Allenamento per ghiaia

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Messaggio  BarefootSoul il Dom Nov 18 2018, 11:35

Promemoria primo messaggio :

Poiché data la stagione le attività pratiche sono in letargo, vorrei un consiglio per prepararmi alla prossima.

Chiedo se c'è un modo per allenare le suole a sopportare la ghiaia (che non sia andare direttamente subito sulla ghiaia stessa).

Mi serve perché in due posti dove vorrei andare scalzo - il viale d'accesso a una sede decentrata della biblioteca e il giardino dei musei dove faccio volontariato - c'è solo ed esclusivamente un fondo di ghiaia, che non mi permette di andare "da qui a lì": e converrete con me che arrivare scalzo "da fuori", mettersi le scarpe per poche centinaia di metri e togliersele di nuovo - oltretutto in mezzo alla gente - diventa scomodo e illogico.

Nel giardino tra l'altro i viali percorribili sono interamente di ghiaia: ci sono aiuole con prati verdi ma è vietatissimo calpestarle (e in effetti la nostra attività di volontariato si riduce a controllare questo, anche se naturalmente i responsabili la presentano come "un importante contributo alla fruizione del nostro patrimonio culturale" ecc. ecc.).

C'è qualche tipo di suolo che dovrei frequentare più assiduamente ?

Considerando che i miei percorsi si svolgono, per forza di cose, o sul marmo liscio dei portici di Torino, o su marciapiedi con lose e pietre piatte e larghe, e qualche volta su sanpietrini e asfalto.

Dovrei forse andare di più in giardini e parchi, cercare terra battuta ed erba ?

BarefootSoul

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Messaggio  Angelica il Mar Dic 04 2018, 23:57

BarefootSoul ha scritto:

Quindi tu dici che bisogna considerare il corpo nelle sue singole parti e non come un tutt'uno ?

E' curioso, perché nel percorso di sostegno psicologico che sto conducendo ormai da un anno e mezzo mi dicono esattamente il contrario.

Le attività di gruppo sono precedute da circa 15 minuti di rilassamento, esercizi di respirazione, concentrazione sul corpo. E se è vero che si comincia sempre per parti singole, alla fine il coordinatore insiste sempre sul fatto di percepire il corpo nella sua interezza.


Tornando alla ghiaia - ma il discorso può valere per qualsiasi suolo difficile, anche l'asfalto di una strada - se ho capito bene tu dici che bisognerebbe avere il tempo di concentrarsi su ogni passo, abituare il piede (e di riflesso tutto il corpo) ad una sensazione inizialmente di dolore e di "pericolo" che viene pian piano addomesticata...giusto ?

Ho letto ora i vostri interventi, domani sera cerco di rispondere con calma. Intanto dico che considerare il corpo nella sua interezza (È intendo soprattutto mente-corpo come un tutt'uno) non è sbagliato come non è sbagliato slegarlo dai vincoli, ogni approccio dipende dal contesto e dalla motivazione. E comunque sia chiaro, questi sono solo consigli, metodi che utilizzo io e che cerco di trasmettere agli allievi che seguo ma nessuno dice che sia il siatema universale e soprattutto che sia l'unico. Io sono la prima ad avere da imparare.
Comunque domani sera cerco di spiegarmi meglio, ora è l'ora di dormire. Scalzi, ovviamente.

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Messaggio  GECO il Mer Dic 05 2018, 11:09

BarefootSoul ha scritto:Bisogna anche considerare che, se uno è ancora nella fase "mi faccio mille problemi psicologici a camminare scalzo", saltellare e zompettare di qua e di là, così come il mettersi a correre di punto in bianco per superare un tratto difficile (di fondo sconnesso o bruciante) che però difficile non è per gli scarpati, attira ancora di più visibilità.

Io personalmente preferisco fare un giro più largo ma evitare il tratto difficile - ad esempio se un marciapiede è al sole rimango o mi sposto sull'altro lato della strada, che è in ombra - allo scopo di procedere con più naturalezza possibile.

Mi pare sia stato già detto molte volte che mostrarsi naturali rende più facile essere accettati ed evitare gli sguardi di sorpresa e riprovazione.

Ed è appunto per questo che ho iniziato questa discussione: i tratti di ghiaia che ho indicato nel post di apertura non li posso aggirare in alcun modo, devo passare di lì per forza dato che ahimè non so volare.

Sicuramente proverò a fare come ha detto Angelica nel tratto per raggiungere la sede decentrata della biblioteca: c'è la ghiaia, sì, ma c'è anche un sentiero sterrato e alcuni tratti d'erba, quindi credo di poter procedere con la calma e la concentrazione necessaria per mettere in pratica i consigli del nostro Caporale (Sissignore, sì, signore !).

Una volta che mi sarò fatto le ossa su questo tratto forse potrò affrontare l'altro, quello del giardino dei musei, dove c'è solo ed unicamente ghiaia.

Suppongo che si possa fare perché una volta, mentre ero lì di servizio durante il mio turno di volontariato, è arrivata una ragazza (turista nordica a giudicare dall'aspetto) perfettamente scalza e senza alcun tipo di calzatura al seguito (né in mano né in borsa/zaino), che si è fatta tutti i vialetti su e giù senza problemi: anzi sono pure dovuto andare a sgridarla perché si era sdraiata sulle aiuole di erba (vietatissimo !!!).

Forse non mi sono spiegato bene. Certo se ho un'alternativa al marciapiede incandescente è ovvio che prendo quello in ombra. Ma se per esempio devo attraversare piazza Duomo o corro o mi ustiono e se mi ustiono oltre a farmi del male caccio un urlo tipo Fantozzi quando Filini gli da una martellata sul dito.
Quindi meglio correre. Se mi notano pazienza meglio farmi notarre che ustionarmi!
Per il resto credo che il tuo approccio si il migliore. Incomincia per gradi e vedrai che poi il vialetto di ghiaia sarà meno difficile di quanto pensi.

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Messaggio  cyberteam il Mer Dic 05 2018, 13:36

Secondo me un primo passo è acquisire ed interiorizzare la consapevolezza che ad un certo tipo di dolore non corrisponde un effettivo danno subito, riuscendo quindi a distinguere tra le sensazioni che comunicano un vero pericolo da quelle destinate a cessare quasi subito e senza conseguenze effettive.
Personalmente a me già questa consapevolezza aiuta a gestire meglio le situazioni, capendo che in realtà non ti stai facendo realmente male.

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Messaggio  GECO il Mer Dic 05 2018, 16:30

cyberteam ha scritto:Secondo me un primo passo è acquisire ed interiorizzare la consapevolezza che ad un certo tipo di dolore non corrisponde un effettivo danno subito, riuscendo quindi a distinguere tra le sensazioni che comunicano un vero pericolo da quelle destinate a cessare quasi subito e senza conseguenze effettive.
Personalmente a me già questa consapevolezza aiuta a gestire meglio le situazioni, capendo che in realtà non ti stai facendo realmente male.

Io sono ben consapevole che posso sentire male senza farmi male. Nel senso che calpestando la ghiaia i piedi non si feriscono ma comunque sento male ed è difficile proseguire a camminare avendo male pur sapendo che non abbiamo un danno ai piedi.

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Messaggio  Angelica il Mer Dic 05 2018, 23:01

Spesso occorre rendersi conto che non è il dolore effettivo a bloccarci quanto la paura di esso. In altre parole a livello psicofisico abbiamo paura di avere paura. Quant'è forte il dolore che proviamo quando ci pungiamo con un ago e soprattutto quanto tempo dura? Minimo e appena un decimo di secondo, praticamente quasi impercettibile. Però quando dobbiamo farci una puntura scommetto che tutti nei secondi precedenti, quando l'infermiere ci passa il cotone sul braccio proviamo quella leggera tensione. Si può dire che abbiamo paura di qualcosa di quasi impercettibile, abbiamo paura di provare paura. Quando parlo di meditazione e respirazione l'obbiettivo principale diventa questo, superare lo stato di tensione attraverso un procedimento neuromuscolare. Durante lo stretching il muscolo contratto si allenta, si allunga e il nervo si rilassa insieme alla mente che stempera la tensione accumulata.
In tal senso i lottatori professionisti e i militari fanno un lavoro su loro stessi molto simile volto alla gestione dello stress e con esso del dolore, lavoro che faccio anche io con i miei allievi e che ci facciamo alla pari con i miei colleghi insegnanti di altri stili marziali. Schiaffetti, pugni all'improvviso, piccole torture, solletico, cera bollente, colpi di frustino e altro in cui chi subisce deve restare impassibile e rilassato, eventualmente camminare e concentrarsi sul suo respiro accettando tutto quel che succede intorno ed estraniandosi da esso. In tal senso ogni parte del corpo è svincolata dalle altre e alla mente non arriva nulla. Certamente non è facile e io sono a un livello base e come tutti sento dolore ma posso assicurare che a livello emotivo funziona in molti ambiti, dal camminare scalzi alla gestione delle problematiche della vita di ogni giorno.
Chiariamo: non vi sto dicendo di farvi prendere a pugni o a frustate sulle piante dei piedi in stile bdsm (si, ci facciamo anche questo) Very Happy , ognuno procede al suo livello e quel che funziona per me non è detto nè necessario che funzioni anche sugli altri. Con me, unito al meditare, funziona e ne traggo beneficio.
E se vi sembra un po' cruento e insensato...anche il camminare scalzi agli occhi degli altri lo è Very Happy
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Messaggio  GECO il Gio Dic 06 2018, 10:42

In un certo senso ho sperimentato qualche cosa di simile senza rendermene conto.
Più volte mi sono trovato a camminare scalzo su terreni impegnativi.
Se sono solo io lo scalzo procedo con una certa cautela temendo di farmi male o sentire male.
In altre occasioni con altri scalzi su terreni impegnativi se vedevo che questi procedevano velocemente mi concentravo per stargli dietro ragionando se lui/lei riesce ad andare così veloce lo posso fare pure io.
Nel primo caso non prendevo colpi che mi cagionavano dolore nel secondo prendevo qualche colpo doloroso ma molti meno di quanto pensassi e dopo pochi secondi il dolore passava. In enrtambo i casi i piedi restavano comunque intonsi o al massimo con un piccolo ematoma di poco conto.

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Messaggio  Grand Choeur il Gio Dic 06 2018, 13:06

Stessa cosa per me. Esempio di un paio di anni fa in Polonia: un migliaio di persone, di cui io l'unico scalzo, su sterrato non proprio facile di una decina di kilometri, su cui di mio sarei andato molto più lentamente. Per non rallentare e trovarmi fuori del mio gruppo ero costretto a tenere il passo degli altri, facendo estrema attenzione a dove mettere i piedi (con visuale ridotta, dato il gran numero di persone) per ottenere le condizioni più favorevoli. Danni, zero, tanto che il giorno dopo ero già in grado di fare il bis su 14 km. di asfalto.

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Messaggio  velobianchi il Lun Dic 17 2018, 14:54

Interessanti le parole di Angelica.
Ho letto solo oggi tutti i post di risposta.
Ci vedo molto dei miei recenti studi di respirazione e sua correlazione con una pratica sportiva.
1 anno fa in questo periodo non avrei mai camminato scalzo d'inverno. Oggi cammino e corro su prati brinati con temperature prossime allo 0. Camminare sulla neve non mi fa più paura.
Questo proprio anche per un controllo del dolore attraverso un metodo di respirazione.
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Messaggio  aldo1953 il Lun Dic 17 2018, 16:28

cyberteam ha scritto:Secondo me un primo passo è acquisire ed interiorizzare la consapevolezza che ad un certo tipo di dolore non corrisponde un effettivo danno subito, riuscendo quindi a distinguere tra le sensazioni che comunicano un vero pericolo da quelle destinate a cessare quasi subito e senza conseguenze effettive.
Personalmente a me già questa consapevolezza aiuta a gestire meglio le situazioni, capendo che in realtà non ti stai facendo realmente male.

Quoto al 100 %, dolore non vuole dire danno, si tratta solo di distinguere quello che davvero ti procurerà una lesione e quello che non lo farà. Da bambino mio padre mi strupiva incendiandosi un dito, in realtà pucciava un dito nell' alcool e poi lo incendiava. Più tardi mi spiegò che basta spegnere in un bicchiere d' acqua la fiamma appena senti troppo caldo. (NON FATELO A CASA)

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Messaggio  GECO il Mar Dic 18 2018, 09:59

Attenzione vi racconto una cosa accadutami proprio domenica.
Domenica era freddo avevo una gara di 10km di corsa che passava quasi tutta nel parco Sempione dove c'è del ghiaino. Decido di correre con le scarpe per non farmi male.
Risultato dopo un po' sento un po' di male al dorso del piede, al posto di fermarmi ho proseguito e portato a termine la gara.
Preso il metro per tornare a casa quando sono sceso dopo che ero stato fermo è esploso il male. Ora faccio fatica a camminare presumo si sia infiammato un nervo che è stato compresso dalla scarpa evidentemente troppo stretta.
Considerazioni:
1) Se si sente male meglio fermarsi per non aggravare la situazione
2) Se andavo scalzo probabilmente avrei sentito un po' male per freddo e ghiaino ma presumibilmente avrei fatto meno danno che con le scarpe...

GECO

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Messaggio  young_barefooter il Mar Dic 18 2018, 15:15

GECO ha scritto:Attenzione vi racconto una cosa accadutami proprio domenica.
Domenica era freddo avevo una gara di 10km di corsa che passava quasi tutta nel parco Sempione dove c'è del ghiaino. Decido di correre con le scarpe per non farmi male.
Risultato dopo un po' sento un po' di male al dorso del piede, al posto di fermarmi ho proseguito e portato a termine la gara.
Preso il metro per tornare a casa quando sono sceso dopo che ero stato fermo è esploso il male. Ora faccio fatica a camminare presumo si sia infiammato un nervo che è stato compresso dalla scarpa evidentemente troppo stretta.
Considerazioni:
1) Se si sente male meglio fermarsi per non aggravare la situazione
2) Se andavo scalzo probabilmente avrei sentito un po' male per freddo e ghiaino ma presumibilmente avrei fatto meno danno che con le scarpe...

Lo scorso anno - se lo ricordate - mi procurai uno strappo muscolare al polpaccio correndo al freddo per le scale esterne dell'ufficio.
Sul momento diedi la colpa allo sforzo fatto coi muscoli freddi. Ma pensandoci bene, in quel momento indossavo le scarpe, peraltro allacciate piuttosto larghe per rendere meno fastidioso indossarle...
In definitiva credo che le scarpe abbiano avuto un ruolo decisivo: lo sforzo a freddo unito a un movimento scorretto del muscolo dovuto alle scarpe allacciate malamente hanno determinato il danno subito. Se fossi stato scalzo probabilmente non sarebbe successo nulla!

Dico questo perchè ho riscontrato che - a seguito di lunghe camminate fatte a piedi scalzi - spesso provo dolore o fastidio ai polpacci quando il giorno dopo devo indossare le scarpe per rientrare al lavoro. Come se i muscoli lavorassero in modo anomalo con le scarpe rispetto a quando ho i piedi liberi.
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Messaggio  GECO il Mar Dic 18 2018, 16:49

Segio dopo lunghe camminate calzato o scalzo è normale, se non sei più che allenato, avere indolenzimento ai polpacci.
Nel mio caso non ho la contro prova ma è probabile che se avessi corso scalzo avrei sicuramente avuto più freddo e avrei sentito maggiormente i sassi nel parco ma non credo che i piedi essendo allenati avrebbero avuto dei danni o al massimo danni minimi.
Al contrario con le scarpe, messe proprio con l'idea di proteggermi dal freddo e sassi, mi sono danneggiato nulla di visibile ma un nervo si è sicuramente irritato e ora ci vorrà del tempo per guarire.
Nello stesso giorno le solite vichinghe (Paola e Sara) hanno corso scalze la maratona di Pisa (hanno anche conosciuto questo fenomeno: https://www.pisatoday.it/cronaca/sidy-diallo-corridore-scalzo-maratona-pisa-2018.html). Hanno avuto un po' freddo (le temperature erano intorno allo zero o di poco sopra) ma da quanto ho potuto capire i loro piedi ancora una volta sono arrivati intatti alla fine.

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Messaggio  young_barefooter il Mer Dic 19 2018, 09:22

GECO ha scritto:Segio dopo lunghe camminate calzato o scalzo è normale, se non sei più che allenato, avere indolenzimento ai polpacci.

Può essere, però come mai provo fastidio solo se indosso le scarpe? Se ad esempio faccio una lunga camminata scalzo di sabato, la domenica continuando a stare scalzo non ho alcun problema ma il lunedì, mettendo le scarpe per andare al lavoro, i muscoli mi danno fastidio.

La mia impressione è che camminando molto spesso scalzo i miei muscoli si siano abituati a lavorare in un certo modo (diciamo quello più vicino a come la natura ci ha creato). Quando poi torno a indossare le scarpe, il modo in cui cammino cambia diametralmente e i muscoli chiaramente ne risentono procurandomi fastidio. E' un po' come far viaggiare l'auto col freno a mano mezzo tirato: l'auto va lo stesso ma il motore deve spingere di più per mantenere l'andatura.

Altra cosa: camminate lunghe con le scarpe non riesco a farne, oltre al fastidio insopportabile di sentirmi i piedi rinchiusi tendo a stancarmi molto presto. Se al contrario sono scalzo riesco a camminare tranquillamente per chilometri o anche tutto il giorno senza fatica o fastidi: ad esempio quando questa estate siamo stati a Ferrara e il giorno dopo a Bologna abbiamo camminato praticamente per quasi due giorni interi e non ho avuto il minimo problema.
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Messaggio  Marco53 il Mer Dic 19 2018, 10:32

E' quello che succede anche a me. Faccio fatica ormai a fare passeggiate lunghe con le scarpe. Mi danno fastidio, mi si gelano i piedi dentro. E non si gelano se cammino scalzo anche con un velo di brina sui marciapiedi.
I piedi sono proprio da rieducare. Una volta rieducati però si stizziscono a tornare nelle scarpe.
Ormai ci sono decine di esempi che lo dimostrano.
Per il freddo ci si può aiutare con la respirazione diaframmatica, una respirazione del tutto naturale nei bambini e negli animali, ma che gli adulti per varie tensioni tendono a bloccare favorendo la respirazione intercostale, che è più faticosa, impiega un sacco di muscoli e alla fine non riempie nemmeno bene i polmoni.
Con la diaframmatica si usa un muscolo solo, quasi involontario (lo si può bloccare finché l'istinto di conservazione non ti obbliga a respirare di nuovo). La respirazione diaframmatica è istintivamente più tranquilla e necessitano meno respiri al minuto per ottenere gli stessi volumi d'aria nei polmoni (perché si riempiono meglio). Inoltre si può associare la respirazione a delle "immagini" che aiutano anche ad affrontare il freddo.
In un racconto di un indiano d'America ricordo che diceva di non trattenere il freddo, ma lasciare che ti "attraversi". Questo si può anche ottenere aiutandosi con immagini e col respiro. Io tanti anni fa avevo provato e lo avevo trovato efficace, anche coi piedi nudi nella neve.
Con un po' di esercizio dovrebbe essere alla portata di tutti. Ma sempre tenendo un occhio al termometro per non esagerare e rischiare poi qualche gelone se non peggio. Una volta trovato il proprio equilibrio poi ci si può spingere anche un po' più in là, ma sempre per gradi e sempre senza scherzare con le temperature eccessivamente basse.
Quanto alla faccenda del "dolore" concordo perché in parte si possono ottenere risultati anche in quel senso. Più ci si abitua al "dolore" più si rafforza la suola. E più si rafforza la suola e meno si sente il dolore, che si riduce sempre più a un po' di fastidio. Parlo di ghiaia e terreni non erbosi. Sui ricci di castagne e/o spine ovviamente ho ancora le mie riserve.
Saluti riservati
Marco53


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