Un esercizio commerciale ci impedisce di entrare?

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Un esercizio commerciale ci impedisce di entrare?

Messaggio  Admin il Gio Giu 05 2014, 18:24

Il giorno 5 giugno Rei ci racconta come ha reagito all'allontanamento da un esercizio commerciale.

Qualche giorno fa mi è accaduto ciò che alcuni paventano: nel supermercato che frequento da sempre una guardia giurata ed il direttore mi hanno buttato fuori.
Il direttore, quando gli ho citato il mitico art. 187 ha affermato che lui aveva studiato legge e che aveva ragione lui.
Evidentemente l’aveva studiata male, altrimenti farebbe l’avvocato e non il dipendente di un supermercato (con tutto il rispetto per i dipendenti dei supermercati: molti di loro sono dei lavoratori da ammirare).
Purtroppo per i due sapevo di essere dalla parte della ragione e quindi soro rimasto calmo e lucido, senza andare in confusione o in paranoia: volendo, potevo chiamare il 113 seduta stante e far valere i miei diritti, ma ho fatto un’eccezione per i motivi che spiego più avanti.

Voi invece, se volete far valere i vostri diritti di cittadini e non subire da sudditi delle angherie illegali, chiamate il 113: arriverà una pattuglia, constaterà la violazione di legge e provvederà alla denuncia delle persone che violano illegalmente i  vostri diritti, persone che per questo passeranno i loro guai. Sappiate che la polizia agirà sempre e solo così e in nessun altro modo, perché così vuole la legge.
Quindi, per voi, chiamare il 113 è sicuramente la cosa migliore, anzi l’unica cosa che dovete fare: non esiste che permettiate che qualcuno violi la legge per impedirvi di fare una cosa che avete tutti i diritti di fare.
Chiamate la polizia e fate valere i vostri diritti.
La polizia darà ragione a voi, perché non può (e non vuole) fare altrimenti.

Fatelo sempre quando il gradasso di turno è il proprietario dell’esercizio pubblico.

Qui, invece, abbiamo il caso di un dipendente che, nel commettere un illecito, mette nei guai anche l’azienda per cui lavora, azienda che la polizia (o i carabinieri) chiameranno in causa come corresponsabile.
Il linea generale il consiglio rimane lo steso, chiamate il 113, così imparano ad assumere dei gradassi ignoranti al posto di persone serie.

Nel mio caso, però, sarei andato contro ad una ditta con la quale, in futuro, potrei avere qualche relazione d’affari, quindi, per non compromettere le eventuali future relazioni, ho agito in modo diverso.
I lettori più colti, che conoscono “L’arte della guerra” di Sun-zu, “Hagakure (Il codice del samurai)” di Tsunetomo Yamamoto e “L’arte giapponese della guerra” di Thomas Cleary possono notare quanto mi sia ispirato a questi ottimi testi nel darmi una piccola regoletta per questi casi:
“Se uno ti da un piccolo pizzicotto, sii gentile e non esagerare: limitati ad una sola bomba atomica.”

Ho cominciato con un’email al servizio clienti.
Non posso riportare l’email per intero che ho mandato, perché contiene dei dati personali (non solo miei) che non posso (per legge) divulgare. Comunque questo è il testo parziale:

Sono vostro cliente da più di dieci anni e mi sono sempre recato al vostro punto vendita che prima era in (omissis) (Roma) ed ora si è trasferito di fianco a (omissis) (sempre a Roma, ovviamente).
Per una scelta di vita fatta anche per motivi religiosi vivo scalzo e scalzo vado a fare la spesa: non è vietato per legge, anzi, il “Testo unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza” (T.U.L.P.S.) al capitolo 15 (Degli esercizi pubblici) recita: Art. 187 Salvo quanto dispongono gli artt. 689 e 691 del codice penale, gli esercenti non possono senza un legittimo motivo, rifiutare le prestazioni del proprio esercizio a chiunque le domandi e ne corrisponda il prezzo.
Polizia, Carabinieri ed avvocati mi hanno confermato che essere scalzi non è un legittimo motivo per impedirmi di entrare e che quindi chi lo fa commette un reato.
Non mi sono informato sulle conseguenze che potrebbe avere un simile comportamento di un dipendente sul datore di lavoro.
Oggi sono andato come mio solito al punto vendita di Santa Maria Maggiore e purtroppo la guardia giurata di turno, mentre ero già nel negozio, voleva costringermi ad uscire.
Il direttore di turno, nonostante citassi l'art. 187, gli dava manforte, poi passava alle minacce e diceva di voler chiamare le forze dell'ordine.

(omissis in cui, tra l’altro scrivo che li ho invitati io stesso a chiamare le forze dell’ordine e che loro, preoccupati dal fatto che queste mi avrebbero sicuramente dato ragione, mi cacciavano fuori dicendo che non avrei più messo piede lì.)

Sono stato in Questura dove mi hanno suggerito di tornare al negozio e, se i due non mi facessero entrare come è mio diritto per legge, chiamare una volante per accertare sul posto la violazione di legge.
Questo però provocherebbe problemi alla vostra ditta, quindi ho pensato, prima di passare alle vie legali, di darvi modo di procedere con un'azione disciplinare interna.

Se poi volete divertirvi, un giorno che i due sono di turno assieme, prendiamo un appuntamento e fate andare un vostro rappresentante in incognito ad osservare come si comportano i due quando cercherò (come è mio diritto PER LEGGE) di entrare.
Spero di avere a breve una vostra risposta.
Distinti saluti.

Occhio alla strategia: il sottotesto dice che se chiamavo il 113 l’azienda sarebbe stata corresponsabile del reato, ma io gli stavo offrendo un modo per diventare parte lesa insieme a me.
Ovvero, gli stavo facendo un favore, che ora toccava a loro ricambiare.
Il sottotesto suggeriva anche che, se non avessero agito, era sottinteso che insieme al duo di comici ci sarebbe andata di mezzo anche l’azienda.

Notare che ho detto che andavo scalzo per una scelta di vita (vero) ANCHE religiosa. Quest’ultima non è una bugia, anche se un po’ tirata per i capelli, ma a Roma c’è il Vaticano e tirarlo in ballo fa sempre comodo. Smile

(Un consiglio: anche se avete chiamato il 113, fate ugualmente il reclamo, come a dire: “Non sono io che cerco guai, sono i vostri dipendenti che li causano.”)

Come da tradizione italiana, al servizio clienti quello di turno ha pensato bene di ignorare la cosa.
Per la serie conosco i miei polli, ho aspettato qualche giorno, poi ho chiamato l’ufficio personale, gli ho raccontato tutto e gli ho girato l’email. (Fatelo anche voi, sempre!)
Dall’ufficio personale è partita immediatamente una cazziata megagalattica al tizio e l’hanno costretto a rispondermi.
Ecco lo scambio di email successivo:

Oggetto: R. Fwd: Possible Spam : Fwd: Contatto da xxxx.it: richiesta per Altro

Gentile Cliente,
la ringraziamo per aver contattato il nostro servizio clienti.
Le assicuriamo che nessuno Le vieterà mai di entrare in un nostro punto vendita e rispettiamo la sua scelta religiosa ma per la sua sicurezza, la invitiamo ad entrare in negozio con i piedi coperti, per evitare che durante l’attività lavorativa Le accada qualcosa di spiacevole.

Rimaniamo a disposizione per eventuali chiarimenti.

Distinti Saluti
Servizio Clienti

Notare che parla di scelta religiosa e non di scelta di vita. E chi sono io per criticare? (© Papa Francesco)
Poi, nel cercare di rassicurarmi sui miei diritti, come ordinatogli dall’ufficio personale, non resiste ad aggiungere il consiglio non richiesto sulla mia sicurezza che avete letto e quindi ecco la mia risposta, mandata ovviamente per conoscenza anche all’ufficio personale:

Oggetto: Re. Fwd: Possible Spam : Fwd: Contatto da (omissis).it: richiesta per Altro

1) Il giorno (omissis) mi è stato vietato IN BARBA ALLA LEGGE da un vostro dipendente di entrare: questo dipendente è stato debitamente diffidato di non ripetere il reato?

2) ho chiesto ai NAS e secondo loro, se in un supermercato esistono situazioni in cui un piede nudo (ma allora vale anche per infradito e sandali aperti) può ferirsi, allora si è in palese violazione delle norme di igiene e sicurezza vigenti in Italia e l’esercizio in questione va multato e chiuso fino alla certificazione dell’adeguamento alle suddette norme.
Per caso mi state dicendo che i vostri supermercati non sono a norma di legge?

3) Possibile spam?

Distinti saluti.

Notare come al “pizzicotto” del consiglio a mettermi le scarpe rispondo mostrando una serie di missili ICBM a testate atomiche multiple.
E così, dopo un altro ruggito dell’ufficio personale al tizio, l’ultima email:

Gentile Cliente,
Le confermiamo che il dipendente è stato diffidato dal ripetere il reato e che, anche grazie alla sua segnalazione ora è a conoscenza del reato.
Le assicuriamo inoltre, che i nostri pdv sono a norma di legge e perseguono ogni standard d’igiene e sicurezza.
Ci scusiamo per il disagio arrecato e per il ritardo nel rispondere alla sua segnalazione, ma era arrivata in spam.

Distinti Saluti
Servizio Clienti

L’ultima frase ci mostra come il tizio riveli involontariamente alcune strategie aziendali segrete, ovvero che TUTTI i reclami finiscono in spam senza essere letti, salvo quelli giratigli dall’ufficio personale incazzato.
Per la cronaca “pdv” significa “Punto di vendita”.

Ed ora il gran finale.
Sono tornato al “mio” supermercato: la guardia giurata è sparita ed il direttore, che faceva tanto lo spavaldo, appena mi ha visto ha imitato subito il suo predecessore Paguro Primo, guadagnandosi per acclamazione il titolo di Paguro Secondo.
Poi, mentre gironzolavo per il "pdv" ho incrociato uno dei dipendenti che il Paguro Secondo aveva spaventato la volta precedente che, appena mi ha visto, mi ha salutato calorosamente.
Mi chiedo cosa sia successo in questi giorni.
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