Riflessioni scalze di fine anno

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Riflessioni scalze di fine anno

Messaggio  Piedi Neri il Mer Dic 31 2014, 16:53

Tanti auguri di un buon 2015 a tutti gli amanti dello scalzismo!
Quest’anno ho trascorso le giornate che precedono e seguono il Natale a casa, dove ho invitato a pranzo amici e parenti di mia moglie; per tutto il tempo sono rimasto scalzo, come è d’abitudine per me in casa, e sempre scalzo mi accingo a celebrare il Capodanno. In queste occasioni ci si ritrova insieme anche dopo molto tempo, e devo dire che nessuno ha fatto osservazioni di alcun tipo in merito ai miei piedi nudi, pur non essendo tutti a conscenza della mia passione per lo scalzismo.
Ai miei ospiti ho solo chiesto di togliersi le scarpe (odio quando qualcuno calpesta i miei tappeti con le scarpe). Qualcuno di essi è rimasto con le calze, mia cognata invece è stata senza problemi tutto il tempo a piedi nudi come me e mio figlio, scalzista nato. Le figlie di una mia amica, dall’età compresa tra i quattro ed i sette anni, si sono invece presentate a casa mia con delle graziose pantofole.
Alcuni giorni fa riflettevo su quale fosse la condizione per potermi definire un barefooter. A mio parere la discriminante non è la quantità di tempo che riesco a passare scalzo, o il numero di occasioni in cui mostrarmi scalzo in pubblico o in privato, quanto piuttosto l’essere riconosciuto come tale da chi mi conosce: amici, parenti, vicini di casa; l’avere il coraggio di presentarmi come realmente sono, senza dovermi nascondere, il praticare lo scalzismo in pubblico ogni volta che lo desidero senza la paura di essere riconosciuto. E qui riconosco di avere ancora molta strada da percorrere, perché nonostante alcuni progressi il timore di essere giudicato negativamente, classificato quantomeno come ‘un tipo bizzarro’ resta sempre alto in una società, come quella italiana, dove l’apparire da sempre prevale di gran lunga sull’essere, ben più che in altri Paesi.
Ho cominciato ad affrontare questo argomento con alcuni amici, e con alcuni colleghi di lavoro con cui ho rapporti più stretti. In occasione di alcune attività lavorative che ho dovuto svolgere durante un week-end di inizio settembre mi sono presentato in ufficio scalzo, chiedendo ai colleghi se questa condizione creasse loro qualche disagio. Nessuno ha sollevato obiezioni, per cui ho passato l’intera giornata in ufficio a piedi nudi. In effetti si trattava di un’occasione particolare, in cui ho lavorato solamente con i miei più stretti collaboratori, tuttavia la considero un grosso passo in avanti, in quanto ho superato il timore del giudizio altrui, delle possibili maldicenze, mostrando con convinzione un aspetto di me a loro sconosciuto.
Ho apprezzato molto gli interventi dei nuovi soci, in gran parte giovani, che stanno animando questo forum, ed il coraggio che molti di essi mostrano nel vivere il proprio scalzismo: è questo un buon segno che lascia ben sperare per il futuro!
Forza, siamo in tanti e non siamo soli!
Buon 2015 a tutti!
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Piedi Neri

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Re: Riflessioni scalze di fine anno

Messaggio  Alexey il Gio Gen 01 2015, 17:39

Mi unisco agli auguri e all'incitamento di vivere il più possibile per come siamo veramente e non come gli altri si aspettano.
Andare scalzi non è un problema fra gli sconosciuti, dei quali il giudizio ha poca importanza se non nulla. Il difficile è farlo tra i conoscenti, fra i quali esisterà sempre qualcuno che tenterà di farci desistere, ma noi non siamo soli e questo aiuta.

Alexey

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Re: Riflessioni scalze di fine anno

Messaggio  Capriolo il Dom Gen 04 2015, 23:26

Ciao,
ho letto le riflessioni di Piedi Neri riguardo le condizioni per potersi considerare un barefooter e mi accorgo di condividerle molto.
Secondo me il problema è che molto spesso si è portati a giudicare le persone troppo in fretta e principalmente in base alle apparenze; anch'io ho notato che la società italiana dà ancora più peso alle apparenze di quella di altri Paesi europei. Quindi, considerando che la nostra società è fatta per la maggioranza di "calzati", essere scalzi in un contesto in cui è normale vedere persone calzate può generare semplicemente stupore o curiosità, ma anche valutazioni negative, eventualmente legate al tipo di vita o di attività che svolgiamo. Questi sentimenti o valutazioni sono ancora più forti se si è scalzi nella stagione invernale e dove fa più freddo, quindi tutti ci si veste di più (per intenderci, la persona scalza con giaccone pesante genera ancora maggior stupore).

Ciascuno di noi ha a che fare con un contesto di lavoro, famiglia, amici, che può essere di vedute più o meno aperte e quindi condizionarci più o meno nel nostro stare scalzi; può esserci chi ci condivide e ammira, chi dice "piace anche a me, anch'io sto scalzo" (ma magari non lo vedi mai scalzo...), chi tenta di farci desistere, chi accetta di ragionarci o chi giudica negativamente e basta, senza lasciare la possibilità di discussione. Spesso è impossibile far ragionare tutte le persone con cui abbiamo a che fare, dobbiamo scegliere di seguire i nostri ideali e trovare il miglior compromesso in tutte le situazioni, visto che non possiamo cambiare il pensiero di tutte le persone né litigare con tutti e innanzitutto abbiamo bisogno di lavorare...
Leggendo i vari post capisco che molti trovano limitazioni simili e devono trovare compromessi di questo genere, legati al fatto di trovarsi nel contesto lavoro-famiglia-amici o potere incontrare persone legate al contesto lavorativo.

Mi trovo in una situazione simile a quella descritta da "Piedi neri", per citare alcuni esempi: sul lavoro mai scalzo (spesso uso zoccoli aperti senza calze, ma stare scalzo è vietato), a casa sempre scalzo chiunque venga, da qualche amico scalzo da altri no, nella città in cui abito a volte, in vacanze o località di villeggiatura quasi sempre; anch'io ho parlato con alcuni amici del mio scalzismo ed ho trascorso giornate scalzo con loro.
Anch'io quindi mi sono chiesto "sono davvero un barefooter?" e confrontandomi con i post che ho letto mi sono risposto affermativamente.

Ricordo di aver letto più volte su questo forum che essere barefooter non significa necessariamente essere scalzi sempre e dappertutto, ma esserlo quando ci si sente e si ha voglia (ovviamente non solo in casa propria), sentendosi se stessi e liberi di farlo, come cosa naturale e senza provare il bisogno di apprezzamenti o giustificazioni con chi ci vede.
Mi rendo conto anche di come il barefooting si stia lentamente diffondendo negli ultimi anni e questo ci aiuta molto, ma al tempo stesso siamo proprio noi "barefooter" che possiamo facilitarne la diffusione, mostrandoci scalzi senza timori di poterlo fare.

Queste considerazioni mi hanno aiutato molto nelle mie riflessioni riguardo l'essere o no barefooter e credo possano aiutare chi ha fatto riflessioni simili alle mie; mi danno anche l'incoraggiamento a "osare" a poco a poco sempre di più nell'andare scalzo in situazioni in cui prima ero calzato, in maniera molto naturale e senza forzarmi in questo, accorgendomi così anche di come le persone mi accettano ugualmente.

Quindi coraggio e ancora
buon 2015, sempre più scalzi!!!

Capriolo

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Re: Riflessioni scalze di fine anno

Messaggio  Alexey il Lun Gen 05 2015, 07:26

Ciao capriolo, eccerto che sei barefooter...l'importante è andare scalzi quando si riesce, purtroppo praticamente quasi tutti noi nel mondo del lavoro dobbiamo per forza essere calzati, ma lo spirito del barefooter è quello che se le toglie appena può senza dover dimostrare niente a nessuno, non è una gara ma un piacere

Alexey

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Re: Riflessioni scalze di fine anno

Messaggio  bfpaul il Lun Gen 05 2015, 22:09

Capriolo ha scritto:
Ciao,
ho letto le riflessioni di Piedi Neri riguardo le condizioni per potersi considerare un barefooter e mi accorgo di condividerle molto.
Secondo me il problema è che molto spesso si è portati a giudicare le persone troppo in fretta e principalmente in base alle apparenze; anch'io ho notato che la società italiana dà ancora più peso alle apparenze di quella di altri Paesi europei. Quindi, considerando che la nostra società è fatta per la maggioranza di "calzati", essere scalzi in un contesto in cui è normale vedere persone calzate può generare semplicemente stupore o curiosità, ma anche valutazioni negative, eventualmente legate al tipo di vita o di attività che svolgiamo. Questi sentimenti o valutazioni sono ancora più forti se si è scalzi nella stagione invernale e dove fa più freddo, quindi tutti ci si veste di più (per intenderci, la persona scalza con giaccone pesante genera ancora maggior stupore).

Ciascuno di noi ha a che fare con un contesto di lavoro, famiglia, amici, che può essere di vedute più o meno aperte e quindi condizionarci più o meno nel nostro stare scalzi; può esserci chi ci condivide e ammira, chi dice "piace anche a me, anch'io sto scalzo" (ma magari non lo vedi mai scalzo...), chi tenta di farci desistere, chi accetta di ragionarci o chi giudica negativamente e basta, senza lasciare la possibilità di discussione. Spesso è impossibile far ragionare tutte le persone con cui abbiamo a che fare, dobbiamo scegliere di seguire i nostri ideali e trovare il miglior compromesso in tutte le situazioni, visto che non possiamo cambiare il pensiero di tutte le persone né litigare con tutti e innanzitutto abbiamo bisogno di lavorare...
Leggendo i vari post capisco che molti trovano limitazioni simili e devono trovare compromessi di questo genere, legati al fatto di trovarsi nel contesto lavoro-famiglia-amici o potere incontrare persone legate al contesto lavorativo.

Mi trovo in una situazione simile a quella descritta da "Piedi neri", per citare alcuni esempi: sul lavoro mai scalzo (spesso uso zoccoli aperti senza calze, ma stare scalzo è vietato), a casa sempre scalzo chiunque venga, da qualche amico scalzo da altri no, nella città in cui abito a volte, in vacanze o località di villeggiatura quasi sempre; anch'io ho parlato con alcuni amici del mio scalzismo ed ho trascorso giornate scalzo con loro.
Anch'io quindi mi sono chiesto "sono davvero un barefooter?" e confrontandomi con i post che ho letto mi sono risposto affermativamente.

Ricordo di aver letto più volte su questo forum che essere barefooter non significa necessariamente essere scalzi sempre e dappertutto, ma esserlo quando ci si sente e si ha voglia (ovviamente non solo in casa propria), sentendosi se stessi e liberi di farlo, come cosa naturale e senza provare il bisogno di apprezzamenti o giustificazioni con chi ci vede.
Mi rendo conto anche di come il barefooting si stia lentamente diffondendo negli ultimi anni e questo ci aiuta molto, ma al tempo stesso siamo proprio noi "barefooter" che possiamo facilitarne la diffusione, mostrandoci scalzi senza timori di poterlo fare.

Queste considerazioni mi hanno aiutato molto nelle mie riflessioni riguardo l'essere o no barefooter e credo possano aiutare chi ha fatto riflessioni simili alle mie; mi danno anche l'incoraggiamento a "osare" a poco a poco sempre di più nell'andare scalzo in situazioni in cui prima ero calzato, in maniera molto naturale e senza forzarmi in questo, accorgendomi così anche di come le persone mi accettano ugualmente.

Quindi coraggio e ancora
buon 2015, sempre più scalzi!!!

Ogni tanto, ritorna questa vecchia domanda.
Guardate un po', essere barefooter non si misura ne' a peso né in altro modo.
Possiamo definire "il modo" in cui si è barefooter ma non "il quanto".
Non se parla mai, ma vorrei ricordare che il nostro Club ha ovviamente i suoi Soci e che questi nel modulo di iscrizione trovano da mettere la spunta su Barefooter/integrale/cittadino/hiker e così via per farci capire  le loro preferenze o alla larga "il modo" in cui esprimono il loro "essere barefooter".
Non vi angustiate quindi, andate scalzi ogni volta che vi va e che godetevi il Vostro scalzismo.
E magari, iscrivetevi al Club!!

bfpaul
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bfpaul
past President del Club NatiScalzi

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