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Messaggio  Luca T il Dom Gen 16 2011, 13:55

Cari Scalzi, sono in Kenya in un vero paradiso terrestre.
Ieri ho avuto modo di osservare come la contaminazione bianca snatura la vita del pianeta.
C'e' una triste barzelletta raccontata da Zygmunt Bauman (autore di "Vita liquida ed altri testi)
Una fabbrica di scarpe spedisce in Africa due rappresentanti.
Dopo una settimana uno dei due manda un telegramma: Qui non c'e' mercato, girano tutti scalzi!
L'altro manda un telegramma: Mandate tre milioni di paia di scarpe, qui stanno scalzi!
in autobus da Mombasa a Malindi ho visto che:
In casa e nei giardini loro vivono scalzi, tutti.
I bambini preadolescenti stanno scalzi, tutti
Nei centri abitati anche piccoli moltissimi hanno le ciabatte, come se stare scalzi fosse una mancanza di decoro.
Non parliamo poi di quelli che hanno camicia e pantaloni, anche trasandati: in questo caso hanno scarpe chiuse. Mi e' venuto in mente che grazie ai bianchi le popolazioni africane devono avere scoperto l'esistenza del puzzo di piedi!
Insomma, siamo noi tardo borghesi forse l-origine di un ritorno alle cose essenzioali della vita?
Saluti, naturalmente liberi e scalzissimi
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Messaggio  lucignolo il Dom Gen 16 2011, 18:59

Luca T ha scritto:In casa e nei giardini loro vivono scalzi, tutti.
I bambini preadolescenti stanno scalzi, tutti
Nei centri abitati anche piccoli moltissimi hanno le ciabatte, come se stare scalzi fosse una mancanza di decoro.
Non parliamo poi di quelli che hanno camicia e pantaloni, anche trasandati: in questo caso hanno scarpe chiuse. Mi e' venuto in mente che grazie ai bianchi le popolazioni africane devono avere scoperto l'esistenza del puzzo di piedi!
Ciao, Luca.
Tantissime volte mi sono chiesto il perché nessuno vada più scalzo, nemmeno nei paesi poveri.
Perché indossare anche un paio di infradito rende all'apparenza più civili o perché stare scalzi sempre vuol dire un po' soffrire?
Perché proteggendo le suole nude, comunque sempre più fragili del cuoio o della gomma, permette di spostarsi più celermente e di affrontare qualsiasi superficie oppure perché anche nei paesi poveri sono riusciti a riprogrammare la mente umana, generando una distinzione sociale persino fra chi va in infradito e chi va scalzo sempre?
E un'altra domanda ancora: se la calzatura da vantaggi, mentre il piede nudo da piacere e senso di libertà, perché non usare le calzature solo in determinate circostanze, come l'ombrello quando piove o quando c'è il sole a picco? Nessuno ha mai chiesto ad uno scalzo dalla nascita: <Perché ti calzi?>, ricevendo una risposta esauriente?
Meno poveri e socialmente distinti spendendo poco, magari vivendo in una capanna di terra, ma comprando un paio di ciabattine di gomma, come dicevo poco prima?
O più efficienti costruendosi una protezione per dei piedi dalle evidenti ed innegabili limitazioni anatomico-funzionali?
Insomma, siamo noi tardo borghesi forse l-origine di un ritorno alle cose essenziali della vita?
O siamo noi che vediamo il comodo e l'essenziale con la facoltà di scegliere in qualsiasi momento?
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Messaggio  Elan il Lun Gen 17 2011, 12:20

Andare a piedi nudi in Africa può creare una possibilità di ingresso di pericolosi parassiti nell' organismo. Per questo motivo la ciabattina infradito si è diffusa tantissimo ed è molto difficile vedere un Africano scalzo, persino nei villaggi sperduti. Dove non c'è rischio se ne sbarazzano appena possono: ricordo la mia segretaria in ufficio, che toglieva i sandali appena poteva. In giro ho visto donne a piedi nudi solo nei giardini curati delle case private oppure in occasione di spettacoli di danze tribali. Gli uomini talvolta nell' esesrcizio della caccia, perchè a piedi nudi erano più silenziosi. La scarpa era usata solo sul lavoro o in occasioni "ufficiali".
La mia esperienza è riferita a sette anni in Africa occidentale, tra Liberia, Costa d'Avorio, Guinea e Malì.

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Messaggio  Rei il Lun Gen 17 2011, 12:55

E poi c'è un altro fattore (uno in più, non l'unico): l'asfalto.
Se camminate scalzi sotto il sole cocente su una strada in terra battuta, non avrete problemi (parassiti a parte, ma sulla strada credo non si trovino).
Se camminate scalzi sotto il sole cocente su una strada asfaltata, probabilmente vi scotterete. O metterete le infradito.
In Africa, soprattutto nelle città, l'asfalto prolifera, esattamente come le calzature.
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Messaggio  Elan il Lun Gen 17 2011, 15:48

Quello che scrivi è vero, ma specialmente in Africa tropicale. In Liberia o Casta d'avorio (Africa equatoriale) il problema non si poneva molto, perchè per la maggior parte del tempo piove e l'insolazione è molto limitata. Contrariamente a quanto si possa pensare era persino difficile abbronzarsi. Le strade asfaltate poi, a parte nella capitale, sono poche... a Bamako erano, credo, due sole ed alberate. Ma la ciabattina imperava nei villaggi in terra battuta (dove anche le case avevano pavimenti in terra battuta) e dove gli animali domestici e da cortile giravano liberi. Una famiglia di amici inglesi praticava molto lo stare scalzi e, tornati in europa, i test all' istituto di medicina tropicale, mostrarono loro che avevano raccolto un bel po' di parassiti. Coloro i quali invece stavano scalzi solo alla spiaggia, spesso hanno dovuto fare i conti con le pulci della sabbia che ti infilano le uova sotto le pelle dei piedi (niente di grave tuttavia). Io, fortunatamente, mi sono solo preso 3 o 4 volte la malaria, nonostante la profilassi.
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Messaggio  lucignolo il Lun Gen 17 2011, 21:23

Elan ha scritto:Andare a piedi nudi in Africa può creare una possibilità di ingresso di pericolosi parassiti nell' organismo. Per questo motivo la ciabattina infradito si è diffusa tantissimo ed è molto difficile vedere un Africano scalzo, persino nei villaggi sperduti. Dove non c'è rischio se ne sbarazzano appena possono: ricordo la mia segretaria in ufficio, che toglieva i sandali appena poteva.
Cammina in natura in infradito e guardati le suole.
Se non cammini sulle acque ti ritroverai le piante dei piedi molto sporche.
Non fatevi illusioni: gli infettivologi consigliano scarpe chiuse, sempre.
Le ciabattine non danno garanzie.
Dubito molto che il popolino sia pienamente consapevole di certi rischi biologici e sono più propenso a credere che si tratti più di un aspetto di status sociale che altro.
Una ragazza che conosco (ha scritto qui una sola volta) mi raccontava che durante i suoi lunghi soggiorni in India era costretta a calzarsi per andare al mercato con altre ragazze locali.
Secondo loro era una vergogna andare scalze al mercato, perché solo i più miseri lo facevano.
E poi mi chiedo: che senso ha indossare ciabatte o scarpe per poi fare il bagno nel Gange o bere le sue acque sacre?
Il movente non può che essere sociale.
Almeno questo è ciò che sospetto.
La mia esperienza è riferita a sette anni in Africa occidentale, tra Liberia, Costa d'Avorio, Guinea e Malì.
E della tua esperienza non voglio assolutamente dubitare.
Sicuramente ti avranno raccontato in buona fede molte cose, ma se pensano che un paio di infradito li possa tutelare da alcune malattie tropicali parassitarie sono dei poveri illusi.
In quanto alla malaria, perdonatemi l'O.T., te la sei beccata perché non hai fatto la giusta associazione di farmaci dell'ultima generazione.
I plasmodi si sono fatti molto resistenti ed in alcune zone dell'Africa centrale (Madagascar in testa) è facile prendere forme malariche potenzialmente mortali.
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Messaggio  Andrea77 il Lun Gen 17 2011, 23:05

X quello che ne so non esiste un vaccino che copra al 100% contro la malaria che però se non sbaglio viene trasmessa dalle punture di zanzare e quindi anche se sei calzato la puoi prendere.
Credo che gli aafricani evitino appena possibile di stare scalzi per varie ragioni:
1) sociali ma qui è cosa da poco. Un conto è se mi parli di gente con scarepe chiuse e ben fatte altro è se vedi gente in infradito o calzature mezze rotte. La maggior parte infatti sono poverissimi ma hanno infradito o scarpe mezze rotte di scalzi poco o nulla ma la differenza economica e sociale è zero.
2) anche la suola minimale delle infradito credo che proteggano da parassiti. Loro non lo sanno per studio ma per esperienza. Lo stesso vale x l'asfalto rovente o per le strade pietrose. Le calzature sono comunque un migliramento della loro condizione di vita. Un conto è quello che facciamo noi che ci scalziamo per piacere un conto è vivere scalzi. Credo che semplicemente non abbiano tempo per simili filosofie presi come sono a lavorare.
Ho visto che lungo le strade moltitudini di persone si spostano a piedi perché le macchine ma anche gli altri mezzi sono si un lusso per pochi quindi fanno chilometri a piedi e se fossero scalzi x quanto allenati farebbero + fatica che non protetti anche da semplici infradito dal costo misero che non possono quindi distinguere un povero da un poverissimo. Tieni conto che in pratica non ho mai visto scalzi ma quasi tutti in infradito o con scarpe rotte. La differenza la fa chi ha le belle scarpre e chi ha le infradito o le scarpe mezze rotte.

Ciao
Andrea
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Messaggio  lucignolo il Mar Gen 18 2011, 10:28

Andrea77 ha scritto:anche la suola minimale delle infradito credo che proteggano da parassiti.
No.
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Messaggio  Biagio il Mar Gen 18 2011, 14:08

lucignolo ha scritto:
Tantissime volte mi sono chiesto il perché nessuno vada più scalzo, nemmeno nei paesi poveri.

“Un'industria non impone un monopolio radicale a tutta una società per la semplice scarsità dei beni che produce o perché elimina dal mercato la concorrenza, bensì grazie alla capacità che possiede di creare e plasmare un bisogno che essa soltanto è in grado di soddisfare.
In tutta l'America Latina le scarpe sono rare, e molti non le portano mai: camminano a piedi nudi o calzano il più vasto assortimento di ottimi sandali che esista al mondo, forniti da una varietà di artigiani, e la mancanza di scarpe non ha mai limitato in alcun modo i loro spostamenti. Ma in alcuni paesi latinoamericani la gente è stata costretta a portarle da quando chi va a piedi nudi non è ammesso a scuola, al lavoro e nei servizi pubblici: per gli insegnanti e per i funzionari di partito, non portare scarpe equivale a mostrare indifferenza per il “ progresso ”. Senza che ci sia stato alcun accordo intenzionale tra i promotori dello sviluppo nazionale e l'industria calzaturiera, in questi paesi gli scalzi sono ora esclusi da qualunque posto pubblico.”
Ivan Illich - Energia ed equità - (Le Monde, 1973)

Il medesimo discorso può essere trasposto a qualunque bene di consumo superfluo dettato da bisogni indotti: abiti alla moda, telefoni cellulari, acqua imbottigliata, automobili, titoli di studio… Non è assolutamente in discussione se effettivamente servano o no, se siano realmente efficaci allo scopo, se ci siano alternative più semplici o più efficaci. Il punto è un altro, è che questi beni sono identificati con il progresso e chi ne è privo è fuori, escluso.

La scarpa in Europa è uno dei più antichi bisogni indotti e credo che l’obbligo sociale del suo uso risalga in buona misura alla migrazione dalle campagne alle aree urbane industriali. La città nelle speranze dei poveri contadini emigranti rappresentava l’emancipazione dalle tradizioni, la ricchezza, il progresso. Non si poteva andare incontro a tutto ciò scalzi o con gli zoccoli di legno!
Ricordo che qualche anno fa, in una riunione con l’Agenzia della Mobilità della Provincia, un funzionario si lasciò scappare quel che pensava realmente: chi deve usare i mezzi pubblici in effetti è un po’ uno sfigato. Uno sfigato (aggiungo io) come chi si sposta in bicicletta, chi non ha un cellulare in tasca, chi indossa abiti fuori moda e chi, in un paese in via di sviluppo, cammina senza scarpe.

Per quanto riguarda le scarpe da noi in occidente la situazione ormai è diversa. Il loro impiego è una consuetudine consolidata da talmente tanto tempo che se n’è persa la memoria e l’uso è ormai fuori discussione, non ha più la valenza di uno status sociale. Così, alla vista di un piede scalzo in strada il primo pensiero non va più alla povertà o all’arretratezza culturale ma soltanto all’universo delle stravaganze: disordine mentale, trasgressione, stili di vita alternativi, moda. Questo radicale mutamento simbolico è ciò che oggi ci consente di tornare progressivamente a liberare i nostri piedi senza più passare per volgari, cafoni, burini, villani (tutti termini dispregiativi con la medesima connotazione agreste), ma semplicemente per degli eccentrici.

Mi chiedo allora: c’è un modo per arrivare dal punto A al punto B senza dover fare un intero giro intorno al mondo? Mi spiego meglio. E’ possibile per i Kenioti rifiutare da subito l’equazione “scarpa = progresso”, senza dover fare trascorrere intere generazioni, come invece è successo da noi?
Secondo me no, a meno che si risvegli da subito l’orgoglio per la propria cultura e le proprie tradizioni, che questa usanza diventi una bandiera contro l’omologazione. Io però so troppo poco (praticamente nulla) del Kenia per fare previsioni.

Voi cosa ne pensate?
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Messaggio  Ospite il Mar Gen 18 2011, 14:36



Ultima modifica di NonSoloSolo il Mar Giu 28 2011, 23:00, modificato 1 volta

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Messaggio  lucignolo il Mar Gen 18 2011, 21:27

Biagio ha scritto:Mi chiedo allora: c’è un modo per arrivare dal punto A al punto B senza dover fare un intero giro intorno al mondo? Mi spiego meglio. E’ possibile per i Kenioti rifiutare da subito l’equazione “scarpa = progresso”, senza dover fare trascorrere intere generazioni, come invece è successo da noi?
No. perché tutto ciò che viene portato da un paese ricco è ricco e vantaggioso per definizione e non si discute.
E poi c'è la convenienza: cibo, medicinali, un po' di indottrinamento.......si va calzati a scuola, ma se non hai niente, svendi anche le tue tradizioni e la religione dei padri.
Il vantaggio vero si dovrebbe valutare osservando dove pendono i piatti della bilancia: ti do questo, ti porto via quest'altro................mi fermo qui e non proseguirò, non voglio e non posso....non voglio provare nausea.
Secondo me no, a meno che si risvegli da subito l’orgoglio per la propria cultura e le proprie tradizioni, che questa usanza diventi una bandiera contro l’omologazione. Io però so troppo poco (praticamente nulla) del Kenia per fare previsioni.
Stando in argomento, non credo che per un popolo scalzo non per scelta, ma per miseria, il camminare a piedi nudi rientri nella propria cultura e nelle proprie tradizioni.
Conta poco o nulla.
Mia suocera andava scalza, perché era obbligata a farlo.
Non c'è bisogno di andare in Kenia per capire che da parte di queste persone non ci sarà mai comprensione per un barefooter, semmai un profondo senso di repulsione nei confronti di un ricordo in gran parte doloroso.
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Messaggio  Biagio il Mer Gen 19 2011, 13:49

La nonna di tua suocera viveva nelle stesse condizioni di tua suocera, ma certamente non percepiva lo stesso dolore, che non è dolore ai piedi, ma soltanto senso di inadeguatezza rispetto ai valori culturali che nel frattempo erano cambiati, rispetto a nuovi bisogni che prima semplicemente non esistevano. Il dolore di tua suocera non derivava dai piedi per terra, ma dalle modeste condizioni economiche che le impedivano di adeguarsi ai nuovi valori, che aveva già interiorizzato ma non poteva ancora perseguire.
Mio papà invece mi racconta con molta serenità ed un punta di nostalgia di quando bambino (negli anni ’40) trascorse le vacanze a casa degli zii nelle campagne astigiane, scorrazzando tutta l’estate scalzo insieme ai suoi coetanei. Per lui fu una bella esperienza e non ne fu assolutamente traumatizzato perché in quella società contadina per i bambini correre scalzi era semplicemente normale.
Insomma, siamo poi così sicuri che prima del “progresso” ci fosse solo miseria? E che coprire i propri piedi sia realmente progresso? Progresso verso cosa?

Il nostro movimento (denominato un po’ pomposamente barefooting, ma che significa semplicemente riscoprire la capacità di camminare nel modo più naturale) fa parte di una più generale tendenza a rivalutare usanze troppo frettolosamente buttate alle ortiche, come spostarsi in bicicletta senza inquinare, seguire una dieta povera di carne, allattare al seno, ecc.
Mi chiedo allora: cosa impedisce alle società in via di sviluppo di fare una cernita un po’ meno frettolosa, senza buttare via subito tutte le proprie tradizioni per poi andarle faticosamente a recuperare solo dopo decenni?
Perché alcune culture sono più orgogliose delle proprie tradizioni, mentre altre sono incapaci di opporre un po’ di resistenza all’occidentalizzazione?

Viene anche da porsi un’altra domanda: con i diffondersi in occidente del concetto di decrescita volontaria, ha ancora senso parlare di una “via di sviluppo”? Non sarebbe meglio parlare di Paesi in via di ristabilizzazione? C’è veramente bisogno di “crescere”, non basterebbe semplicemente “guarire”, curando le profonde ferite causate da secoli di colonialismo?
Ma qui mi fermo perché sto andando fuori tema.
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Messaggio  Andrea77 il Mer Gen 19 2011, 22:14

In un certo senso è quello che spiega Corona (lo scrittore non l'idiota) nel suo libro 'la fine del mondo storto'.
Pur non parlando di piedi scalzi immagina che durante l'inverno tutto il mondo resta senza carburanti. Tutte le macchine si fermano e la gente incomincia a morire di freddo e di fame e si accorge che non sa più usare le mani e che i pochi lavori utili sono quelli del contadino e degli artigiani che nel nostro mondo sono lavori mal visti. Coloro che sopravvivono riprendono l'uso delle mani e di saperi perduti rimasti solo nei ricordi di qualche vecchio.
Si ritorna alla vita pre rivoluzione industriale e si riscopre il bello della natura.
Delle calzature non ne parla perché sono comunque utili a riparare dal freddo e con la fine del mondo storto ci si muove solo a piedi o in bici e quindi i piedi vanno protetti anche perché non siamo più abituati a stare scalzi. Credo che quando eravamo poveri ci fosse anche una certa sofferenza fisica a stare scalzi in certe condizioni e per questo che appena si è potuto ci siamo calzati.
Questo ovviamente cambia molto anche per il clima. I popoli nordici hanno costruito le prime scarpe nell'erà della pietra perché erano essenziali mentre altrove come in Africa lo sono meno e ancora oggi un certo numero di abitanti sta scalzo.
Noi abbiamo la possibilità di scegliere di calzarci e scalzarci a seconda di come vogliamo ma dobbiamo essere anche comprensivi con coloro che ancora oggi hanno lottato per avere un paio di scarpe che noi disdegnamo.

Come dice giustamente Corona è facile fare i filosofi quando si ha la pancia piena. Quando però si ha fame ci si trova a dover agire e se le scarpe aiutano le si mettono e diventano un bene prezioso.

Ciao
Andrea
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Messaggio  Elan il Gio Gen 20 2011, 09:43

Una osservazione brevissima: in un mondo tornato primitivo, io mi guarderei bene dall' andare scalzo più dello strettamente necessario. Visto come hobby da praticare in un mondo civilizzato mi sta bene, perchè i pericoli sono minori e ci sono cure efficaci a portata di mano, ma in un mondo primitivo, senza antibiotici e cure a portata di mano, qualunque taglio o infezione al piede sarebbero veramente c...i amari.
Elan
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Messaggio  lucignolo il Sab Gen 22 2011, 17:04

Elan ha scritto:Una osservazione brevissima: in un mondo tornato primitivo, io mi guarderei bene dall' andare scalzo più dello strettamente necessario. Visto come hobby da praticare in un mondo civilizzato mi sta bene, perchè i pericoli sono minori e ci sono cure efficaci a portata di mano, ma in un mondo primitivo, senza antibiotici e cure a portata di mano, qualunque taglio o infezione al piede sarebbero veramente c...i amari.
Assolutamente vero.
Insomma, siamo poi così sicuri che prima del “progresso” ci fosse solo miseria? E che coprire i propri piedi sia realmente progresso? Progresso verso cosa?
Ed anche qui dici il vero.
È che, come spesso accade nella vita, anche nella storia si è portati a ricordare più facilmente gli episodi negativi, rispetto a quelli positivi.
Come nella cronaca quotidiana.
È come se ciò che ci dominano istintivamente da sempre fossero principalmente la paura ed il dolore.
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