccola nota di colore, vi consiglio veramente i libri, che credo in pochi conoscano.

Se poi conoscete altri esempi di "scalzi nella letteratura" facciamo qui una bella lista !

Scalzi nella letteratura? C'è una pagina nel sito!
Naturalmente se arrivano citazioni con brani annessi, si può integrare ...

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Re: Scalzi nella...letteratura !

Messaggio  Laurentius il Mar Ago 23 2016, 22:05

Nei libri della notissima saga delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco (conosciuta qui come Trono di Spade per via dell'omonima serie TV) ci sono due personaggi spesso scalzi: uno è un ragazzo che ama arrampicarsi scalzo dappertutto e l'altra è una ragazza un po' maschiaccio che si trova a vagabondare senza scarpe, ormai marce e malridotte, che all'inizio soffre ma col tempo indurisce la sua suola come una vera barefooter...tutto citato per filo e per segno nel libro! Peccato che nella serie TV non l'abbiano reso tale e quale. Certi passaggi molto ben dettagliati mi fanno pensare che il signor Martin sia barefooter inside o comunque ne sappia molto.
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Re: Scalzi nella...letteratura !

Messaggio  2Feet il Mar Ott 04 2016, 21:01

Non bisogna andare così lontano nel "tempo e nello spazio". Mia madre mi raccontava che le scarpe erano un bene "costoso" che non andava "sprecato". E fino a quando non si era finita l'età dello sviluppo, o si andava scalzi, o si usavano gli zoccoli, spesso fuori misura, perché era inutile spendere soldi per un qualcosa che dopo un anno o anche meno, sarebbe stato cambiato (i bambini crescono i fretta). Era una realtà del mondo rurale che abbiamo avuto anche noi. Una volta adulti, le scarpe "erano necessarie" per "lavorare". Per questo secondo ma siamo in un periodo in cui la scarpe sono diventati un bene che ti fa capire che sei un "agiato", visto che ormai non le indossano (o indossano sempre quelle) chi di soldi ne ha "pochi". Oggi una persona ha almeno una dozzina di paia di scarpe, per scegliere quelle che stanno meglio con il vestito del "giorno".
Inutile dire che ci sono tante associazioni oggi che si occupano di "procurare scarpe" per i bambini del "terzo mondo". C'è anche una nota azienda (di scarpe) che dedica un giorno all'anno allo stare scalzo, per regalare un paio di scarpe ai meno "fortunati". C'è poco da fare: scalzo=povero. Qualcuno sarebbe capace di dire ad uno scalzista: "Tu che hai i soldi stati scalzo, e chi non li ha, invece vorrebbe le scarpe"... Bhè, la riposta giusta sarebbe: "Si, le ho donate tutte in beneficienza".
P.s. Fortunatamente non tomai letto nulla del genere sul forum...
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