I nostri diritti, spiegati.

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I nostri diritti, spiegati.

Messaggio  Rei il Dom Ott 22 2017, 14:15

Negli ultimi tempi abbiamo salutato l'arrivo di nuovi postanti che, ovviamente, non hanno avuto modo di seguire discussioni nate e concluse anni e anni fa.
E quindi portano, insieme ad una benvenuta folata di aria fresca, anche dubbi e paure che noi della "vecchia guardia" pensavamo di aver debellato per sempre

Farò quindi un piccolo "bignami" che spero risponda a tutte queste paure.

1) NON è vietato circolare scalzi e qualunque atto che lo faccia è sanzionabile, in base a come è stato fatto, o per via amministrativa o addirittura per via penale.

2) Un esercizio pubblico (negozio, ristorante, centro commerciale), in base al mitico art. 187 (vedi FAQ), non può vietarvi di entrare scalzi. se lo fa, multa.

3) Tre comuni italiani (su oltre 8000), il regolamento della Metropolitana e dei Musei Comunali di Milano (ma non quelli statali e provinciali) vietano di circolare scalzi. Sono regolamenti ed ordinanze validi finché qualcuno non fa ricorso. Secondo il mio avvocato (che è uno bravo), avendo voglia, soldi e tempo (tanti, entrambi) si vincerebbe facilmente, facendo passare la voglia a chiunque di fare altre ordinanze o regolamenti del genere. Io il tempo e la voglia li avrei, sono i soldi il problema. Very Happy

4) La legge che vietava di salire scalzi sulle scale mobili è stata abolita, ma rimane la facoltà di lasciare il divieto nei regolamenti della struttura che gestisce le scale mobili. Visto che nessuno si prende la briga di cambiare il regolamento solo per quello, dove c'erano scale mobili prima del cambio di legge il divieto persiste, dove sono state messe dopo il cambio della legge di solito non c'è, come, ad esempio nel nuovo spazio commerciale della Stazione di Santa Maria Novella a Firenze.

5) Se qualcuno chiede una perizia psichiatrica per uno scalzista, molto probabilmente si sentirà rispondere che non c'è bisogno di fare una perizia psichiatrica allo scalzista, ma a quello che l'ha chiesta sì. In ogni caso, nessun perito vedrà nello scalzismo un problema psichiatrico, anzi spesso lo vedrà come un tratto positivo della personalità. Fermo restando che chi ha realmente problemi psichiatrici e va scalzo, mostra la sua malattia da altri atteggiamenti, non certo per lo scalzismo.

6) Se un tutore dell'ordine vi vieta di andare scalzi, commette un abuso, rischia il posto ed anche (dipende dalle modalità dell'abuso) conseguenze penali. I tutori dell'ordine lo sanno e, salvo eccezioni (una sola negli ultimi 15 anni) penseranno più a difendere il vostro diritto allo scalzismo che ad impedirlo.

7) In posti ove sia obbligatorio un abbigliamento protettivo, scarpe antinfortunistiche, caschi, tute anticontaminazione, eccetera, come cantieri, laboratori, ambienti per il trattamento ed il confezionamento del cibo, eccetera, DOVETE adeguarvi. Per legge questi luoghi espongo cartelli che indicano quale abbigliamento protettivo va indossato.
Non sognatevi neppure di fare storie: ne va della vostra salute e di quella degli altri.
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Re: I nostri diritti, spiegati.

Messaggio  Rei il Dom Ott 22 2017, 18:12

C'è una cosa importante da dire, al punto che la scrivo separatamente dal primo post.

Ogni tanto qualcuno prova a negarci i nostri diritti (non solo quello di girare scalzi).

In questo caso dobbiamo scegliere se essere sudditi e subire o essere cittadini e far valere i nostri diritti.

Secondo me dobbiamo essere cittadini sempre, anche e soprattutto nelle piccole cose.

Se ci lasciamo mettere in piedi in testa sullo scalzismo oggi, domani ci lasceremo mettere i piedi in testa per cose ben più importanti.
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Re: I nostri diritti, spiegati.

Messaggio  Rei il Dom Ott 22 2017, 23:16

Vi racconto un episodio accadutomi la settimana scorsa.
Entro al supermercato ed un commesso mi dice che scalzo non posso entrare.
"Perché?" chiedo io, preparando la trappola.
"Perché lo dico io!" si frega da solo il commesso.
Questa frase mi fa passare dalla modalità conciliante a quelle "diavolo della Tasmania".
Faccio chiamare il direttore e gli chiedo, durissimo, se conosce la legge.
Lui, intimidito, risponde di sì e allora, sempre duro gli comunico che se il commesso mi rompe ancora le … scatole, chiamo i carabinieri e li faccio multare.
"Sono stato chiaro?"
Il direttore risponde "Sì." sapendo che se arrivasse la multa per colpa di un commesso idiota, quello che ci andrebbe di mezzo sarebbe lui.
Lascio il direttore lì e mi fiondo tra gli scaffali per fare la spesa.

Nei giorni successivi ho incrociato più volte il commesso idiota che vedendomi, distoglieva lo sguardo, impaurito.
Chissà che gli ha detto il direttore.

Ho potuto fare così perché, sapendo di avere ragione, da cittadino ho fatto valere i miei diritti che un arrogante voleva togliermi.
Un suddito, invece, pur sapendo di avere ragione, avrebbe chinato la testa e sarebbe tornato a casa per mettere le scarpe.

Siate cittadini, non sudditi.
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