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Messaggio  Alexey il Ven Dic 06 2013, 07:55

Promemoria primo messaggio :

Dopo un periodo che sembrava tranquillo a scuola di mio figlio, ieri una nuova mazzata...
Mi sembrava che alla fine i genitori si erano abituati all'idea, anche perché ne avevamo parlato e alcuni mi avevano detto che anche loro andavano scalzi in campagna, al loro paese al sud, ecc.., e che è bello e naturale. Ieri però l'amara scoperta, le maestre hanno detto a mia moglie che gli altri bambini prendono continuamente in giro mio figlio e lui, anche se non reagisce, ci sta male. Secondo mia moglie e le maestre, la mia proposta di fare una presentazione in classe, lo metterebbe ancora più a disagio, per cui lascio perdere e a scuola mi ricalzo, sonora sconfitta...
Ma la cosa che mi ha raccapricciato di più, è un genitore, che in buona fede, è venuto da me e si è aperto confidandomi i suoi problemi e facendomi un discorso che alla fine, ha rivelato il suo pensiero, e quello di altri: pensa che abbia avuto dei problemi e voleva aiutarmi... La cosa mi ha spiazzato veramente, perché dietro alla apparente curiosità e approvazione di qualcuno, si cela in realtà "compassione" per un povero demente che ha dei problemi. A questo punto, è lecito chiedersi quando le domande e l'approvazione di qualcuno è reale o veniamo solamente compatiti? Siamo ancora così indietro da pensare che il sole giri intorno alla terra?

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Messaggio  bfpaul il Ven Dic 13 2013, 23:02

Alexey ha scritto:Scusa, non parlavo di noi che c'eravamo, ma di tutti gli iscritti che non riescono a trovare ne il sabato sera ne la domenica, è venuta la contessa dall'Olanda e chi vive a Milano o vicino o a Roma per l'altro incontro e non si presenta mai, tutti gli iscritti al forum sono già una goccia in mezzo al mare, figuriamoci poi quelli che si presentano agli incontri, che sono una rarità in mezzo a una minoranza...
Stiamo tornando su un discorso vecchio di 10 anni e con questo non intendo dire che non si deve fare.
Giustamente "chi ci mette la faccia" - ed Alexey è senz'altro uno di quelli - dopo tanti discorsi sbotta e dice che troppi di noi sono barefooters da scrivania o da PC e che in realtà trovano le cose facili perché scalzi ci vanno poco e magari solo lontano da casa.
Bene, nessuno se la prenda però, non tutti siamo sullo stesso piano.
Perché una cosa è andare scalzi sempre ed in ogni condizione, altro è andare scalzi solo in estate o solo in città o solo in campagna o solo nel giardino di casa. Con questo non si vogliono fare "gradazioni di scalzismo" ma non c'è dubbio che le motivazioni sono diverse.
E, di conseguenza sono diverse le difficoltà fisiche e psicologiche affrontate.

Tutto ciò vale in generale, poi noi abbiamo un Club di barefooters ai quali non chiediamo niente, salvo essere barefooters.
Addirittura gli Aggregati non versano una quota sociale, mentre a qualche Socio Ordinario risulta pure difficile dare la misera quota annuale che serve al mantenimento del sito ed a stampare bigliettini da visita, non certo ad arricchire i componenti del direttivo.
Voglio dire che quanto le motivazioni sono così labili, è difficile essere barefooter "a tutto tondo" e per questo trovarsi in situazioni di difficoltà come quelle di cui ha parlato Alexey; detto in altro modo: chi "ci mette al faccia" lo comprende e prova anche a dargli idee, suggerimenti o dritte, gli altri forse neppure avvertono il problema.
Se poi guardiamo quanti utenti ha questo Forum e quanti scrivono, si può capire il grado di interesse di chi si è sottoposto alla procedura per attivare l'account; e non voglio parlare dei quasi 200 che hanno provato ad attivarlo e si sono ritirati in buon ordine davanti a poche domande che servivano a capire il loro interesse.
Insomma, il barefooting è senz'altro più un hobby da praticare a determinate e facili condizioni, che uno stile di vita che comporta anche continue difficoltà da superare.
E di superare difficoltà la gente ne ha le  bounce  bounce piene!!

bfpaul
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Messaggio  Marc_63 il Mar Gen 14 2014, 14:08

Leggendo i post di questo tread mi è venuto in mente che qualche tempo fa mi sono imbattuto, su Internet, in un articolo di sociologia che trattava di "Shock Culturale", identificandolo come una sorta di "trauma" che spesso si prova quando si è catapultati in una realtà (geografica, umana e sociale) diversa e soprattutto distante da quella che siamo abituati a vivere.
In pratica, l'esempio più eclatante, riguarda coloro che per svariati motivi (per lavoro principalmente) sono costretti a trasferirsi in un Paese estero, soprattutto quando non ci siamo preparati adeguatamente circa le differenze che andremo ad incontrare.
Tuttavia mi pare errato relegare il concetto solo ed esclusivamente ad un cambiamento di ambiente: penso infatti che, al dilà di casi "estremi" come il trasferimento presso un contesto socio-culturale diverso, gli shock culturali li possiamo vivere anche 8e forse più frequentemente) anche alle nostre latitudini, nella nostra città, nel nostro stesso contesto culturale e sociale. Ciò, a mio parere, può avvenire allorquando ci troviamo di fronte a comportamenti, atteggiamenti, modi di fare e di essere che si discostano non tanto dalla "normalità", quanto dal "consueto", da quei comportamenti, da quelle prassi, da quei modelli ai quali la nostra cultura moderna e occidentale ci ha ormai abituato.
Nonostante la ormai massiccia presenza, ad esempio, di Rom, nel nostro Paese, alcuni loro comportamenti, alcune loro tradizioni, alcuni loro modi di interpretare e di vivere la società, ci "scandalizzano", meglio ci "Shockano", tanto che, oltre ad un ormai diffuso senso di intolleranza, ci comunicano molto spesso addirittura un profondo senso di disprezzo.
Fa meraviglia che ancora oggi, con tutti gli strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione, per facilitarci l'apprendimento e l'arricchimento della nostra informazione e della nostra cultura, siano ancora troppo pochi coloro che continuano a "subire" traumi e "shock" di questo genere e non si preoccupano invece di indagare più a fondo delle ragioni che stanno alla base di certi comportamenti "difformi" rispetto alla norma, o meglio alla (nostra) consuetudine.
In un certo qual modo, possiamo dire, che quando uno "shock" ci viene occasionato da un nostro connazionale, che, almeno teoricamente, dovrebbe essere allineato ai nostri usi e ai nostri costumi, tendiamo a reagire in maniera ancora più emotiva e il fatto ci "scandalizza" ulteriormente.
Chi si comporta in maniera difforme rispetto alla "norma" viene visto persino come un "traditore" dell'evoluzione civile, uno che, a suo modo, rinnega, fino al disprezzo, tutti i passi avanti che, secondo il "ben pensare", la società ha compiuto nel corso degli anni.
Ora, l'andare scalzi, anche noi nel forum e più di una volta, lo abbiamo identificato come un "emblema" di quella "povertà" dalla quale l'uomo vuole disperatamente fuggire; ma forse ci è sfuggito un altro aspetto; quello del desiderio, da parte di chi pratica il barefooting (questo secondo la mentalità della gente), di un ritorno al passato, non solo come atteggiamento in se e per se, ma come pervaso da una mentalità generale sulla concezione della vita, della società, dei rapporti che si intraprendono all'interno di essa.
Come dire :"Questo è un nostalgico del passato .... se lo è andando a piedi nudi, lo sarà anche nei modi di fare, ad esempio, nella concezione della famiglia, della società, della donna (tema quest'ultimo di dibattiti sempre più accesi nei nostri giorni). In pratica una persona "pericolosa", da non imitarsi, da tenere alla larga; in quanto decisa a rinnegare l'evoluzione culturale e sociale alla quale si è giunti col "sacrificio" di anni. I "restauratori" non sono stati mai ben visti nel corso della Storia.
Se vogliamo esagerare o usare un paradosso, potremmo anche dire che l'andare scalzi, da molti, viene visto come un atteggiamento antistorico.
Quale il rimedio nel caso specifico che Alexey ci ha evidenziato ? Prendo in prestito le parole della frase "moto" di Lucignolo nel forum :"se si vogliono spostare le montagne, occorre iniziare a rimuovere le pietre".
Non so, ad esempio, se una conferenza a scuola aiuterebbe a chiarire le vere motivazioni che spingono Alexey (e tutti quanti noi) ad andare scalzi; perchè sarebbe fin troppo facile spiegarne i motivi "tecnici e contingenti" (la salute in primo luogo), ma spiegarne i motivi "interiori" non sarebbe affatto facile, come non è facile spesso spiegarli neppure a noi stessi.
Penso quindi che non costerebbe nulla creare un semplice foglio, con tutta una serie di linck a documenti e filmati (da distribuire a chi ponesse obiezioni), che , quanto meno possano fornire quel minimo di informazioni sulle ragioni (almeno esteriori) di un comportamento che "antistorico o no" si sta diffondendo e non da parte di persone dementi.
Credo che, almeno per curiosità, se non per sete di cultura, più persone si affaccerebbero almeno ai siti che vi saranno segnalati. Almeno spero ...  Crying or Very sad

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Messaggio  Alexey il Mar Gen 14 2014, 15:00

Hai ragione, questo sicuramente è un fattore importante, e il far conoscere alle persone lo è altrettanto. Tutto quello che è "semplice" fa paura, perché la società è abituata a comprare qualcosa per fare tutto, il rinunciare a qualcosa per star bene è come dici tu scioccante... In realtà, la semplicità della vita porta con se i veri valori, le cose autentiche, dove il consumismo compulsivo porta solo a gioie effimere... Chissà, forse con la crisi del mondo occidentale che stiamo vivendo ci si può unire verso la rifondazione di una società più vera. Questo non è guardare al passato, ma al futuro, verso quello che conta veramente, innovare significa imparare dagli errori e lasciarli alle spalle, mentre continuare a portare fardelli inutili è cecità e testardaggine.

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Messaggio  lucignolo il Mar Gen 14 2014, 21:46

Rei ha scritto:Da dieci anni giro scalzo e se critiche alle spalle ci sono state, pian piano sono state soppiantate dall'accettazione e dalla stima.
La stessa cosa è accaduta a me.
Non conosco tutti gli abitanti del rione personalmente, ma molti mi conoscono di vista e so per certo che anche chi non mi conosce ha sentito parlare di me.
Come sopra.
Ma il rispetto per il mio stile di vita me lo sono guadagnato nel tempo
Condivido, anche se ho seguito un percorso.....diciamo......più mite, ma, comunque, determinato.
Se c'è un errore fatale è cedere alle pressioni esterne.
Mi addolora molto sapere di diatribe all'interno delle famiglie, perché queste sono mille volte più devastanti di quelle trascurabili che vengono da fuori.
Ma, a mio avviso, si deve vincere per stanchezza.
Alla fine non serve discutere.
Si deve solo scavare come la goccia o spostare la montagna cominciando a portar via alcune pietre.
E saper mollare la corda quando si tende pericolosamente per ricominciare a tirare al primo segno di cedimento, per ore, per giorni, per mesi, per anni.
Avete fretta?  Wink 
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Messaggio  lucignolo il Mar Gen 14 2014, 21:58

Elan ha scritto:Per il resto si tratta di convenzioni che sono soggette a mutare.   Fino al dopoguerra nessuno girava a capo scoperto ... il cappello è un altro apo di abbigliamento che assolve più a funzioni sociali che non di sola utilità pratica.  Oggi non lo porta nessuno, salvo che per motivi di protezione dal freddo o dal sole.
Certo che sì.
A proposito di convenzioni, mutevoli nel tempo e nello spazio, leggete il pezzo sull'autobiografia di Mark Twain
http://www.nati-scalzi.org/twain.html.
I ragazzi e i bambini americani pensavano che fosse “rude” e “maschio” camminare scalzi quanto più possibile. ...”Un ragazzo che non camminasse a piedi nudi o che portasse scarpe quando non era assolutamente necessario era visto come “Miss Nelly” e lo sfortunato diventava oggetto di derisione totale fra i compagni”...Per questo motivo nell’America rurale del 19°secolo camminare scalzi non era necessariamente associato alla povertà, come accadeva invece in Europa.
Ma qui c'è anche un problema di imprinting, come diceva Aldo, e ne voglio riparlare con piacere a breve.
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Messaggio  Alexey il Mar Gen 14 2014, 22:18

Ieri ho avuto un paio di piacevoli conversazioni, una signora anziana in edicola che conosceva perfettamente i benefici del camminare scalzi era entusiasta, me li ha elencati lei!! E ha coinvolto anche gli altri che hanno fatto domande. Poi a tagliarmi i capelli la ragazza mi ha chiesto, andavo da tempo ma ha approfittato del clima invernale per chiedere delucidazioni. Lei è di origine ecuadoregna e abbiamo anche parlato del suo paese dove chi va scalzo non lo fa per scelta... Queste conversazioni sono una bella boccata di ossigeno, però mi turba sempre più quando vedo il giovane e quello di mezza età, persone che rappresentano il presente e il futuro, navigare nell'ottusità e nell'ignoranza, mentre magari da chi meno te l'aspetti viene fuori il meglio...

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Messaggio  lucignolo il Mar Gen 14 2014, 23:17

Alexey ha scritto:Queste conversazioni sono una bella boccata di ossigeno, però mi turba sempre più quando vedo il giovane e quello di mezza età, persone che rappresentano il presente e il futuro, navigare nell'ottusità e nell'ignoranza, mentre magari da chi meno te l'aspetti viene fuori il meglio...
Ecco, dovremmo imparare a mettere l'accento su quel meglio, invece di fare come i telegiornali che fanno credere che nel mondo accadono solo cose brutte.
Il malumore ci da una cattiva espressione, ma sorridere può migliorare l'umore.
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Messaggio  Alexey il Mer Gen 15 2014, 07:14

Diciamo anche che i media stessi inculcano la paura del diverso, alcuni tg, dossier, ecc.. Pongono molta enfasi ad esempio sui crimini degli stranieri, inculcando fobie verso il diverso, che purtroppo può talvolta essere il povero scalzo di turno...

Alexey

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Messaggio  Elan il Mer Gen 15 2014, 10:36

Di solito mi ritrovo a portare avanti punti di vista un po' conservatori in questo forum e non mi esimerò anche da cercare di approfondire la questione degli zingari.

Vivono diversamente da noi, è vero, ma siamo sicuri che l'avversione nei loro confronti nasca da questo? ovvero, quale parte del loro modo di vivere non è acettata dalla maggior parte di noi? Non è il fatto che siano nomadi, che siano spesso stranieri, che siano pittoreschi nei loro costumi (cosa ormai nemmeno più vera). No, è il fatto che non condividono alcuni punti basilari su cui si basa la nostra civiltà: in pratica vogliono vivere in maniera parassitaria, non rispettando le nostre leggi e conformandosi a loro regole che ammettono comportamenti anche fra loro stessi che per la nostra etica non sono accettabili.

Il problema non è di stile di vita, quindi, ma di etica. Mentre è giusto accettare ogni stile di vita, purchè non sia lesivo della libertà altrui (vedi l'andare scalzi), non credo che sia giusto accettare eccezioni alle conquiste di etica che caratterizzano la nostra civiltà, tanto più che non si tratta di etica privata (trasgressioni sessuali, omosessualità o cose del genere), ma l'etica dei rapporti interpersonali con lesioni di diritti che per noi sono inviolabili.

Tenere i bambini sudici, non mandarli a scuola ma ad accattonare, insegnare loro a rubare sono cose per noi inaccettabili, così come la scarsa libertà delle donne, i matrimoni imposti, l'"interesse" per le proprietà altrui, i raggiri ... non è solo una differenza culturale.

Se gli zingari fossero solo un allegro popolo di nomadi, dediti ad arti e mestieri, rispettosi degli altri e gelosi delle loro tradizioni, non solo sarebbero accettati, ma probabilmente anche benvoluti, perchè sarebbe quasi liberatorio, per tanti borghesi inquadrati, sapere che c'è chi vive più liberamente senza essere vittima delle convenzioni. Ma purtroppo non è così: il loro stile di vita è in conflitto con il nostro e per questo sono detestati,a volte anche più di quanto sarebbe giusto.
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Messaggio  Alexey il Mer Gen 15 2014, 13:11

Giustissimo, la libertà personale finisce dove comincia quella altrui, e su questo si dovrebbe basare tutto. Si narra che uno dei più grandi insegnamenti del Buddha (e di Gesù), sia proprio "non fare agli altri quello che non piace sia fatto a te", ecc...
Indubbiamente, se uno viene qui e non lavora, come fa a vivere? O accattona o ruba, generando un circolo vizioso che porta a delinquere. Questo è l'esempio degli zingari, che non integrandosi nel sistema sociale, devono trovare "altri" e nefasti modi per vivere. Questo non è accettabile giustamente, o si lavora o fuori dai maroni...
D'altra parte è anche vero che si tende a colpevolizzare il diverso anche in altri ambiti... Se sparisce il pranzo al lavoro o il portafoglio è fin troppo facile dare la colpa al "negretto", rumeno o albanese di turno. Dipende sempre da persona a persona, poi magari statisticamente è diverso, ma ho visto che quando ho generalizzato mi sono spesso sbagliato. Ovviamente se uno lavora e si integra col sistema sociale ci può essere il tutto, altrimenti si cade in quanto esposto sopra.

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Messaggio  Alexey il Mer Gen 15 2014, 13:19

I costumi e tradizioni devono per forza rispettare la legge del rispetto, rubare e delinquere non è e non può essere una tradizione, ma solo un reato.
Andare scalzi rispetta la propria libertà, salute e quella altrui e per l'ambiente, ha solo effetti positivi ed è un diritto che DEVE essere rispettato.

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Messaggio  Elan il Mer Gen 15 2014, 16:36

Credo che tu abbia colto il punto e sono contento di non avere scatenato polemiche: è la differenza tra giudizio e pregiudizio. Dare la colpa del portafogli sparito al collega albanese, rumeno o nero è un pregiudizio e come tale sbagliato. Diffidare degli zingari per loro comportamenti accertati da lunga esperienza è un giudizio. Purtroppo poi il giudizio a sua volta crea un pregiudizio difficile da cancellare anche quando i comportamenti criticabili fossero ormai cessati da tempo.
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Messaggio  Marc_63 il Ven Gen 31 2014, 17:57

Aldo ha scritto:La società, che ci piaccia o no, ha delle regole. Spesso non scritte, diciamo consolidate consuetudini. Infrangerle non è vietato espressamente, ma conduce comunque a essere additati come "estranei". Nulla di male se non si deve nulla a nessuno. Ma chi, lavoratore attivo, può permetterselo ? Credo piuttosto nella tecnica dei piccoli passi al momento opportuno. Alla fine al traguardo ci arriveremo.

Aldo ha perfettamente ragione; un lavoratore dipendente, il più delle volte non si può permettere di andare scalzo al lavoro, e, se il lavoratore è dipendente di un'azienda privata, dove si guarda al "decoro" e alla "stabilità" di una persona anche fuori dal lavoro, deve prestare attenzione anche nelle ore di libertà.
Io, per fortuna, sono stato lavoratore dipendente solo per due anni, dal 1998 al 2000. Nell'Estate del 1999, mi trovavo a camminare scalzo lungo la strada che costeggia il mare; camminavo scalzo sull'asfalto, vestito normalmente, solo che con i piedi nudi. Incontrai una collega d'ufficio che vedendomi camminare scalzo si scandalizzò. Al tempo non avevo la prontezza di rispondere come avrei fatto oggi e comunque spiegai che .." essendo piena estate .... provavo fastidio ad indossare calzature... ".
Pensavo che la cosa fosse finita lì, ma due giorni dopo fui chiamato dal principale nel suo ufficio. Mi fece accomodare e mi disse che gli avevano riferito che andavo in giro scalzo per strada. Io gli risposi che stavo facendo una semplice passeggiata su lungomare ... Non volle sentire ragioni; mi disse che il suo personale doveva tenere un comportamento integerrimo sia in ufficio che fuori e mi minacciò che, se avesse ricevuto un'altra segnalazione del genere, mi avrebbe inviato una lettera di richiamo.

Poi vorrei dire all'amico Alexey di stare attento col figlio a scuola. Oggi, almeno da noi, si sta diffondendo sempre di più nella scuola, la "caccia" al genitore irresponsabile. Poche settimane fa, mi raccontava un'amica, che ha il figlio in quinta elementare, che, dato che il ragazzo la mattina faceva una colazione abbondante, e che riportava a casa la merenda di scuola sempre intatta, aveva preso l'abitudine di non dargliela più.
Ebbene, le maestre del bambino hanno notato la cosa e al "consiglio di classe" hanno deciso di inviare a casa i "servizi sociali".
La mia amica si è vista, pochi giorni dopo, piombarle a casa un'assistente sociale del Comune che l'ha tartassata di domande.
La cosa si è chiusa lì, ma per dirvi dove stiamo arrivando .... non so se si tratti di un'esigenza reale di tutela nei confronti del minore, o la voglia di non farsi i c...i propri.
Io sono del parere che, laddove si possano creare situazioni "delicate", meglio sarebbe, forse, fare un passo indietro. Purtroppo, in Italia, ma non solo, viviamo solo la facciata della libertà personale.
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Messaggio  Alexey il Sab Feb 01 2014, 14:22

Caro Marcello, purtroppo gli ignoranti cercano di imporre le proprie idee malate agli altri, e pensando di "tutelare il bene pubblico", fanno delle grandi cagate...
La storia che hai raccontato mi fa accapponare la pelle, perché gli assistenti sociali sono spesso degli avvoltoi che vogliono scovare il male a tutti i costi, quando spesso, quello che gli idioti considerano male si rivela il contrario...all'estero consigliano ai bambini di stare scalzi, mentre qui potrebbe passare per irresponsabilità... Infatti, anche se lo volesse, non farei mai andare mio figlio scalzo dove viviamo, meglio piedi rovinati che vita rovinata dall'ignoranza altrui... Già è uno scandalo che ci vado io, figuriamoci i bambini...bel paese di m...

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Messaggio  Alexey il Sab Feb 01 2014, 14:23

Che beffa, fai il bene di tuo figlio e vieni preso per genitore degenere...bisogna stare attenti all'ignoranza dei nostri connazionali

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Messaggio  Marc_63 il Sab Feb 01 2014, 15:26

E infatti, caro Ale, è una libertà di facciata, la nostra.
Questo Stato mi fa paura, e ancora di più mi fanno paura coloro che si fanno complici di uno Stato che finirà col privare, in nome di varie forme di tutela, ogni cittadino delle più elementari forme di libertà. Si vuole garantire tutto e tutti ma si finisce col non garantire nessuno, Stato compreso.
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Messaggio  Alexey il Sab Feb 01 2014, 19:13

Purtroppo sembra che con la crisi e il regime di austerity, si stia sempre più calpestando la libertà personale e alimentando la caccia alle streghe...

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Messaggio  Rei il Sab Feb 01 2014, 20:02

Ho fatto una chiacchierata con chi di dovere: assistenti sociali "vampiri" ce ne sono, ma sono una minoranza, gli altri sono gente ben preparata che lavora benissimo in condizioni disagiate.
Se la mamma del bambino che non riceveva la merenda fosse andata dai superiori delle maestre sceme e da quelli dell'assistente sociale, oggi ci sarebbero tre persone a spasso, perché:
a) prima di qualunque cosa, le maestre avrebbero dovuto chiedere alla madre: "Perché non da la merenda a suo figlio?" e non fare tutto alle sue spalle.
b) l'assistente sociale, per prima cosa, avrebbe dovuto chiedere alle maestre: "Avete chiesto alla madre perché non da la merenda a suo figlio?".
Quindi, o sono tre deficienti, o le cose sono andate in modo diverso e la madre ha fatto anche qualcosa di ben più grave che non vuole confessare.

Quanto a fare storie per il figlio scalzo, un/una assistente sociale ben preparat* non farebbe storie, un/una deficiente si scavalca rivolgendosi al superiore, con il libro di Howell sotto braccio e possibilmente un certificato medico che consiglia lo scalzismo al bambino (un bravo medico di famiglia lo fa senza storie, se non lo fa, cambiate medico e prendetene uno bravo).
Rei
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Messaggio  Marc_63 il Sab Feb 01 2014, 20:34

Rei ha scritto:Ho fatto una chiacchierata con chi di dovere: assistenti sociali "vampiri" ce ne sono, ma sono una minoranza, gli altri sono gente ben preparata che lavora benissimo in condizioni disagiate.
Se la mamma del bambino che non riceveva la merenda fosse andata dai superiori delle maestre sceme e da quelli dell'assistente sociale, oggi ci sarebbero tre persone a spasso, perché:
a) prima di qualunque cosa, le maestre avrebbero dovuto chiedere alla madre: "Perché non da la merenda a suo figlio?" e non fare tutto alle sue spalle.
b) l'assistente sociale, per prima cosa, avrebbe dovuto chiedere alle maestre: "Avete chiesto alla madre perché non da la merenda a suo figlio?".
Quindi, o sono tre deficienti, o le cose sono andate in modo diverso e la madre ha fatto anche qualcosa di ben più grave che non vuole confessare.

Quanto a fare storie per il figlio scalzo, un/una assistente sociale ben preparat* non farebbe storie, un/una deficiente si scavalca rivolgendosi al superiore, con il libro di Howell sotto braccio e possibilmente un certificato medico che consiglia lo scalzismo al bambino (un bravo medico di famiglia lo fa senza storie, se non lo fa, cambiate medico e prendetene uno bravo).

 Crying or Very sad Pura teoria ! Rei, scusami ma quella che ho narrato è solo una punta d'iceberg; e non mi riferisco solo a Cagliari, ma sul comportamento degli assistenti sociali ne ho sentito di cotte e di crude in tutti i posti dove lavoro : Firenze, Roma, Perugia, Napoli ecc...
Quante persone poi pensi che si prenderebbero la briga, non dico di leggere ma solo di prendere in considerazione un libro come quello dello "sconosciuto" Howell ? Resto del parere che laddove si potessero correre "rischi" di qualsiasi genere, o di farli correre ai nostri figli, è meglio evitarlo. Poi ci sono altre strade per far comprendere che siamo nel giusto. Certo, se noi barefooters, per primi, che dovremmo essere portatori di un messaggio di civiltà, ci chiudiamo in sterili polemiche, continuiamo a scontrarci sulle filosofie e sui "pantaloni tibetani" in luogo di diffondere "la cultura" dello scalzismo e i benefici che esso può recare; allora non lamentiamoci se la società continua a vederci solo ed esclusivamente come "stravaganti" e/o irresponsabili o "affetti da disturbi mentali". Dobbiamo prendercela solo con noi stessi.  Crying or Very sad 
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Messaggio  Rei il Sab Feb 01 2014, 21:07

Sai, a volte bisogna fare una tara su quello che raccontano i diretti interessati, tra l'altro molto interessati a far passare una tesi a loro discolpa.
Per quello ho forti sospetti sulla mamma che dice che gli assistenti sociali sono intervenuti SOLO per la storia della merenda.
Per me ha tralasciato qualcosa.
Leggiti questo esempio, che non parla di assistenti sociali ma di persone che raccontano di essere vittime, ed invece...:
http://bufaleuntantoalchilo.blogspot.ch/2014/01/dopo-il-trapianto-da-un-mese-vive-in.html
Comunque quello che ho scritto me l'ha detto qualcuno che con gli assistenti sociali ci lavora tutti i giorni ed ha tutto l'interesse che non facciano cavolate.

Rimane sempre il fatto che se fanno cavolate, si può intervenire a propria tutela, personalmente, tramite avvocato o associazioni adatte (gratuite).
Ma solo se non si mente e non si ha nulla da nascondere.
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Messaggio  Alexey il Sab Feb 01 2014, 22:09

Concordo pienamente sul fatto che quello che sentiamo sia la punta dell'iceberg che in realtà cela un imprinting culturale agghiacciante. Secondo me bisogna lavorare sul background prima di lanciarsi in "imprese" kamikaze, l'Italia ci ha abituato ad essere il paese delle assurdità, all'estero non riescono a capire il nostro comportamento e la nostra società, perché la ragione che noi amiamo tanto in questo forum, appartiene palesemente ad una minoranza della popolazione, visto che viviamo con lo sconcertante motto:"fai quello che vuoi basta che la gente non lo veda"... Viviamo solo di forma e la sostanza non sappiamo cosa sia. Forse, prima di imporre lo scalzismo in certi ambienti, dovremmo fare in modo che sia accettato pienamente negli altri, quelli in cui è solamente "tollerato" come stravaganza o follia individuale

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Messaggio  Elan il Dom Feb 02 2014, 00:56

La nostra infatti è una "cultura della vergogna" contrapposta alle culture nordiche e protestanti "della colpa"
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Messaggio  tarzone il Dom Feb 02 2014, 01:06

Scusami Elan se ti devo contraddire, non lo faccio apposta. Sono 57 anni che sono valdese, ovvero da quando mi hanno battezzato in quella confessione. Come certamente saprai il movimento valdese aderisce alla riforma protestante dal 1562 allorquando i valdesi al Sinodo di Chanforan deciseto di far parte della Riforma. Ti confesso che della cultura della "colpa" nella chiesa valdese non ce n'é traccia, così come in quella metodista che che si é unita a quella valdese nel 1975.
Saluti riformati
Valerio
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Messaggio  Elan il Dom Feb 02 2014, 02:14

Caro Valerio, il concetto di cultura della colpa e cultura della vergogna è stato elaborato da una antropologa americana, negli anni '40, che era stata incaricata di studiare la cultura giapponese. E' stato anche ampiamente usato per definire la cutura greca antica.  

il concetto, se ho capito bene (perchè esula un po' dai miei studi) è che nelle culture della vergogna, certe azioni sono messe al bando perchè causano una riprovazione da parte della società (una forma di autodisciplina) ... in altre parole certi comportamenti sono evitati perchè, se risaputi, costringono chi li ha messi in pratica a vergognarsi per la disapprovazione sociale.  Ovviamente, sono leciti, purchè non si sappia: è il fariseismo della cultura mediterranea ed anche di quella giapponese: si fa ma non si dice, e una colpa condivisa diventa una bagatella (eh, ma lo fanno tutti...)
 
Dove vige la cultura della colpa, certi comportamenti non sono ammessi, non in conseguenza del possibile giudizio negativo della società, ma in virtù di una legge morale superiore, che rimane sempre valida, anche se nessuno conosce il peccato oltre al peccatore, il quale quindi non si vergogna, ma si sente in colpa comunque per avere infranto una legge morale di ordine superiore, in genere divina.

La morale cristiana, dovrebbe essere sempre di questo tipo, ma, nei paesi mediterranei, prevalentemente cattolici si è instaurata sopra la preesistente cultura della vergogna, che è prevalsa, da cui un certo  fariseismo cattolico.  La riforma Luterana, invece, ha rimesso la colpa (intesa come sopra spiegato) al centro della morale: chi commette un peccato deve fare i conti con Dio e con la propria coscienza, sia che la malefatta sia nota agli altri, sia che rimanga nascosta.   In questo la morale protestante è a mio avviso superiore a quella cattolica (che in realtà dovrebbe essere dello stesso tipo: forse sono state le culture originarie dei popoli mediterranei e nordici a diversificare il comportamento etico cattolico e protestante).

Per questo, anche l'etica pubblica è molto più elevata nei paesi che hanno almeno una componente protestante significativa (francia compresa).

Nota che anche il sacramento cattolico della confessione, fa leva più sulla vergogna di dover confessare ad un altro uomo i propri peccati, che non sul senso di colpa e sul pentimento sincero, che non lo richiederebbero.

Ne avevo parlato già una volta a proposito della accettazione dello scalzismo: da noi ci si vergogna, per via della riprovazione pubblica ad andare scalzi. Questo ne fa quasi una legge morale.  Nei paesi nordici, anglosassoni e protestanti è più facile perchè, non essendovi associata alcuna infrazione morale (e quindi nessuna colpa), ci si preoccupa di meno della riprovazione sociale.

immagino che la mia sia una interpretazione semplificata e un po' tagliata con la scure, derivata da qualche lettura in internet ed altrove e che un antropologo la presenterebbe in maniera molto più complessa, ma questo è quello che volevo intendere con quel riferimento al mondo protestante.
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Messaggio  Alexey il Dom Feb 02 2014, 08:59

Sono d'accordo...
Riflettendo poi sui medici, pensate veramente che un medico, anche se sa che andare scalzi fa bene, si prenda la "responsabilità" sociale di prescrivere lo scalzismo a un bambino? Cosa succederebbe se disgraziatamente il bambino si infortunasse? Sappiamo che è poco probabile, ma come ci si può fare male ad una mano o sanguinare il naso, è possibile... Nei primi due casi non succede niente, mentre nel terzo verrebbe fuori uno scandalo nazionale con tanto di studio aperto. Ci sono dei pediatri bravi nella mia città, ma si limitano a consigliare di farli stare scalzi in casa e consigliare scarpe morbide per uscire... Tu caro Aldo, cosa ne pensi?

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Messaggio  Rei il Dom Feb 02 2014, 10:29

Alexey ha scritto:Sono d'accordo...
Riflettendo poi sui medici, pensate veramente che un medico, anche se sa che andare scalzi fa bene, si prenda la "responsabilità" sociale di prescrivere lo scalzismo a un bambino?
Chiedilo al medico e vediamo cosa ti risponde.
Alexey ha scritto:Cosa succederebbe se disgraziatamente il bambino si infortunasse?
Tecnicamente è responsabilità di chi ha creato la possibilità di infortunio e/o di chi è responsabile del bambino.
Non del medico.
Alexey ha scritto:Sappiamo che è poco probabile, ma come ci si può fare male ad una mano o sanguinare il naso, è possibile... Nei primi due casi non succede niente, mentre nel terzo verrebbe fuori uno scandalo nazionale con tanto di studio aperto. Ci sono dei pediatri bravi nella mia città, ma si limitano a consigliare di farli stare scalzi in casa e consigliare scarpe morbide per uscire... Tu caro Aldo, cosa ne pensi?
Che fasciarsi la testa con fantasie paranoiche è controproducente.
Sarebbe come non entrare nei locali pubblici perché si è sicuri che i gestori violerebbero coscientemente la legge e ci butterebbero fuori.
Quando poi, basta fare una prova pratica e si vede che, salvo rarissime eccezioni (di dipendenti non informati, tra l'altro), questo non succede mai.

Il punto è che se uno affronta il problema dal punto di vista sbagliato, allora fa avverare le sue paure.
È un fenomeno ben conosciuto, quello della "profezia che si autoavvera": "In psicologia, una profezia che si autoadempie si ha quando un individuo, convinto o timoroso del verificarsi di eventi futuri, altera il suo comportamento in un modo tale da finire per causare tali eventi."
(Vi risparmio i mattoni di Merton o di Watzlawick o dei tanti altri che ne hanno scritto e vi mando alla versione semplificata di Wikipedia, più che sufficiente per il nostro discorso:
http://it.wikipedia.org/wiki/Profezia_che_si_autoadempie)

Faccio un esempio: alcuni di noi sono andati in stazione per prendere un treno o accompagnare qualcuno, rigorosamente scalzi.
Si comportavano naturalmente e nessuno ha detto nulla.
Qualcuno, invece, si è comportato come se stesse facendo qualcosa di losco, nascondendosi e comportandosi furtivamente.
Agli occhi dei tutori dell'ordine era il comportamento di un individuo sospetto, a prescindere dal fatto (non sempre notato, tra l'altro) che il sospetto in questione fosse scalzo.
E l'hanno fermato, non perché fosse scalzo, ma perché aveva un comportamento sospetto. E lo avrebbero fermato, vedendo quel comportamento, anche se fosse stato calzato.
Ma il vederlo scalzo ha offerto loro solo il pretesto per avvicinarlo e parlargli, avverando così la previsione del presunto "losco figuro" di essere stato fermato perché scalzo.
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Messaggio  Alexey il Dom Feb 02 2014, 10:54

Su questo non ci piove, se ci comportiamo in modo strano è indubbio che attireremo attenzioni negative.
Però, quello che mi chiedo, se è così ampiamente accettato dalla classe medica che andare scalzi fa bene, perché fino ad ora di medico che va scalzo certificato ne conosciamo solo uno? La percezione dei benefici legati all'andar scalzi è così forte da spingerli a sfidare le regole sociali? Personalmente tutti i medici che ho visto indossano le classiche scarpe di legno che disfano i piedi... Siamo così sicuri di trovare gente ragionevole in questo paese di rincoglioniti da farci rischiare di essere controllati a vita noi e la nostra famiglia? Chi ci metterebbe la mano sul fuoco?
L'andamento di un paese secondo me rispecchia la società, ci lamentiamo dei politici, ma chi li ha votati?
È solo una coincidenza il fatto che nei paesi più liberi ed evoluti l'andar scalzi desti meno scandalo che da noi?

Alexey

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Messaggio  Rei il Dom Feb 02 2014, 11:11

Conosco molte persone che, pur approvando il mio scalzismo e lo scalzismo in generale, non lo praticano. In una società basata, come ci spiega Elan, sul concetto di vergogna, le pressioni sociali sono molto forti e molti medici ritengono che non sia socialmente vantaggioso per loro mostrarsi scalzi.
Il medico che curava Monicelli, ad esempio, è cresciuto scalzo nella campagna abruzzese, sta spesso scalzo nel tempo libero, i figli stanno quasi sempre scalzi in casa (ma non per le strade cittadine, ma è una scelta loro), parla bene con gli altri del mio scalzismo (anche se mi prende in giro minacciandomi di T.S.O., ma è il suo modo di dire che approva), non avrebbe problemi a fare un certificato che consiglia lo scalzismo, ma sul lavoro porta le scarpe.
Chiuse.
Anche d'estate.

Se ti serve, o vuoi fare semplicemente un test, invece di fantasticare su come ti risponderebbe, chiedi al tuo medico e vediamo cosa ti risponde.
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