Il valore dell'esperienza

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Il valore dell'esperienza

Messaggio  EmaPan il Ven Giu 17 2016, 11:41

Ho scritto più di un anno fa in questo forum, e ora volevo raccontarvi l’esperienza vissuta nel frattempo.
Tutto è partito da una malformazione che le scarpe avevano procurato al piede (di cui vi parlai un anno fa), e pertanto mi sono cominciato ad interessare a questo meraviglioso strumento che la natura, ovvero l’evoluzione portata avanti dalla fatica dei nostri lontanissimi antenati, ci ha donato. Affascinato da quello che leggevo, ho cominciato lentamente a fortificare un piede reso indubbiamente debole da quasi quattro decenni di uso forzato di scarpe (i rari momenti in cui camminavo scalzo in casa o in boschi solitari non possono definirsi vere e proprie esperienze scalzistiche). Incoraggiato dalle vostre testimonianze, ho cominciato a camminare dapprima con i sandali infradito (che non avevo mai messo in vita mia), e ne ho provato grande piacere. Durante l’estate, il clima vacanziero mi ha reso più sciolto e ho cominciato a camminare scalzo anche in altri ambienti (piacevolissimo è stato camminare nel parco di Versailles, dove ho sperimentato la mia prima breve corsa a piedi a nudi su diversi tipi di terreno). Preso dalla foga, ho deciso che dovevo spingermi in quello che credevo erroneamente essere un passo in avanti, cioè utilizzare le scarpe Fivefingers in modo da poter sfruttare la camminata naturale più che potevo.
Lì sono cominciate le note negative. Correvo e camminavo per chilometri, ignorando le fitte di dolore che talvolta sentivo, convinto che il mio piede in poche settimane avesse dimenticato gli anni di torture subite con le scarpe che oggi ci vengono proposte. Invece ho ricevuto in regalo una fascite plantare con i fiocchi. E ho avuto la malaugurata idea di rivolgermi a medici e fisioterapisti, e tutti hanno accusato questo mio interesse di camminare “a piedi nudi”, alcuni sorridendo paternamente come davanti ad un bimbo capriccioso, altri dicendo che “una volta si poteva camminare a piedi nudi, ma ormai non è più possibile”. Tutti, e ripeto tutti questi “professionisti della salute” sono arrivati a dileggiare questo mio interesse, ma con motivazioni che chiamare “scientifiche” farebbe rivoltare nelle tombe le migliaia di uomini che hanno reso onore alla parola “scienza”. Scoraggiato, e visto che il dolore purtroppo continuava e limitava seriamente le mie amate e lunghe passeggiate, ho dato loro retta, anche se pieno di dubbi. Ho ripreso le scarpe (quelle normali, non quelle speciali consigliatemi dai “professionisti”, alcuni dei quali mi avevano dato in prova delle scarpe per diabetici in cui il piede veniva rinchiuso in una prigione ovattata tanto che sembrava che me li avessero amputati). Il dolore era attenuato, ma non scompariva, ma ormai mi ero abituato all’idea che ci avrei dovuto convivere, per cui ogni sera mi applicavo impacchi di ghiaccio e di giorno camminavo, con uno stato d’animo tutt’altro che sereno (ammetto di avervi anche incolpati per avermi incoraggiato in questo dannoso vizio).
Dimenticata questa parentesi scalzista, un bel giorno in libreria, mentre pigramente giravo tra gli scaffali, mi cade l’occhio su un libro riguardante i vantaggi di camminare scalzi (era vicino al settore New Age e altre religioni!). Come un ex fumatore che ha una ricaduta, lo acquisto e comincio a leggerlo. Nulla di nuovo, se non il concetto che usare le calzature “barefoot” senza prima aver imparato a camminare a piedi nudi era pericoloso perché si potevano causare fasciti plantari. Cercando sul vostro forum, la cosa è ripetuta spesso, ma essendo testardo ci dovevo sbattere il muso sopra prima di capire a fondo questo concetto piuttosto semplice (per voi è la scoperta dell’acqua calda, ma evidentemente mi sono sempre lavato con quella fredda). Camminare a piedi nudi significa camminare a piedi nudi: per capire davvero questo messaggio dovevo vivere l'esperienza sulla mia pelle.
Sono tornato a togliere le scarpe,e ho ricominciato a camminare con i miei piedi nudi, tanto più contento quanto più scontenta era la mia mogliettina. Ebbene, già dopo un paio di settimane dall’essere ricaduto nel vizio, la fascite se ne è andata. E oggi, dopo cinque mesi, i miei piedi, le mie ginocchia, la mia schiena, le mie spalle, sono tornate perfette, e devo dire che erano una decina d’anni che non mi sentivo così bene.
E quanto cammino, signori miei. Ho raggiunto punte di 15 km a piedi nudi, per poi proseguire per altrettanti chilometri indossando un paio di sandali che mi sono fatto fare da un artigiano vicino casa, brutti, ma senza alcun tacco e resistentissimi.
In nota preciso che non voglio assolutamente offendere la categoria dei “professionisti della salute”, quindi faccio tesoro delle loro parole e comunico a tutti voi il messaggio che camminare a piedi nudi in età adulta è pericoloso. Questo personale e prolungato benessere è molto probabilmente la conseguenza di un meraviglioso effetto placebo, oppure può darsi che strutturalmente sono fatto male e non mi sono ancora evoluto abbastanza da essermi completamente adattato all’uso delle scarpe.
In ogni caso, volevo dirvi grazie e scusarmi per aver, anche se per poco, dubitato delle vostre parole.
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Re: Il valore dell'esperienza

Messaggio  bfpaul il Ven Giu 17 2016, 13:10

EmaPan ha scritto:Ho scritto più di un anno fa in questo forum, e ora volevo raccontarvi l’esperienza vissuta nel frattempo.
Tutto è partito da una malformazione che le scarpe avevano procurato al piede (di cui vi parlai un anno fa), e pertanto mi sono cominciato ad interessare a questo meraviglioso strumento che la natura, ovvero l’evoluzione portata avanti dalla fatica dei nostri lontanissimi antenati, ci ha donato. Affascinato da quello che leggevo, ho cominciato lentamente a fortificare un piede reso indubbiamente debole da quasi quattro decenni di uso forzato di scarpe (i rari momenti in cui camminavo scalzo in casa o in boschi solitari non possono definirsi vere e proprie esperienze scalzistiche). Incoraggiato dalle vostre testimonianze, ho cominciato a camminare dapprima con i sandali infradito (che non avevo mai messo in vita mia), e ne ho provato grande piacere. Durante l’estate, il clima vacanziero mi ha reso più sciolto e ho cominciato a camminare scalzo anche in altri ambienti (piacevolissimo è stato camminare nel parco di Versailles, dove ho sperimentato la mia prima breve corsa a piedi a nudi su diversi tipi di terreno). Preso dalla foga, ho deciso che dovevo spingermi in quello che credevo erroneamente essere un passo in avanti, cioè utilizzare le scarpe Fivefingers in modo da poter sfruttare la camminata naturale più che potevo.
Lì sono cominciate le note negative. Correvo e camminavo per chilometri, ignorando le fitte di dolore che talvolta sentivo, convinto che il mio piede in poche settimane avesse dimenticato gli anni di torture subite con le scarpe che oggi ci vengono proposte. Invece ho ricevuto in regalo una fascite plantare con i fiocchi. E ho avuto la malaugurata idea di rivolgermi a medici e fisioterapisti, e tutti hanno accusato questo mio interesse di camminare “a piedi nudi”, alcuni sorridendo paternamente come davanti ad un bimbo capriccioso, altri dicendo che “una volta si poteva camminare a piedi nudi, ma ormai non è più possibile”. Tutti, e ripeto tutti questi “professionisti della salute” sono arrivati a dileggiare questo mio interesse, ma con motivazioni che chiamare “scientifiche” farebbe rivoltare nelle tombe le migliaia di uomini che hanno reso onore alla parola “scienza”.

Il problema è che molta, troppa gente crede o cerca di far credere che la scienza sia qualcosa di definitivo, quindi non discutibile; e naturalmente costoro le "verità scientifiche le possiedono tutte.
Mi dispiace, non è così.
Niente è più "provvisorio" della Scienza, quella vera, sempre disposta a riscrivere le formule matematiche che descrivono le leggi naturali.
EmaPan ha scritto:Scoraggiato, e visto che il dolore purtroppo continuava e limitava seriamente le mie amate e lunghe passeggiate, ho dato loro retta, anche se pieno di dubbi. Ho ripreso le scarpe (quelle normali, non quelle speciali consigliatemi dai “professionisti”, alcuni dei quali mi avevano dato in prova delle scarpe per diabetici in cui il piede veniva rinchiuso in una prigione ovattata tanto che sembrava che me li avessero amputati). Il dolore era attenuato, ma non scompariva, ma ormai mi ero abituato all’idea che ci avrei dovuto convivere, per cui ogni sera mi applicavo impacchi di ghiaccio e di giorno camminavo, con uno stato d’animo tutt’altro che sereno (ammetto di avervi anche incolpati per avermi incoraggiato in questo dannoso vizio).
Dimenticata questa parentesi scalzista, un bel giorno in libreria, mentre pigramente giravo tra gli scaffali, mi cade l’occhio su un libro riguardante i vantaggi di camminare scalzi (era vicino al settore New Age e altre religioni!). Come un ex fumatore che ha una ricaduta, lo acquisto e comincio a leggerlo. Nulla di nuovo, se non il concetto che usare le calzature “barefoot” senza prima aver imparato a camminare a piedi nudi era pericoloso perché si potevano causare fasciti plantari. Cercando sul vostro forum, la cosa è ripetuta spesso, ma essendo testardo ci dovevo sbattere il muso sopra prima di capire a fondo questo concetto piuttosto semplice (per voi è la scoperta dell’acqua calda, ma evidentemente mi sono sempre lavato con quella fredda). Camminare a piedi nudi significa camminare a piedi nudi: per capire davvero questo messaggio dovevo vivere l'esperienza sulla mia pelle.
Sono tornato a togliere le scarpe,e ho ricominciato a camminare con i miei piedi nudi, tanto più contento quanto più scontenta era la mia mogliettina. Ebbene, già dopo un paio di settimane dall’essere ricaduto nel vizio, la fascite se ne è andata. E oggi, dopo cinque mesi, i miei piedi, le mie ginocchia, la mia schiena, le mie spalle, sono tornate perfette, e devo dire che erano una decina d’anni che non mi sentivo così bene.
E quanto cammino, signori miei. Ho raggiunto punte di 15 km a piedi nudi, per poi proseguire per altrettanti chilometri indossando un paio di sandali che mi sono fatto fare da un artigiano vicino casa, brutti, ma senza alcun tacco e resistentissimi.
In nota preciso che non voglio assolutamente offendere la categoria dei “professionisti della salute”, quindi faccio tesoro delle loro parole e comunico a tutti voi il messaggio che camminare a piedi nudi in età adulta è pericoloso. Questo personale e prolungato benessere è molto probabilmente la conseguenza di un meraviglioso effetto placebo, oppure può darsi che strutturalmente sono fatto male e non mi sono ancora evoluto abbastanza da essermi completamente adattato all’uso delle scarpe.
In ogni caso, volevo dirvi grazie e scusarmi per aver, anche se per poco, dubitato delle vostre parole.

Ma, guarda, le scuse sono accettate.
Però non ricadere nell'errore, qui siamo tutti disposti a dare indicazioni basate sulla nostra esperienza; non diventeranno "scienza" perché nessuno misura e non ci sono "dati" su cui lavorare.
Però possiamo dire tranquillamente che la Natura, l'evoluzione, il Padreterno - fate un po' voi -  ci hanno progettato bene e ne siamo testimoni.
Alla prossima occasione di incontro cerca di venire a conoscerci; scoprirai che siamo pure simpatici. Abbiate pazienza, se non lo dico io nessuno lo dice; io conosco molti di voi e lo posso dire ....

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Ultima modifica di bfpaul il Ven Giu 17 2016, 17:49, modificato 1 volta
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Re: Il valore dell'esperienza

Messaggio  hadashi il Ven Giu 17 2016, 14:40

Ciao

bentornato :-D

Ti capisco bene, ho avuto un'esperienza molto simile  Evil or Very Mad

Io ho cominciato con l'andare scalzo 5-6 anni fa; peró ho conosciuto lo scalzismo attraverso la corsa ... (ero appassionato di maratone, ma ho avuto diversi problemi alle ginocchia ed alla schiena), ed in quel contesto ho scoperto un gruppo di atleti americani che propagavano la corsa a piedi nudi giá allora.
Alcuni di loro affermavano di correre scalzi giá da anni senza problemi, facendo distanze anche superiori alle maratone, e cosí ho deciso di provare anch'io.

Perció figurati, cominciare con lo scalzismo direttamente con la corsa  Razz

Fortunatamente erano atleti seri e conoscevano bene la dinamica di muscoli e tendini, e mi avevano avvertito dei rischi di una transizione troppo veloce. Ovviamente ho comunque sottovalutato la cosa, ed appena la pianta dei piedi era diventata abbastanza robusta per poter correre senza procurarmi delle veschiche (all'inizio era un "freno" molto utile Wink ) mi sono lanciato ed ho aumentato il chilometraggio troppo velocemente.

Risultato: tendine d'acchile e fascia plantare infiammata (con diagnosi di "sperone calcaneare").
Il luminare della scienza a cui mi ero rivolto (un medico ortopeda a Verona) é arrivato a pronunciare una perla di saggezza che farebbe impallidire persino Vannoni: "L'uomo non è fatto per correre!". Ovviamente con l'aggiunta di "Figuriamoci poi scalzo".
Guarda caso voleva poi guarirmi dallo sperone calcaneare con una terapia ad onde d'urto, somministrata nel suo studio privato, a prezzi da aereo privato.

Fortunatamente la frase sulla corsa mi ha messo in allerta (non ero/sono esperto di ortopedia, ma so che l'essere umano si è evoluto correndo), cosi ho rinunciato alle sue cure, e ho deciso di aspettare che l'infiammazione diminuisca, per poi riprendere ad un ritmo molto piú pacato.

Come nel tuo caso, tutto si è risolto da solo. Ed i miei piedi stanno meglio che mai Very Happy

Devo peró dire che ho anche conosciuto medici ortopedici e sportivi piú seri di questo qua, che si sono mostrati molto interessati all'argomento, e talvolta mi hanno persino incentivato a continuare a stare a piedi nudi il piú possibile (anche a livello  agonistico)!
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Re: Il valore dell'esperienza

Messaggio  EmaPan il Ven Giu 17 2016, 20:04

Bfpaul, devo ammettere che mi piacerebbe scambiare due parole con voi e conoscervi meglio. Se non ricordo male l'anno scontro saltai l'incontro romano per via dei punti che mi avevano tolto al piede... Comunque starò attento a vedere quando organizzerete il prossimo. Nel frattempo ho letto che Rei sta organizzando una passeggiata in un parco vicino Roma, e la cosa mi attira. Vediamo se riusciamo ad organizzarci con i giorni.
Hadashi, mi conforta sapere di non essere il solo ad aver peccato di eccesso di entusiasmo. Ma ancor più mi affascina la risposta del disinteressato guaritore/giullare: secondo me se insistevi un po' ti avrebbe anche detto che l'uomo non è fatto per camminare. Spero comunque un giorno di incontrare una di queste creature leggendarie, di cui ho sentito parlare ma che non ho mai avuto la fortuna di incontrare: un guaritore dalla mente aperta che ascolti veramente il paziente. Sinora, ahimé, ho visto solo il totale disinteresse verso una pratica che potrebbe realmente risolvere tanti problemi posturali. Io non sono assolutamente un esperto, ma davvero faccio fatica a capire il motivo per cui persino i fisioterapisti e gli osteopati, che mi aspetterei di maggiore apertura mentale, esprimano giudizi negativi assoluti su un atto che l'uomo compie da migliaia di anni.
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Re: Il valore dell'esperienza

Messaggio  bfpaul il Ven Giu 17 2016, 22:59

EmaPan ha scritto:Bfpaul, devo ammettere che mi piacerebbe scambiare due parole con voi e conoscervi meglio. Se non ricordo male l'anno scontro saltai l'incontro romano per via dei punti che mi avevano tolto al piede... Comunque starò attento a vedere quando organizzerete il prossimo. Nel frattempo ho letto che Rei sta organizzando una passeggiata in un parco vicino Roma, e la cosa mi attira. Vediamo se riusciamo ad organizzarci con i giorni.
Hadashi, mi conforta sapere di non essere il solo ad aver peccato di eccesso di entusiasmo. Ma ancor più mi affascina la risposta del disinteressato guaritore/giullare: secondo me se insistevi un po' ti avrebbe anche detto che l'uomo non è fatto per camminare. Spero comunque un giorno di incontrare una di queste creature leggendarie, di cui ho sentito parlare ma che non ho mai avuto la fortuna di incontrare: un guaritore dalla mente aperta che ascolti veramente il paziente. Sinora, ahimé, ho visto solo il totale disinteresse verso una pratica che potrebbe realmente risolvere tanti problemi posturali. Io non sono assolutamente un esperto, ma davvero faccio fatica a capire il motivo per cui persino i fisioterapisti e gli osteopati, che mi aspetterei di maggiore apertura mentale, esprimano giudizi negativi assoluti su un atto che l'uomo compie da migliaia di anni.
Sarò cattivo; a molti addetti ai lavori (medici, fisioterapisti & C) non gli frega niente di insegnare le cose giuste perché la gente stia bene, altrimenti come fanno poi a lavorare?

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Re: Il valore dell'esperienza

Messaggio  Rei il Sab Giu 18 2016, 07:29

bfpaul ha scritto:
Sarò cattivo; a molti addetti ai lavori (medici, fisioterapisti & C) non gli frega niente di insegnare le cose giuste perché la gente stia bene, altrimenti come fanno poi a lavorare?

bfpaul
Un buon medico (o paramedico, fisioterapista, ecc.) si tiene aggiornato per curare, prevenire e consigliare al meglio i suoi pazienti.
Non tutti sono così.
Alcuni, pochi per fortuna, sanno e tacciono per venderti plantari ed altri accessori, molti, purtroppo, semplicemente non si aggiornano e continuano ad operare seguendo nozioni vecchie, superate, frutto più del pregiudizio che della scienza.
Altri sanno, ma si scontrano contro i pregiudizi dei pazienti: Aldo1953 credo ne sappia qualcosa.

Sta anche a noi saper scegliere e quando non sappiamo, avere qualcuno di fiducia a cui chiedere.
Il mio medico curante, ad esempio, per un semplice esame di routine al cuore (risultato per fortuna sanissimo), mi disse esplicitamente di evitare Tizio ed andare da Caio, perché Tizio aveva la cattiva abitudine di "sospettare" qualcosa per fare "esami più approfonditi" totalmente inutili, salvo per le sue tasche.

Di solito non siamo in grado di giudicare se un medico (o altro addetto ai lavori) è bravo e dobbiamo affidarci al parere di qualche loro collega di cui ci fidiamo, ma a volte, in mancanza d'altro, possiamo usare questo test: se vedono con favore lo scalzismo, probabilmente sono persone aggiornate, prive di pregiudizi che con buona probabilità ci cureranno bene, se sono contrari, probabilmente significa che trascurano l'aggiornamento e sono guidati dal pregiudizio: una sana diffidenza è d'obbligo.
Ovviamente ci sono eccezioni: uno potrebbe essere scalzofobo e contemporaneamente il miglior cardiochirurgo al mondo, o girare scalzo e pretendere di curarti il cancro con bicarbonato e riti che stimolano l'energia scemo-paranoide.
Insomma, informarsi prima sulla persona a cui affidiamo la salute, invece di andare dal primo che capita, è sempre una buona prassi.
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Re: Il valore dell'esperienza

Messaggio  Biagio il Sab Giu 18 2016, 23:43

EmaPan ha scritto:Preso dalla foga, ho deciso che dovevo spingermi in quello che credevo erroneamente essere un passo in avanti, cioè utilizzare le scarpe Fivefingers in modo da poter sfruttare la camminata naturale più che potevo.
Lì sono cominciate le note negative. Correvo e camminavo per chilometri, ignorando le fitte di dolore che talvolta sentivo, convinto che il mio piede in poche settimane avesse dimenticato gli anni di torture subite con le scarpe che oggi ci vengono proposte. Invece ho ricevuto in regalo una fascite plantare con i fiocchi.

Il problema é che viviamo in una società in cui ogni cosa deve diventare un business e ciascuno di noi, in quanto potenziale consumatore, è preda (e qualche volta anche vittima) della propaganda commerciale.

E allora a chi non vuole più adoperare le scarpe vendiamo le non scarpe con cui camminare "scalzi" senza senza problemi.

Si guardano bene da ricordarti che l'unico modo per andare scalzi è posare i piedi per terra, che non c'è altro modo! Così non ti rendi conto che i guanti per i piedi sono sempre calzature, solo un po' più pericolose delle altre. Pericocose perché non smorzano l'impatto col suolo e allo stesso tagliano via tutte le sensazioni sgradevoli, incoraggiando a procedere in modo meno prudente. La verità è che che le sensazioni sgradevoli, come tutte le sensazioni dolorifiche non sono mai fini a se stesse, ma trasmettono una marea di informazioni tattili utili ad adattare la propria andatura alla superficie in sui ci si trova. Insomma, ti infili quei cosi e ti ritrovi libero di muoverti su dei piedi sordi e ciechi.

Per quanto mi riguarda, da quando ho gettato le scarpe da corsa, sono risucito finalmente a correre senza più problemi alle ginocchia, ma vi assicuro che ho impiegato un anno per arrivare a fare qualche chilometro in più e ad allungare un po' l'andatura! Se avessi adoperato  le scarpette con le dita avrei sicuramente bruciato le tappe, ma non avrei imparato a correre in modo davvero naturale.
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