A Milano si muore di caldo!

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A Milano si muore di caldo!

Messaggio  young_barefooter il Mar Giu 10 2014, 09:38

Ieri dovevo pagare la polizza annuale di assicurazione della mia auto, l'ufficio dell'assicuratore si trova vicino alla stazione Centrale di Milano. Sicuramente avrete già intuito che NON ci sono andato scalzo, l'ufficio infatti si è da poco trasferito e non essendo mai stato nella nuova sede, non ero sicuro di quali situazioni mi sarei trovato davanti e ho preferito evitare...
Alla fine non era niente di che, molto probabilmente da dietro il bancone l'impiegata non si sarebbe MAI accorta della mia assenza di calzature, se non alzandosi in piedi e sporgendosi in avanti apposta.

In ogni caso, appena uscito dall'ufficio mi sono rifatto: via le scarpe immediatamente e intero viaggio di ritorno a casa a piedi nudi. La temperatura dell'asfalto era elevata ma assolutamente sopportabile, solo in un tratto ho dovuto accelerare il passo perchè era davvero bello caldo. Verso le 5 comunque il sole è abbastanza basso e in pratica le strade hanno quasi sempre un marciapiede al sole e uno all'ombra, per variare un po' ho alternato volutamente le due tipologie.

La stazione Centrale invece è stata molto piacevole, con i suoi bei pavimenti lisci e freschi e la folla variegata che la popola che rende i piedi nudi apparentemente molto meno evidenti (anche se in realtà ho contato decine di sguardi).
Il caldo assurdo quantomeno rende in parte accettabile l'assenza di calzature che appare meno stramba del solito (anzi, sicuramente qualcuno è pure invidioso!).
Comunque arrivato sul treno le suole erano già color carbone ma nei vagoni faceva talmente caldo che la gente era troppo impegnata a cercare di non collassare per farci caso. E certamente i piedi scoperti mi aiutavano a sentire meno caldo (con le scarpe mi sarei letteralmente sciolto).

E udite udite: mi sono seduto in un vagone affollato (cosa che di solito evito - ma il treno era tutto affollato e oramai era assurdo rimettere le scarpe). Una donna seduta nella fila accanto ogni tanto lanciava una occhiata verso i miei piedi, e dopo un po' ha "osato" pure lei, togliendosi i sandali e appoggiandoci sopra i piedi scalzi (temeraria!!! con tutto lo sporco che c'era  Razz).
La signora seduta di fronte invece ha risposto solo con un vago cenno quando ho attaccato discorso con lei ma non credo fosse schifata, era solo mezza morta di caldo come tutti.

Arrivato a destinazione mi è sembrato di uscire dalla sauna, e in stazione a momenti venivo "beccato" scalzo da mio fratello...
Ma questa è un'altra storia e tutt'ora un fronte "caldo" nella mia battaglia per lo scalzismo: se infatti da parte dei parenti di mia moglie c'è accettazione o rassegnazione, i miei genitori e i miei familiari NON sanno ancora della mia scelta.
Da anni sto cercando il modo di spiegarglielo (da alcune foto dovrebbero averlo capito) ma temo che non accetterebbero a causa di paturnie e timori vari.

Saluti dalla calda Milano!
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Re: A Milano si muore di caldo!

Messaggio  John & Jane il Mar Giu 10 2014, 17:43

Young, ma perché sei così bloccato? Ma quando vai in giro scarpato, ti metti a pensare alle scarpe che hai ai piedi? Non credo. Parallelamente, quando vai in giro scalzo non devi pensare al fatto che sei scalzo: lo sei e basta. Non ti mangia nessuno.

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Re: A Milano si muore di caldo!

Messaggio  young_barefooter il Mer Giu 11 2014, 09:41

John & Jane ha scritto:Young, ma perché sei così bloccato? Ma quando vai in giro scarpato, ti metti a pensare alle scarpe che hai ai piedi? Non credo. Parallelamente, quando vai in giro scalzo non devi pensare al fatto che sei scalzo: lo sei e basta. Non ti mangia nessuno.

Probabilmente penso troppo! E nonostante abbia sperimentato in prima persona i vantaggi del camminare scalzo, non ho ancora superato certe barriere mentali. Probabilmente nel mio inconscio sono ancora uno "scarpato" come tanti e percepisco il camminare scalzo come qualcosa di anormale, che viola il dress-code minimo che l'essere accettato del resto della società prevede.  
Pertanto a piedi nudi mi sento perennemente fuori posto e a disagio, un po' come se fossi nudo, credo che per qualunque "scarpato" sia così. Poi a volte ho degli sprazzi di orgoglio e di coraggio e riesco a fare grandi cose scalzo, ma la cosa mi costa molta ansia e agitazione, insomma non mi viene ancora del tutto naturale e devo sforzarmi molto.

Ieri ad esempio il mio viaggio di ritorno a casa è stato un mezzo disastro: appena fuori dall'ufficio ho tolto le scarpe, sfidando i marciapiedi roventi facendo addirittura il giro più lungo per arrivare in stazione. Chiaramente le mie suole non hanno fatto una piega nonostante il rischio ustione e sono arrivato bello carico in stazione.
Il guaio è che all'ultimo secondo, quando stavo per salire sul treno piuttosto affollato, ho esitato e ho tentato di rimettermi le scarpe perdendo il treno che mi è partito sotto il naso.
Così ho dovuto aspettare venti minuti al sole cocente (sotto la pensilina all'ombra c'era troppa gente) facendo avanti e indietro tra un binario e l'altro alla ricerca di un posto riparato dove aspettare il treno successivo, nel panico di incontrare qualche collega di lavoro. Non ho rimesso le scarpe solo per rabbia verso me stesso e perchè il livello di sporcizia raggiunto dalle mie "suole" era da record e non mi andava di portare il tutto nelle scarpe.
Alla fine sono sopravvissuto fino all'arrivo del treno dopo, su cui sono salito scalzo e tale sono rimasto fino a casa.
Ma che stress e che sudata ragazzi, mi domando se valga la pena continuare a rodermi così!
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Re: A Milano si muore di caldo!

Messaggio  young_barefooter il Mer Giu 11 2014, 09:49

Oggi invece visti i precedenti non mi va nemmeno di provarci  Crying or Very sad 
Oltre tutto al ritorno devo passare al supermercato a fare acquisti e la cosa già mi manda in ansia: se ci vado scalzo mi viene  sicuramente il panico, se ci vado con le scarpe, oltre al caldo e al fastidio, mi viene addosso una rabbia pazzesca per non riuscire a essere me stesso come vorrei.
La scorsa settimana ci sono andato scalzo al supermercato, ma avevo solo due cose di numero da prendere ed ero talmente nervoso per aver tenuto le scarpe in tutto il viaggio di ritorno dal lavoro che avrei sfidato il mondo intero...

Magari un giorno sentirete parlare di un serial-killer scalzo!!!  Twisted Evil

Qualcuno potrebbe trovare i miei post sul forum palesemente contraddittori ma purtroppo è più facile essere sereni e avere la mente libera, aperta e razionale con davanti uno schermo e una tastiera.
La realtà invece vede il naufragio quotidiano di tutti i miei ideali e sogni contro i miseri scogli del distorto sentire altrui.
Che peccato!
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Re: A Milano si muore di caldo!

Messaggio  John & Jane il Mer Giu 11 2014, 11:51

No, così non va. Ti ho scritto su un altro post (ho quotato Marcello).
Gianc.

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Re: A Milano si muore di caldo!

Messaggio  aldo1953 il Mer Giu 11 2014, 12:07

young_barefooter ha scritto:Oggi invece visti i precedenti non mi va nemmeno di provarci  Crying or Very sad 
Oltre tutto al ritorno devo passare al supermercato a fare acquisti e la cosa già mi manda in ansia: se ci vado scalzo mi viene  sicuramente il panico, se ci vado con le scarpe, oltre al caldo e al fastidio, mi viene addosso una rabbia pazzesca per non riuscire a essere me stesso come vorrei.
La scorsa settimana ci sono andato scalzo al supermercato, ma avevo solo due cose di numero da prendere ed ero talmente nervoso per aver tenuto le scarpe in tutto il viaggio di ritorno dal lavoro che avrei sfidato il mondo intero...

Magari un giorno sentirete parlare di un serial-killer scalzo!!!  Twisted Evil

Qualcuno potrebbe trovare i miei post sul forum palesemente contraddittori ma purtroppo è più facile essere sereni e avere la mente libera, aperta e razionale con davanti uno schermo e una tastiera.
La realtà invece vede il naufragio quotidiano di tutti i miei ideali e sogni contro i miseri scogli del distorto sentire altrui.
Che peccato!

Ciao, da un lato ti capisco perfettamente, darmi arie da barefooter impavido sarebbe solo una finzione. Però ho stabiito una graduatoria dei luoghi dove me la sento, dove non me la sento e dove magari i non sandali aiutano. Ridicolo , lo so, per i BF di lungo corso. Ma il trucco è allargare sempre di più lo spazio dove me la sento. Per esempio da alcune settimane esco scalzo direttamente da casa, incontro ovviamente qualche vicino e la portinaia, francamente la cosa mi crea disagio ma... sempre meno, lo scopo è di rendere la mia immagine scalza abituale per loro quanto per me, anche perchè so per certo che la voce si sta spargendo, per cui anche chi non mi ha ancora visto, quando capitasse sarà preparato. Lo stesso per strada e nei negozi. A poco a poco e con il favore della buona stagione. Non so se ti può essere utile, ma io la vedo così. Non è facile in effetti superare il condizionamento di troppo anni "calzati"

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Re: A Milano si muore di caldo!

Messaggio  young_barefooter il Mer Giu 11 2014, 13:42

Ah io sto cominciando seriamente a dubitare sulla definizione di barefooter che tendo a darmi con troppa facilità.

Penso sia più appropriato "simpatizzante con qualche esperienza scalza alle spalle".
La cosa tra l'altro mi fa molto arrabbiare perchè alla fine ridendo e scherzando sono almeno 10 anni che, praticando lo scalzismo più o meno frequentemente, faccio i conti con la solita paturnia di come gli altri mi vedono.
Certo, rispetto alle prime esperienze ho fatto molti "passi avanti" ma lo scoglio dei miei timori e sempre lì in attesa.
E attenzione: anche da scarpato, praticamente una vita fa, mi sono sempre fatto una marea di problemi riguardo al modo in cui gli altri mi vedevano e mi giudicavano. Probabilmente è un patologico stadio infantile dal quale non sono mai uscito, ho molta poca stima in me stesso e nelle mie capacità, e ho bisogno del continuo e implicito consenso e approvazione di coloro che mi stanno attorno, anche se si tratta di perfetti sconosciuti.

Arrivato a 34 anni e due figli (l'ultima in arrivo a giorni) certamente oggi ho acquisito maggiore sicurezza, ma purtroppo temo sempre il giudizio del prossimo. A volte mi mostro sicuro di me stesso e aggressivo, ma è solo una sorta di facciata per coprire la mia insicurezza e i miei problemi di fondo.
Ad esempio la sola idea di presentarmi al lavoro in pantaloni corti e sandali mi imbarazza molto nonostante l'ambiente informale, anche ora che il caldo assurdo di questi giorni (e abbiamo i condizionatori guasti!) potrebbe giustificarmi in pieno.
Addirittura scarpe più leggere tipo mocassini senza calze guai, sono anche prigioniero dell'immagine dell'uomo senza calze trasandato e sciatto - non che lo penso direttamente ma a sentire certi commenti dei colleghi mi viene il dubbio - peccato che nel tempo libero le calze non le indosso praticamente mai nemmeno in pieno inverno!
Figuriamoci venire in ufficio in infradito o a piedi nudi.
Peccato che ora sia qua con i piedi cotti e le calze che potrei strizzare, tra l'altro anche le normali mansioni lavorative mi riescono difficili, tra il caldone e questo senso di continuo fastidio e oppressione ai piedi.

E voi un caso simile lo definireste "barefooter"? A volte credo che avrei maggiore successo se facessi il comico!
Meno male che non ho ancora stampato i bigliettini dei Nati-Scalzi, a darli in giro credo che rovinerei la reputazione dei veri camminatori scalzi. Il file è sempre lì, sul mio desktop ma anche in un angolino speciale del mio cuore, in attesa che possano divenire il segno tangibile e concreto che qualcosa nella mia vita sia cambiato in meglio. Ma ho qualche dubbio in proposito...

Queste sono alcune delle motivazioni che mi hanno portato a disertare l'incontro di Milano di qualche giorno fa. Sinceramente non mi sento ancora pronto, non abbiatene a male. Siete delle persone sicuramente squisite, sono io che non mi sento ancora tranquillo e a mio agio al 100%. Sarei venuto tra mille timori e mi sarei sentito in imbarazzo nel mostrare a mia moglie un lato di me che ho sempre voluto nascondere, temendo chissà quali conseguenze.

Spero che questo caldo malefico molli un po' la presa, magari mi passa un po' di depressione-scalza!
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Sarò breve

Messaggio  young_barefooter il Mer Giu 11 2014, 22:24

Evidentemente ho delle tendenze masochiste, comunque ho notato che a volte, sentirmi depresso mi aiuta a trovare la forza di uscire dalla palude psicologica in cui spesso mi sotterro per mia stessa mano.

Nello specifico, oggi pomeriggio all'uscita dal lavoro ho deciso di concedermi 'na botta di vita giusto per gustarmi il piacevole (in senso ironico) clima di Milano in questi giorni (34,6 °C a Lambrate), ma già che c'ero ho voluto esagerare un po' e ho fatto quanto segue (scalzo, of course):

  • Circa 2,5 Km a piedi per raggiungere la stazione del passante di Milano in Piazzale Dateo tra temperature africane e marciapiedi infuocati (si fa per dire, c'era un mare di ombre!);
  • Attraversamento indenne dei tornelli con guardie giurate assassine all'ingresso della stazione;
  • Viaggio in treno fino alla mia stazione di destinazione;
  • Tragitto scalzo fino alla mia macchina;
  • Guida a piedi nudi fino ad un centro commerciale fuori città;
  • Acquisto di una lampadina al Brico Center (con coda per pagare);
  • Spesa al supermarket (teatro delle mie più terribili paure) assolutamente scalzo (carrello quasi pieno, mica due cosette) con inclusa coda alla cassa per pagare;
  • Scarico della spesa e trasporto della stessa dalla macchina a casa mia (davanti a buona parte dei condomini suocero incluso - ma qua è vincere facile, loro già mi conoscono...)


Visto che sto scrivendo ora, presumo di non essere ancora morto a seguito della "passeggiata" sopra descritta.
Al ritorno avevo dei piedi di un nero indescrivibile ma il tutto è stato davvero molto piacevole. Tra l'altro mentre ero in coda alla cassa mi è venuta addosso una strana sensazione di sicurezza e tranquillità, addirittura ho notato che paradossalmente provavo come un maggiore senso di empatia verso chi mi circondava, come se mostrarmi più gentile e simpatico rispetto al solito potesse migliorare la percezione del mio scalzismo da parte degli altri.
Un'esperienza da ripetere. Ora Bfpaul puoi arrabbiarti con me, stavolta me lo merito!
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Re: A Milano si muore di caldo!

Messaggio  Marc_63 il Gio Giu 12 2014, 09:33

Ho letto con molta attenzione i tuoi interventi, Young, e devo dire che ho apprezzato la tua sincerità e il fatto che abbia deciso di "sfogarti" con noi.
Io non sono uno psicologo e pertanto le mie constatazioni derivano dalla mia esperienza diretta di tanti anni di barefooting.
Ho notato, già da qualche anno, che talvolta mi capita di camminare scalzo, anche in posti consueti, (dove capito spesso, e dove normalmente cammino con tutta tranquillità ) provando una strana sensazione di disagio; ma voglio essere ancora più sincero, una situazione di fastidio nello stare scalzo. Dal principio non ci facevo caso più di tanto, e, devo dire la verità, magari attribuivo questo mio "malessere" ad un qualche fattore socio-ambientale (del momento) che non riuscivo a cogliere e a spiegare. Avendo l'abitudine di portare (quasi) sempre un paio di sandali leggerissimi per situazioni di emergenza, finivo con l'indossarli con la convinzione che quello stato negativo potesse passare. Riflettendo più attentamente poi, mi sono accorto che si, la situazione di disagio, indossati i sandali, veniva leggermente mitigata, ma non solo non spariva del tutto, ma ad essa si aggiungeva una sensazione come di "sconfitta" che finiva con l'alterare notevolmente il mio umore. Quale poteva essere la ragione del mio disagio (fra la gente) e della mia irritazione, una volta che avevo indossato i sandali ?
Evidentemente nulla, o poco, aveva a che fare con lo stare scalzo; compresi che dovevo ricercare altrove le ragioni. Vedi Young, tanto spesso, quando noi decidiamo di camminare scalzi, ci preoccupiamo del contesto socio culturale che ci circonda in quel momento, facendo dipendere, spesso con eccessiva facilità, la nostra scelta (quella di stare scalzi o meno) dall'ambiente in cui ci troviamo (luogo, orario, presenza di gente, condizioni meteo, selciato ecc.), senza però considerare il nostro "contesto personale", ovvero tutti quegli elementi, che cambiano di volta in volta influenzando positivamente o negativamente il nostro umore e il nostro stato psicologico generale.
Che giornata mi aspetta ? Oppure : Come è stata la mia giornata ? Il lavoro ? I rapporti con la mia famiglia ? E' avvenuto un qualcosa che mi ha preoccupato e che mi preoccupa (anche se ho cercato o cerco di rimuoverlo) ? Scalzismo a parte, sono soddisfatto di me stesso ? Sono in pace con me stesso ? Scusa : sono in pace con la mia coscienza ? Provo un qualche senso di colpa per un mio comportamento che poteva essere diverso ? In famiglia, nel lavoro, nei rapporti con gli altri mi sono comportato correttamente ? Sono venuto meno ad una qualche responsabilità ? Ci sono momenti nella nostra vita nei quali, pur inconsciamente, il carico delle "insoddisfazioni personali" arrivano ad alterare il nostro umore (chi più chi meno) ed hanno un pesante riflesso non solo sul nostro modo di rapportarci con gli altri, ma soprattutto sul nostro "stare" con noi stessi. Se poi vediamo il "camminare scalzi" come una sorta di premio che possiamo concederci in tanti momenti della nostra vita, in certi momenti, non ci capita forse di domandarci se quel premio ce lo meritiamo o meno ?
Purtroppo, il fatto di essere vissuti, sin dalla nascita, con le scarpe ai piedi, ci fa ancora vedere lo stare scalzi non come una situazione naturale, da vivere nel bene o nel male, ma come una sorta di "lusso" ( o di piacere, se preferisci), che possiamo concederci nella nostra vita in alcuni momenti di essa e in presenza di determinate condizioni (esterne a noi e interne a noi ).
E, bada, nessuno di noi è del tutto esente da questo, neppure il nostro amato Presidente Bfpaul che tu hai citato. Ci possono essere persone che magari lo vivono in maniera più o meno marcata, persone che, anche data l'età, o sono al termine della carriera o sono addirittura pensionati, per i quali si attenua la necessità di rispettare alcuni "canoni di integrazione sociale", ma, sfido qualunque barefooter a dichiarare che vive scalzo (in un contesto occidentale come il nostro), con la stessa naturalezza con la quale una persona calzata vive il suo "stare con le scarpe ai piedi", e soprattutto sempre e comunque.
Raggiungere un livello di naturalezza "totale", nello stare scalzi (per lo meno nel nostro contesto socio-culturale), in modo da vivere lo scalzismo come condizione "standard" del nostro vivere (e quindi tale da non poter essere influenzata da quei fattori esterni ed interni a cui ho accennato) è molto difficile, non facciamoci illusioni.
Per noi che amiamo camminare scalzi è sempre un "cammino in salita", soprattutto in un momento di crisi generale come questa, dove le incertezze per il nostro futuro ci impongono sempre di più la necessità di fornire di noi un'immagine sempre più irreprensibile e sempre più credibile.
Detto ciò, però, vediamo anche l'altro lato della medaglia: se è vero che più un minerale è raro e più è prezioso, se anche riusciamo a praticare il barefooting in limitate occasioni, non sentiamoci assolutamente "in colpa", ne' con noi stessi, ne' con gli altri; godiamoci i momenti in cui possiamo camminare scalzi e godiamoceli sino in fondo, vivendoli come una "cosa preziosa" che da un lato ci ristora e dall'altro ci da la forza, il coraggio e la volontà di continuare e di continuare con maggiore intensità.
Ma poi, mi domando e ti domando, se il camminare scalzi fosse così naturale e lo praticassimo sempre e dovunque, non pensi che, alla fine, finiremmo col darlo per scontato e a non godercelo neppure più di tanto ? Wink 


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Re: A Milano si muore di caldo!

Messaggio  young_barefooter il Gio Giu 12 2014, 11:21

Mi fa molto piacere sentirmi compreso e accettato per quello che sono, difetti inclusi!
E mi dispiace se a volte mi capita di riversare le mie frustrazioni scrivendo nel forum, ma sinceramente al di fuori di qui è dura trovare interlocutori che condividono e comprendono per davvero la mia passione.

Già scoprire che esistono altri come me è stata una vera illuminazione che mi ha dato tanto coraggio, ma addirittura trovare una comunità di amici che sanno ascoltare e consigliare ha per me un valore inestimabile.
E come con i veri amici degni di definirsi tali, a volte è necessario confidarsi (senza esagerare magari - ognuno ha i suoi guai, farsi carico di quelli altrui non è sempre possibile).

Attualmente mi trovo a combattere una guerra di liberazione personale, e non sto esagerando!
Il camminare scalzo è per me metafora di crescita e di evasione dai rigidi tracciati che la società dove viviamo vorrebbe imporci.
Io stesso ne sono stato vittima per anni e scoprire quasi per caso che a piedi nudi posso farcela mi ha aperto la mente, abbattendo certi muri sotto ai quali sono nato e che credevo fossero indistruttibili.
Ora sono una persona diversa, con ancora tanti limiti, ma consapevole di ciò che mi circonda e molte volte
incazzato nero verso la meschinità e la mediocrità nelle quali qualcuno vorrebbe costringerci a vivere.

Rifiuto totalmente l'omologazione agli standard del "gregge", anche se essi sono apparentemente protettivi
e appaganti, in realtà sono semplici scorciatoie per evitare di esporsi.
Perchè il gregge deve avere paura per rimanere tale, e chi ne viola le immutabili leggi di paura ne fa tanta,
perchè fa accendere in noi qualche lampadina in testa, spinge a riflettere e a chiedersi se quella sia davvero l'unica via. Ci espone al dubbio e fa vacillare le certezze di una vita.
Se davvero vogliamo fare qualcosa per il nostro travagliato mondo, iniziamo dalle piccole cose,
iniziamo a cambiare in meglio noi stessi!

E tutto questo l'ho capito, quasi per caso e quasi di nascosto, rinunciando per puro piacere e curiosità a
quel mezzo centimetro di gomma che mi isolava dal mondo.
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Re: A Milano si muore di caldo!

Messaggio  bfpaul il Gio Giu 12 2014, 12:28

Marc_63 ha scritto: ...........
E, bada, nessuno di noi è del tutto esente da questo, neppure il nostro amato Presidente Bfpaul che tu hai citato.
Assolutamente vero.
Non voglio darmi arie di quello che non prova difficoltà in alcun contesto, infatti ci sono luoghi e situazioni in cui un paio di sandali o di scarpe li metto.
Non vado scalzo in pullman perché se qualcuno mi pestasse un piede TUTTI si metterebbero a ridere, non vado scalzo al cinema perché ormai i film li vedo a casa, non vado scalzo in parrocchia perché pensebbero che sto facendo una penitenza e quindi devo averla fatta davvero grossa, e poi distrarrei troppo la gente.
In genere in quelle situazioni in cui potrei essere in difficoltà e non potrei spiegare a chi mi chiedesse o rimproverasse, perché sono scalzo.
Molto poche credetemi!
Mi sono dato due massime:
- non devo dimostrare niente a nessuno, quindi se da qualche parte o in qualche luogo non vado scalzo, è una mia scelta e nessuno mi può dire che mi sono rimesso le scarpe "violando" la regola che è solo nella sua testa "che DEVO andare sempre scalzo". E se accade, non ho perso né una battaglia né una scommessa perché da sempre so che c'é un limite per ogni cosa;
- vado scalzo perché mi piace e quando non è più un piacere o mi distrarrebbe dal godere una situazione particolare, posso anche rinunciarvi. L'importante è che la scelta sia mia e non di altri che vorrebbero mettermi o togliermi le scarpe a loro piacimento.

Insomma, andare scalzi è una questione di testa più che di piedi e tutti credo ne siamo convinti; il lavoro da fare è "nella nostra testa". Quando l'avremo liberata da pregiudizi e timori più o meno fondati e "saremo scalzi nella testa" potremo goderci appieno il nostro "essere e stare scalzi" nei piedi.

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Re: A Milano si muore di caldo!

Messaggio  Marc_63 il Gio Giu 12 2014, 13:35

Insomma, andare scalzi è una questione di testa più che di piedi e tutti credo ne siamo convinti; il lavoro da fare è "nella nostra testa". Quando l'avremo liberata da pregiudizi e timori più o meno fondati e "saremo scalzi nella testa" potremo goderci appieno il nostro "essere e stare scalzi" nei piedi.

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Joung-barefooter ha scritto:Mi fa molto piacere sentirmi compreso e accettato per quello che sono, difetti inclusi!
E mi dispiace se a volte mi capita di riversare le mie frustrazioni scrivendo nel forum, ma sinceramente al di fuori di qui è dura trovare interlocutori che condividono e comprendono per davvero la mia passione.

Già scoprire che esistono altri come me è stata una vera illuminazione che mi ha dato tanto coraggio, ma addirittura trovare una comunità di amici che sanno ascoltare e consigliare ha per me un valore inestimabile.
E come con i veri amici degni di definirsi tali, a volte è necessario confidarsi (senza esagerare magari - ognuno ha i suoi guai, farsi carico di quelli altrui non è sempre possibile).

Attualmente mi trovo a combattere una guerra di liberazione personale, e non sto esagerando!
Il camminare scalzo è per me metafora di crescita e di evasione dai rigidi tracciati che la società dove viviamo vorrebbe imporci.
Io stesso ne sono stato vittima per anni e scoprire quasi per caso che a piedi nudi posso farcela mi ha aperto la mente, abbattendo certi muri sotto ai quali sono nato e che credevo fossero indistruttibili.
Ora sono una persona diversa, con ancora tanti limiti, ma consapevole di ciò che mi circonda e molte volte
incazzato nero verso la meschinità e la mediocrità nelle quali qualcuno vorrebbe costringerci a vivere.

Rifiuto totalmente l'omologazione agli standard del "gregge", anche se essi sono apparentemente protettivi
e appaganti, in realtà sono semplici scorciatoie per evitare di esporsi.
Perchè il gregge deve avere paura per rimanere tale, e chi ne viola le immutabili leggi di paura ne fa tanta,
perchè fa accendere in noi qualche lampadina in testa, spinge a riflettere e a chiedersi se quella sia davvero l'unica via. Ci espone al dubbio e fa vacillare le certezze di una vita.
Se davvero vogliamo fare qualcosa per il nostro travagliato mondo, iniziamo dalle piccole cose,
iniziamo a cambiare in meglio noi stessi!

E tutto questo l'ho capito, quasi per caso e quasi di nascosto, rinunciando per puro piacere e curiosità a
quel mezzo centimetro di gomma che mi isolava dal mondo.

Si, e figurati che la "logica" del gregge impaurito è tramontata, come concetto, ormai anche nella Chiesa. Una volta il "gregge" era tenuto a bada con la perenne minaccia dei "castighi da parte di Dio", (ne restano tracce ancora in alcuni formulari liturgici, come la vecchia formula dell' "Atto di dolore"), anche nella Chiesa quel concetto, dopo il Concilio Vaticano II, è stato via via superato, oggi "essere gregge" ha un altro significato, certo più evangelico del precedente. Tuttavia, al concetto di "gregge", nel mondo laico, si è sostituito quello di "massa". E' la massificazione, appesantita ancora di più dalla globalizzazione, che rappresenta sempre di più l'antitesi a quell' "umanesimo integrale" che intende invece restituire all'uomo la sua peculiarità. Purtroppo viviamo in un mondo dove "i sistemi" decidono per noi, e ci lasciano un margine di decisione estremamente esiguo, in ogni campo. Naturalmente tutto questo è stato possibile, ed è possibile, con la complicità dell'uomo, che ha finito con il lasciarsi incantare dalle soluzioni "preconfezionate" e col diventarne schiavo. Quand'ero bambino, ad esempio, mi capitava spesso di "costruirmi i giochi" con i miei amichetti. Spesso ci creavamo un autobus, con le sedie, una gruccia per volante o un vassoio tondo di metallo, e un pezzo di manico di scopa con sulla cima una pallina fissata con il nastro isolante e il tutto piantato in un vaso di terra per simulare la leva del cambio; mentre, ad esempio, la cinghia della serranda era utilizzata a mo' di fune dei trolley del filobus; oppure il vecchio macinacaffè utilizzato come reostato del tram .... Oggi i bambini hanno tutto preconfezionato; esistono programmi del computer che simulano qualsiasi cosa e qualsiasi situazione, e, tutto questo non da più spazio all'inventiva e al ragionamento. Tutto questo è "disumanizzante", e la cosa che più dovrebbe far inorridire è che, alla fine, tutte queste cose, preconfezionate e standard, che vengono spacciate per essere strumenti "al servizio dell'uomo", finiscono con l'essere strumenti che "annientano l'uomo" e le sue facoltà umane.
Non so fino a che punto la gente sia conscia di questo e del fatto che giorno dopo giorno va perdendo la propria libertà.
Spesso ci lamentiamo del fatto che alcune persone non sopportano di vederci scalzi e che talvolta esprimono palesemente il proprio risentimento (quando addirittura non si inventano regole che non esistono); è la mentalità dei "capo' " dei campi di sterminio nazisti, dove l'unico "potere" che ancora resta è quello di negare la libertà agli altri, ai propri simili, di accusarli, di tenerli sotto smacco. E questo, caro Joung, non avviene solo a livello sociale, diciamo così, ma a tutti i livelli ... vogliamo parlare della politica ? Della burocrazia ? Vogliamo parlare degli ambienti professionali ? Forse forse, quella di poter ancora camminare scalzi è una delle pochissime libertà che ci sono rimaste; e che vanno salvaguardate anche con i denti, se necessario.
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Re: A Milano si muore di caldo!

Messaggio  Grand Choeur il Gio Giu 12 2014, 15:09

Marc_63 ha scritto:
Insomma, andare scalzi è una questione di testa più che di piedi e tutti credo ne siamo convinti; il lavoro da fare è "nella nostra testa". Quando l'avremo liberata da pregiudizi e timori più o meno fondati e "saremo scalzi nella testa" potremo goderci appieno il nostro "essere e stare scalzi" nei piedi.

bfpaul

Da scrivere a caratteri cubitali. Very Happy Wink

Aggiungerei che è anche questione di cuore.

Per il resto concordo in pieno.
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Re: A Milano si muore di caldo!

Messaggio  Marc_63 il Gio Giu 12 2014, 17:45

Gran Choeur ha scritto:Aggiungerei che è anche questione di cuore.

Certo, anche di "cuore" ....  Very Happy 
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Marc_63

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Re: A Milano si muore di caldo!

Messaggio  Alexey il Gio Giu 12 2014, 21:15

Marcello, concordo in pieno totalmente!!
Viviamo in un formicaio di 7 miliardi di persone e la persona vale di meno di una formica, e varrà sempre meno se andiamo avanti così...
Young, siamo coetanei, perché un giorno non ci facciamo un giro a milano?

Alexey

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Re: A Milano si muore di caldo!

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